Nubi e ombre avvolgono Sala d’Ercole. Dopo un lungo e travagliato viaggio ddl Enti locali è stato approvato. Sì, ma a che prezzo? Il testo, infatti, è stato letteralmente fatto a pezzi. Meno della metà degli articoli sono sopravvissuti alla ghigliottina dell’aula e le scorie che lasciano dietro di sé non lasciano presagire nulla di buono per il futuro delle attività all’Ars.
Il testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, assegnate poi alla I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore e promotore del testo. Redatto nel mese di aprile, fu inviato tempestivamente dal presidente Abbate a Sala d’Ercole e messo all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Il tutto si è poi arenato al momento dell’esame degli emendamenti e dell’articolato per le evidenti divisioni all’interno del centrodestra che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto il 2025. Tempi stringenti, dettati dalle prossime elezioni amministrative calendarizzate in primavera. A metà aprile, infatti, saranno indetti i comizi elettorali in vista del ritorno alle urne. Vi è dunque la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del Governo nazionale prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma.
Abbate: “Fare riforme in questo Parlamento è impossibile. Questa è la sconfitta”
“Ringrazio i colleghi della I Commissione, perché se oggi siamo qui a discutere, approvare alcuni articoli e bocciarne altri, è solo grazie al lavoro della Commissione, che ogni giorno si impegna a portare avanti e sfornare disegni di legge, mettendoli a disposizione di questo Parlamento. Se il Parlamento si è riunito in questi giorni, lo ha fatto grazie al lavoro svolto nei mesi di marzo e aprile 2025. Mi dispiace che l’onorevole Primavera parli di ritardi: forse perché è mancato dall’aula per qualche mese e non ricorda che questo disegno di legge giace in Parlamento già da nove mesi. Avrebbe potuto essere approvato prima. Voglio considerare le sue parole una semplice svista, perché il sottoscritto non tiene alcun disegno di legge sulla propria scrivania“. Ha dichiarato il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate.
“Se dalla prossima settimana – ha aggiunto il deputato della DC – potremo discutere un altro provvedimento, è ancora merito del lavoro della I Commissione. Se tra quindici giorni potremo esaminare un ulteriore testo, sarà perché è stato completato lo stralcio del disegno di legge collegato alla finanziaria, già assegnato alla Commissione e pronto per l’aula. Ringrazio i colleghi che in questi anni hanno garantito il numero legale e consentito l’approvazione di tante riforme ferme in Commissione Bilancio in attesa della copertura finanziaria del Governo. È un lavoro importante, svolto nel rispetto delle richieste dei singoli deputati. Sul tema del 40%, oggi abbiamo parlato del recepimento delle norme nazionali. Ma il 40% lo avevamo già previsto prima. In Commissione Bilancio avevamo approvato un testo che ne prevedeva l’applicazione immediata: ciò significava che, entro 90 giorni, tutte le amministrazioni avrebbero dovuto adeguare la composizione delle giunte al 40% di presenza femminile. Quello che abbiamo approvato oggi, invece, prevede che la norma entri in vigore al momento del rinnovo delle amministrazioni. Questo significa che alcuni Comuni vedranno il 40% di presenza femminile tra quattro anni, altri tra tre o due, a seconda delle scadenze elettorali. La Commissione era andata oltre, proponendo un’applicazione immediata. Ho fatto il sindaco per nove anni e nelle mie giunte sono sempre state presenti donne, indipendentemente dai vincoli normativi. Nelle liste a sostegno della mia candidatura, e anche in quelle successive, vi erano più donne che uomini. Questo dimostra che la partecipazione femminile dipende anche dal contesto politico in cui le donne si riconoscono e trovano spazio per portare il proprio contributo. Le norme inserite in questo disegno di legge hanno consentito alla Commissione di trasformare uno stralcio di emendamenti alla finanziaria in un testo organico: li abbiamo assemblati, discussi, votati, approfonditi e, dove necessario, abbiamo individuato la copertura finanziaria. Il nostro compito era portare il testo in aula, non approvarlo. Spetta al Parlamento decidere se approvare o bocciare un disegno di legge. Se parliamo di riforma degli Enti locali, abbiamo lavorato, e i colleghi lo sanno, alla riforma degli enti locali e a quella dei revisori dei conti nei Comuni. In questa mia prima legislatura ho capito una cosa: in questo Parlamento fare le riforme non è difficile, è quasi impossibile. Non è semplice pensarle, condividerle e portarle all’approvazione. Questa sarà una delle sconfitte di questa maggioranza, perché abbiamo la responsabilità che i siciliani ci hanno affidato: quella di realizzare le riforme. L’ho detto al Presidente Schifani e lo ribadisco al Governo: questa legislatura ha ancora la possibilità di portare avanti riforme ferme da un anno o un anno e mezzo. Ma se l’andazzo è questo, già domani, quando discuteremo una riforma epocale per l’organizzazione amministrativa della Regione, quella della dirigenza unica, rischieremo di trovarci nelle stesse condizioni: una maggioranza non in grado di difendere i propri provvedimenti e portarli all’approvazione. È necessario un momento di riflessione. Vogliamo davvero le riforme? Vogliamo cambiare realmente la vita amministrativa di questa Regione oppure no? Noi il lavoro lo abbiamo fatto, seriamente, in Commissione. Abbiamo recepito le richieste dei singoli deputati, pur sapendo che non sempre chi rappresenta un gruppo parlamentare in Commissione ne è poi la voce in aula. Ce ne siamo accorti, e ne prendiamo atto. Quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto con serietà e con il desiderio di portare in Parlamento tutto ciò che ci viene affidato, in modo celere. Se oggi siamo nelle condizioni di approvare o bocciare centinaia di articoli, è solo perché qualcuno ha lavorato per mettere questo Parlamento nelle condizioni di farlo. Un minimo di orgoglio resta, e resta in capo ai componenti della Commissione che oggi consentono a quest’aula di discutere disegni di legge, di approvarli o di respingerli“.
Geraci: “Non possiamo permettere che l’opposizione determini l’esito dei provvedimenti”
“Rivolgo i miei complimenti e al tempo stesso la mia solidarietà a tutte le donne di questo Parlamento che, in maniera trasversale, si sono battute per mettere al centro dell’attenzione questo articolo. Hanno dato una lezione importante a quest’aula. Voglio inoltre esprimere solidarietà al presidente della Commissione che, dopo tre anni di gestazione di questo disegno di legge, si è trovato a portare a casa ben poco rispetto al lavoro svolto“. Ha dichiarato il capogruppo della Lega Salvatore Geraci.
“Sul voto segreto voglio essere chiaro: le opposizioni fanno il loro mestiere. Comprendono – ha aggiunto l’esponente del Carroccio – le difficoltà della maggioranza e, laddove non sono d’accordo, propongono il voto segreto. Questo è legittimo. Ma per la maggioranza deve rappresentare un monito. Dobbiamo chiederci, come ha già detto qualche collega che mi ha preceduto, se intendiamo portare avanti questa legislatura intestandoci delle riforme vere, oppure continuare con un’Aula in cui il passo viene dettato dalla minoranza. Non possiamo più permetterci che sia l’opposizione a determinare l’esito dei provvedimenti, approfittando delle nostre divisioni. Ogni volta che andiamo sotto, vediamo qualcuno dell’opposizione quasi esultare per aver affossato la maggioranza. Allora dobbiamo porci una domanda: vogliamo continuare a fare la minoranza in aula, pur essendo maggioranza numerica? Continuiamo così, le responsabilità non saranno della minoranza, ma esclusivamente nostre“.
Lombardo: “Lo avevamo detto che quest’aula sarebbe diventato un Vietnam”
“Noi lo avevamo annunciato: quest’aula sarebbe diventata un Vietnam“. Ha dichiarato il deputato di Sud chiama Nord Giuseppe Lombardo, che ha aggiunto: “Il fatto che si chiuda uno pseudo disegno di legge sugli Enti locali senza l’assessore agli Enti locali, che ancora oggi, a distanza di oltre tre mesi, non è stato nominato. E’ un dato politico grave. È possibile andare avanti in questo modo? Ma quali riforme può fare quest’aula, se non è nemmeno in grado di portare a casa un disegno di legge che è stato decimato nei suoi articoli dalla stessa maggioranza?“.
Pellegrino: “Il voto segreto sta condizionando l’attività del Parlamento”
“Sono assolutamente felice del fatto che ci si sia adeguati ed allineati alla normativa nazionale, è giusto che ci sia un momento di dignità, di decoro, un momento di attenzione verso il genere femminile, però questo non vince la battaglia perché la battaglia del genere femminile non si conquista il sabato e la domenica nei convegni, ma va coltivata giorno per giorno, momento per momento e in particolare nel corso delle elezioni. E’ necessario che i partiti si sbracciano e inseriscano nelle liste almeno metà delle donne. Questa è la parità e con questo si può raggiungere la vera parità“. Così il capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino.
“Per quanto riguarda il resto – ha aggiunto l’azzurro – il voto segreto sta condizionando questa nostra attività parlamentare, si sta cercando di strumentalizzare per le varie dinamiche e logiche territoriali. Forza Italia è assolutamente favorevole per l’approvazione della norma“.
Caronia: “Giornata importante”
“E’ una giornata estremamente importante. Questo Parlamento sta dando prova di grande maturità“. Ha dichiarato la deputata di Noi Moderati Marianna Caronia.
“Abbiamo dimostrato come donne di questo Parlamento di avere creato una forza trasversale e quando si lavora per il bene dei cittadini e delle cittadine diventa veramente più facile e anche più piacevole riuscire ad ottenere un risultato così importante. Nelle tre legislature di cui io mi onoro di essere stata deputato – ha aggiunto – abbiamo dato vita ad una piccola rivoluzione per le donne. Ritengo il mio mandato soddisfacente, perché se posso aver contribuito in qualche modo affiché il futuro di questa Regione possa avere altre donne che abbiano quella forza e quella caparbietà per poter diventare riferimento della propria Regione per me questo basta per sentirmi orgogliosa di essere un parlamentare siciliano“.
Catanzaro: “Presenti articoli che non interessavano gli Enti locali”
“A nome mio e del gruppo del Partito Democratico esprimo l’apprezzamento per il lavoro di queste settimane da parte dell’aula. Questo testo ha visto l’approdo di diversi articoli di diversi disegni di legge. C’erano articoli che non avevano niente a che vedere con il testo di ddl Enti locali“. Ha dichiarato il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro.
“Più della metà degli articoli di questo testo – ha aggiunto il dem – o sono stati bocciati concordati dall’aula o sono stati bocciati con il voto segreto. Noi come gruppo parlamentare del Partito Democratico sin dall’inizio avevamo dato una visione e un criterio per poter affrontare questo testo che di fatto non era armonico. Sono davvero contento di poter esprimere il nostro voto favorevole per il lavoro svolto per gli articoli che sono rimasti, soprattutto per dare un senso a questo testo e per dare un senso di dignità di allineamento al resto d’Italia perché abbiamo fatto un qualcosa di importante inserendo l’articolo 8. Non siamo riuscite con l’articolo 14, ma ci riproveremo nelle prossime settimane“.
Primavera: “Serve riforma sistemica degli Enti locali”
“Il vero vulnus del disegno di legge è stata la tempistica, perché se questo disegno di legge fosse stato trattato in un tempo lontano rispetto agli appuntamenti elettorali ci sarebbe stata una maggiore riflessione su alcune disposizioni e non sarebbe passata la tagliola politica“. Ha dichiarato il deputato dell’Mpa Orazio Santo Primavera, che ha aggiunto: “In questo articolato c’erano delle norme importantissime che ricalcavano anche uno schema nazionale sull’ordinamento degli Enti locali, come il terzo mandato o la norma del consigliere supplente. Ma ci sono anche risultati importanti nelle poche norme che abbiamo approvato. Ma una riflessione va a questo Parlamento. Quando si parla di Enti locali, così come di altre tematiche assai importanti occorre intervenire con una riforma sistematica“.
De Luca: “Resta solo ciò che il Parlamento ha ritenuto potabile”
“Oggi in aula abbia semplicemente fatto il nostro dovere, abbiamo dato una prova di serietà perché qualcuno ha cercato di trasformare questo Parlamento in un cortile. Non stavamo giocando a pallone tra ragazzini, ma stavamo discutendo di alcune norme che da due anni ballano e fanno la spola tra la prima Commissione e l’aula“. Così il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca.
“Approvare una norma simile – ha aggiunto il pentastellato – non è una vittoria per nessuno, perché già è arrivata tardi, ma approvarla in un clima simile credo che abbia ridicolizzato anche chi ha proposto simili formule svilendo il ruolo del Parlamento. La Commissione di competenza ha il dovere di filtrare, raccogliere le istanze e votare Poi c’è la Commissione Bilancio. Quello che è rimasto è ciò che questo Parlamento ha ritenuto potabile, approvabile“.
Assenza: “Amareggiato e sconfortato”
“Esprimo amarezza e sconforto per quanto successo su questo testo che era stato definito come una riforma degli Enti locali e invece si è rivelata altro. Si è ridotta in una norma che penalizza i nostri amministratori locali a partire da quelle norme in materia di permessi per continuare con la norma del consigliere supplente che quest’aula ha indegnamente bocciato per arrivare al paradosso di impedire ai nostri sindaci di ricandidarsi per la terza volta e quant’altro. Non parliamo poi dell’assessore in più che non viene nemmeno posta in votazione“. Ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza.
“Siamo soddisfatti – ha aggiunto – perché finalmente passerà e mi prendo il merito perché è passata dopo aver fatto l’appello a quest’aula di evitare il voto segreto e di approvarla all’unanimità perché in questo clima anche la norma sul 40% delle donne in giunta non sarebbe passata. Però abbiamo ridotto quella che era una norma caposaldo di questa legislatura in una norma spot. Siamo contenti, siamo soddisfatti, abbiamo ottenuto questo risultato, ma mi permetto di rinnovare i miei sentimenti di sconforto e di chiedere veramente scusa ai nostri amministratori locali che giornalmente affrontano problemi immani e che sono stati trattati da quest’aula con assoluto disprezzo e disinteresse“.
Riprendono i lavori. Abbate: “Procediamo con la votazione”
Dopo circa mezz’ora di pausa, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha riaperto i lavori.
“Visto che il ddl non nasce da una penna o da una scrittura di un singolo deputato o dal lavoro del sottoscritto, ma dall’assemblaggio di norme, la Commissione ha deciso che si procederà con la votazione“. Ha spiegato il presidente della I Commissione Affari Istituzionale Ignazio Abbate.
Si procede con la votazione. Approvato l’articolo 15, le disposizioni sul secondo turno per le elezioni alla carica di sindaco. Bocciato invece l’articolo 16, la proroga termini in merito alla presentazione della relazione sullo stato di attuazione del programma da parte del sindaco. “E’ ormai tardiva” ha dichiarato pochi minuti prima il presidente Abbate.
Depennato anche l’articolo 17, il trasferimento di areali di reticolo idrografico fluviale urbanizzati. “La stessa norma – ha evidenziato il deputato del Movimento 5 Stelle Adriano Varrica – è in Commissione Ambiente ed ha già ricevuto il parere negativo“.
Decade, con l’approvazione dell’emendamento soppressivo del Partito Democratico e subito dopo i dubbi sollevati dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca, l’articolo 18, le norme in materia di commissari straordinari delle II.PP.A.B.
Approvato l’ultimo articolo, il 19, l’abrogazione dell’articolo 61 della legge regionale 15 gennaio 2025, n. 3 in materia di proroga delle funzioni da parte della giunta comunale del collegio dei revisori dei conti nei comuni in dissesto.
Chiuso anche l’articolo 20, via alle dichiarazioni di voto e in coda il voto finale sul ddl.
Galvagno: “Cosa resta del ddl? Le macerie”
Mentre passa l’articolo 13, il tagliando antifrode, cade rovinosamente una delle misure più discusse: il terzo mandato. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca ha così chiesto il voto segreto sull’articolo 14. L’esito? 34 a 24 e misura bocciata.
Scoppia il caos in aula e sull’ironica battuta del deputato di Forza Italia Salvo Tomarchio, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno risponde: “Cosa resta del disegno di legge? Tra voto segreto e voto palese sono rimaste solo le macerie“.
Su richiesta del presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate la seduta è stata sospesa un quarto d’ora per riunire la Commissione e stabilire il destino del disegno di legge.
Abbate: “Il ddl non è riforma, ma l’insieme di ordinamentali della Finanziaria”
Si passa all’articolo 12, i finanziamenti per opere aventi finalità culturali. A chiedere chiarezza il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca.
Il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate ha sottolineato come “si tratta dello stralcio di norme ordinamentali della scorsa Finanziaria, mandate e assemblate in aula, non di un ddl di riforma degli Enti locali o un progetto ben definito. Sono norme avanzate da opposizione e maggioranza, presentate all’interno della Finanziaria. Non dovevano essere solo 4 o 5 articoli o il recepimento di norme nazionali. E’ rimasto in giacenza per tutti questi mesi ed oggi ci troviamo a votarlo e per caso si sono trovati il terzo mandato o la rappresentanza di genere. Sono norme di iniziativa parlamentare che erano state inserite nella Finanziaria e stralciate. Ed è quello che abbiamo fatto anche in Commissione anche con l’ultima Finanziaria. Se gli ordinamentali stralciati nell’ultima Finanziaria saranno votati tra un anno non possiamo chiederci che norme sono“. Sull’articolo 12: “E’ un emendamento presentato da non so chi, perchè non è stato dichiarato allora all’interno del maxi emendamento finale. Penso sia giusto bocciarlo perchè non è più attinente con lo scopo della Finanziaria“.
Con parere negativo della I Commissione l’articolo 12 è stato bocciato.
Bocciato il consigliere supplente
Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha chiuso gli interventi, passando alla votazione dell’articolo 7, l’introduzione del consigliere supplente. I lavori a Sala d’Ercole si mettono subito in salita. Passa, con voto segreto, l’emendamento soppressivo del Partito Democratico, 32 voti contro 22. L’articolo è stato bocciato.
Approvato invece l’articolo 11, la modifica dei termini per il rimborso somme del fondo di rotazione per la progettazione.
Di Mauro: “Il vicepresidente non può dire a parte della maggioranza di togliere il tesserino”
Torna alla ribalta sull’articolo 10, la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali, anche il capogruppo dell’Mpa Roberto Di Mauro: “C’erano criticità che abbiamo sollevato con esplicita chiarezza. Il vicepresidente Sammartino che ha anche la delega ai rapporti con il Parlamento non può dare indicazione di togliere il tesserino solo ad una parte della maggioranza. Serve solo a riferire al presidente della Regione chi ha votato e chi no. Qui non ci sono franchi tiratori, ma persone che non hanno condiviso l’articolo”
La Rocca: “Franco si, tiratore no. Mia posizione palese”
A difendersi dall’accusa di aver vestito i panni di franco tiratore anche la deputata di Forza Italia Margherita La Rocca Ruvolo: “Franco si, tiratore no. La mia volontà di voto è stata palese. E’ un disegno di legge che non doveva avere più di 4 o 5 articoli e permettere alla Sicilia di allinearsi con il resto d’Italia dopo 12 anni. Ogni volta che ci sarà il voto segreto farò mia dichiarazione di voto palese perché non temo nessuno. Mi affido alle mie idee. Lo dico da sindaco: come si pensa di far gravare sui Comuni la digitalizzazione? A testa alta ribadisco, con maggiore fermezza, il mio “no” all’articolo 10 che è l’articolo della vergogna. Se non teniamo gli occhi aperti in ogni articolo c’è un tranello“.
Primavera: “Posizione dell’Mpa chiara, non ci siamo nascosti”
“La posizione del mio gruppo espressa dal capogruppo Di Mauro è stata chiara, esponendo questioni di merito assai chiare“. E’ intervenuto il deputato dell’Mpa Santo Orazio Primavera, che ha difeso il proprio gruppo parlamentare dopo le accuse di far parte dei franchi tiratori, giunte al termine dell’ultima seduta a Sala d’Ercole. “E’ chiaro che ci sia una certa influenza da parte di soggetti esterni all’attività legislativa. Ritengo opportuno rispolverare un mio ddl che mira contro lobbying, per evitare equivoci e mistificazione. Nessuno si è nascosto dietro un dito, siamo stati chiari ed abbiamo ribadito la nostra contrarietà“.
Via ai lavori: la maggioranza divisa dopo il vertice
La seduta è iniziata poco prima delle ore 16:00. Ad aprire i lavori il vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri.
Un’ora prima, davanti Palazzo dei Normanni, le quindici deputate regionali si sono riunite per dare vita ad un flash mob per lanciare un appello e provare a salvare l’articolo 8 sulla rappresentanza di genere al 40% all’interno delle giunte comunali. La norma, che allineerebbe la Sicilia con l’ordinamento nazionale, rischia di sgretolarsi a causa delle incertezze che aleggiano sul voto finale del disegno di legge. L’esponente di Noi Moderati Marianna Caronia ha definito la misura come una “norma di civiltà” sottolineando come l’obiettivo sia quello di “modificare un procedimento culturale“. Un appello rilanciato anche dalla deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci: “Considerando che si tratta di un ddl divisivo siamo anche pronte a chiedere al presidente Galvagno di estrapolare all’unanimità la norma e farla approvare” (CLICCA QUI).
La capigruppo? Nessuna novità. Regna il caos tra le fila della maggioranza. Al termine della riunione, infatti, non si è riuscita a trovare una linea comune.
Occhi puntati sulla capigruppo
Da cosa si ripartirà? Inevitabilmente dallo “sgambetto” della maggioranza ai propri colleghi. L’ultima seduta a Sala d’Ercole non avrà partorito grossi passi in avanti, ma ha certamente avuto un impatto non indifferente. Giù la maschera ed ecco, con un minuzioso stratagemma, i nomi degli otto franchi tiratori: Ludovico Balsamo, Nicola D’Agostino, Roberto Di Mauro, Riccardo Gennuso, Margherita La Rocca Ruvolo, Giuseppe Geremia Lombardo, Gianfranco Miccichè e Santo Orazio Primavera. I parlamentari dell’Mpa e tre deputati di Forza Italia, oltre l’ex presidente dell’Ars appartenente al gruppo misto (CLICCA QUI).
La tensione si taglia col coltello tra i corridoi di Palazzo dei Normanni e importanti novità potrebbero arrivare proprio a pochi minuti dall’avvio dei lavori. Alle ore 14:00 è stata programmata la capigruppo. Un faccia a faccia tra le varie anime del centrodestra per comprendere i prossimi passi da compiere.
Cosa succederà? Le sensazioni non sono delle migliori. Il ritiro del disegno di legge o uno scivolone in occasione del voto finale sono le principali preoccupazioni, che sembrano prendere sempre maggiore forma con il passare del tempo. In tal senso, alle ore 15:00, le quindici deputate regionali hanno organizzato un flash mob davanti l’Ars, pronte a difendere a spada tratta l’articolo 8, al rappresentanza di genere al 40% all’interno delle giunte comunali (CLICCA QUI).




