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Assenze pesanti in Consiglio. La nota del sindaco in serata

Cuffaro tende la mano a Lagalla e soci: “Fare unico centro nel Ppe”. A Palermo invocato un vertice di maggioranza

venerdì 13 Dicembre 2024
Totò Cuffaro e Roberto Lagalla

Nei due poli centristi siciliani, di moderato al momento c’è solo il nome. Mare mosso nel centrodestra isolano. Da un lato hanno fatto fronte comune “Lavoriamo Per Palermo” ed MpA. Dall’altro si è creato l’asse fra Noi Moderati e la Democrazia Cristiana. Per quanto riguarda i primi, Roberto Lagalla, Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè hanno presentato in questi giorni il nuovo patto federativo. Un nome ancora non lo ha. Potrebbe arrivare a fine febbraio, in corrispondenza della prima convention. A dare un confine a tutto quanto saranno, come sempre, le elezioni. Magari quelle provinciali. Sempre che si facciano. Dall’altra parte ci sono l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro e il leader di Noi Moderati Saverio Romano. La prima uscita pubblica è già avvenuta. Tutte e due le compagini, all’apparenza speculari, presentano due elementi di comunione: la vicinanza al presidente della Regione Renato Schifani e la volontà di creare un grande aggregatore al centro.

Manovre di lungo corso, al di là di come finirà. Intanto c’è da fare i conti con il presente. E proprio l’attualità è occasione di vicinanza fra i due assi centristi. Ieri a Palermo, in Consiglio Comunale, proprio i moderati hanno puntato il dito contro il resto della maggioranza, assente sulla delibera relativa al debito fuori bilancio da oltre 18 milioni di euro che riguardava la Rap. Il capogruppo della DC, Domenico Bonanno, ha parlato di “mancanza di senso di responsabilità di chi non c’era“. Parole a cui si sono aggiunte quelle del collega di Lavoriamo Per Palermo Dario Chinnici, il quale ha invitato gli assessori presenti (Carta e Alongi) a riferire tutto al sindaco, stigmatizzando quanto successo. La richiesta implicita è stata quella di convocare a breve una sorta di vertice di maggioranza. Un modo di parlarsi in vista del main event, ovvero il rimpasto di metà mandato. In serata è arrivata la risposta del sindaco, il quale ha ringraziato la presidenza del Consiglio e tutti i presenti in aula per il lavoro svolto, sia di maggioranza che di opposizione. Una velata tirata d’orecchie a chi non c’era.

Qui Democrazia Cristiana, parla Totò Cuffaro

Uno dei due poli moderati vede protagonista l’asse fra Saverio Romano e Totò Cuffaro. L’ex presidente della Regione ha partecipato all’ultima convention di “Noi Moderati”, ribadendo l’ambizione di creare un grande centro che possa costituire la nuova casa per tutti quegli elettori che, dopo la scomparsa del Popolo delle Libertà, non hanno più avuto un polo di riferimento nazionale (a parte Forza Italia). Gli attuali soggetti politici, da soli, non bastano. Ed è per questo che proprio Totò Cuffaro, intervenuto ai microfoni de ilSicilia.it, auspica una convergenza dei moderati in un unico contenitore. Magari il Partito Popolare Europeo.

Penso che qualsiasi soggetto di centro che abbia l’interesse di rafforzare un’area moderata è benvenuto – dichiara Cuffaro –. Se l’esperimento Lombardo-Lagalla-Miccichè tende ad una rafforzamento dei moderati in tal senso, per me va benissimo. Non posso che essere favorevole. L’ho auspicato a Modica all’ultima convention della Democrazia Cristiana. Lavoro per un’ipotesi in cui, al di là delle sigle e delle persone, ci possa essere un contenitore comune che possa un giorno diventare una sola sigla, magari il Ppe. Un luogo in cui condividere valori, esperienze, storia e cultura. Il contenitore dei moderati“.

“Si crei grande centro siciliano all’interno del Ppe”

Al momento, il soggetto politico di Lombardo, Lagalla e Miccichè non ha un nome. A suggerirne uno, scherzosamente, è lo stesso Cuffaro. “Un nome per il patto federativo? Lo-La-Mi non è male – dichiara sorridendo Cuffaro, il quale poi seriamente aggiunge -. Più che una sigla, prevedo una scelta di appartenenza al Partito Popolare Europeo“.

Al di là di nomi e soprannomi, quel che è certo per il presidente della DC è che serve un contenitore politico per il partito italiano al momento più vasto, ovvero gli astenuti. “Secondo Noto Sondaggi, fra i 19 milioni di italiani che non vanno a votare, 10 milioni si professano moderati. Non possiamo che guardare alla possibilità di convincere chi non va a votare. Ciò non può prescindere da una novità forte al centro. Questo non è il singolo partitino, né un gruppo di essi. E questo non può essere che il Partito Popolare Europeo. Una continuazione storica di quella che una volta era la Democrazia Cristiana. Se vogliamo dare un segnale a chi non va a votare, serve una cosa importante – sostiene Cuffaro -. Non credo che il “Lo-La-Mi” o la DC siano sufficienti a fare ciò“.

Province primo banco di prova per il centro

I due poli, al momento, sono divisi. Ma con alcuni punti in comune. Fra questi c’è la fedeltà al presidente della Regione Renato Schifani. “Da parte mia c’è una totale lealtà nei confronti del presidente Schifani. Spero che ci sia anche da parte loro. Me lo auguro“.

Il primo banco di prova per testare le potenzialità del centro potrebbe essere quello offerto dalle prossime elezioni provinciali. E a tal proposito, Totò Cuffaro prospetta il suo personale scenario. “Se si vota con il voto diretto, bisogna che ci sia una comunione d’intenti per non perdere le presidenze delle Province. Mi auguro che per allora il centro si sia organizzato. In caso di voto di secondo grado, ci sarà una confusione enorme in cui nessuno controllerà nessuno. Dentro ai partiti, ogni consigliere comunale farà prevalere le ragioni del suo essere. Mi auguro che mai si arrivi a ciò. Non sarebbe una bella esperienza da raccontare“.

Qui Lavoriamo Per Palermo, chiesto un vertice di maggioranza

Sul lato del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla si appresta ad affrontare uno degli appuntamenti più importanti della sua consiliatura, ovvero il rimpasto di metà mandato. In aula, la sua maggioranza ha scricchiolato parecchio sulla delibera, poi approvata, che riconosce un ingente debito fuori bilancio da 18,8 milioni di euro a Rap. Come è noto, dalle parti di piazza Cairoli le tasche sono vuote. Anzi, erano rimaste praticamente bucate. Il bilancio 2023 si è chiuso con un passivo da 9,8 milioni di euro. E anche l’esercizio 2024, pur mostrando dei progressi evidenti sul fronte della gestione operativa, si è chiuso in rosso.

Ieri, a Sala Martorana, grossi pezzi della maggioranza hanno disertato l’aula. Fatto palesato da entrambi i capigruppo centristi. “Non posso che stigmatizzare con forza l’atteggiamento di alcuni colleghi della maggioranza che, su certe delibere, fuggono dall’aula – ha dichiarato ieri in aula il capogruppo della DC Domenico Bonanno -. Credo che alla base ci sia una mancata conoscenza degli atti. E’ veramente allucinante che, al momento del voto, ci sia più della metà dei colleghi di maggioranza fuori da quest’aula su un atto così importante“.

Più deciso l’affondo di Dario Chinnici, il quale ha invitato gli esponenti di Giunta presenti in Consiglio Comunale a segnalare quanto accaduto al sindaco. “Prego gli assessori Alongi e Carta di far presente al sindaco quello che state notando oggi – ha evidenziato il capogruppo di Lavoriamo Per Palermo -. Non per fare distinzioni, ma per l’assunzione di responsabilità che quelli che sono presenti in aula si stanno prendendo. E’ facilissimo fare i bravi quando tutto è semplice. E’ proprio lì, dove ci sono difficoltà, che si vede la vera assenza della politica“. Insomma, un modo velato per chiedere al sindaco un vertice di maggioranza.

Il rimpasto a Palermo: cosa cambia con il nuovo patto federativo centrista

Una richiesta che arriva qualche ora dopo alla conferenza stampa nella quale il primo cittadino, insieme a Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè, ha annunciato la creazione del nuovo soggetto politico moderato. Un patto federativo ancora senza nome, almeno ufficialmente, ma che dovrebbe uscire definitivamente allo scoperto ai prossimi appuntamenti elettorali. Intanto, per il primo cittadino, c’è da affrontare il rimpasto di metà mandato. Un primo banco di prova per la sua coalizione e per il nuovo asse centrista. Da Radio Palazzo infatti fanno notare che alcune frange della compagine civica non hanno fatto capolino alla conferenza stampa, dove invece c’erano profili quali Leonardo Canto e Maurizio Carta. Un incontro al quale ha partecipato invece anche un altro volto noto della politica palermitana, ovvero Gianluca Inzerillo. L’ex capogruppo di Forza Italia, una volta colonna portante dei Tamajo Boys, oggi si è avvicinato al parlamentare Giorgio Mulè.

I nomi caldi di Radio Palazzo

Non cambia nulla. Gli equilibri in Consiglio Comunale rimangono cristallizzati“, ha dichiarato Roberto Lagalla a proposito del soggetto politico appena nato. Eppure, eventuali cambi di casacca potrebbero interrompere la fragile pace che regna nel centrodestra palermitano. Oltre a Inzerillo, un altro dei nomi molto commentati dai microfoni di Radio Palazzo è quello di Giuseppe Mancuso. Il vicepresidente del Consiglio Comunale era finito in passato nel taccuino dei papabili “acquisiti” della Democrazia Cristiana. Era l’estate del 2023. Momento nel quale l’ex collega di partito Giovanna Rappa è approdata alla corte di Totò Cuffaro. Oggi i tempi, secondo i ben informati, potrebbero essere maturati.

C’è poi da valutare la posizione di Sabrina Figuccia. Uno dei profili più critici della maggioranza sull’azione di governo dell’Amministrazione. L’ex assessore in quota Lega non ha mai lesinato critiche sulla gestione di Amat e di Rap, andando in conflitto con alcuni pezzi della maggioranza. Rimane alla finestra anche Carmelo Miceli. L’ex parlamentare, oggi al Gruppo Misto, non ha mai nascosto la stima per la figura del sindaco. Ma la presenza in maggioranza di Fratelli d’Italia frena qualunque ulteriore interlocuzione.

Insomma, superate le delibere importanti, in Consiglio Comunale la politica torna protagonista, riaprendo vecchie ferite forse mai rimarginate dall’ultimo rimpasto dello scorso anno. Ed è nel nuovo rinnovamento della Giunta che Roberto Lagalla dovrà trovare un equilibrio. Magari calmando le acque fra i moderati e realizzando quel grande centro che (quasi) tutto auspicano.

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