Sarà finalmente giunta l’ora del ddl Enti locali? In ritardo di una settimana, a causa delle sospensioni e dei rinvii dettati dall’ondata di maltempo che nei giorni scorsi si è abbattuta sulla Sicilia, il disegno di legge è pronto a riprendere il discorso lasciato in sospeso nel corso dell’ultima seduta di Sala d’Ercole (CLICCA QUI). Le tensioni politiche già preannunciate alla vigilia non sono mutate, ma l’esigenza di approvare la riforma è sempre maggiore.
Il disegno di legge proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, assegnate poi alla I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore e promotore del testo. Redatto nel mese di aprile, fu inviato tempestivamente dal presidente Abbate a Sala d’Ercole e messo all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Il tutto si è poi arenato al momento dell’esame degli emendamenti e dell’articolato per le evidenti divisioni all’interno del centrodestra che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto il 2025.
Il terzo mandato per i sindaci, il consigliere supplente e la rappresentanza di genere al 40% sono i tre nodi principali del vasto ddl che al suo interno prevede diversi elementi utili che riguardano da vicino i Comuni: dalla digitalizzazione al tagliando antifrode, dai permessi alle indennità, fino al ruolo del presidente del Consiglio comunale, per citarne alcuni.
Dell’importanza della norma e del perché è così tanto attesa ne abbiamo parlato con Ignazio Abbate, presidente della I Commissione Affari Istituzionali, relatore e promotore del testo.
Amministrative in vista
“E’ importante approvare questo disegno di legge perché oggi siamo alle porte delle prossime amministrative e questi provvedimenti possono entrare nella vita quotidiana, nella gestione, nell’organizzazione amministrativa delle prossime elezioni e dei Comuni siciliani che andranno a votare. Tanti Comuni aspettano un nostro voto: per decidere se potersi candidare di nuovo al sindaco, per poter avere più possibilità di far parte nelle giunte, di poter avere la possibilità di fare l’assessore e non il consigliere, di poter dare la possibilità al consigliere supplente di poter essere inserito all’interno del Consiglio comunale, di poter avere più permessi e quindi la possibilità di poter gestire meglio il lavoro, la possibilità di fare l’amministratore. Sono tutti provvedimenti importanti che entrano proprio nella vita quotidiana di quella che è l’attività amministrativa e delle prossime elezioni“. Ha spiegato Ignazio Abbate.
Un altro aspetto certamente è da non sottovalutare. Il ddl dovrà trovare il via libera entro metà febbraio. A metà aprile, infatti, saranno indetti i comizi elettorali in vista delle amministrative che si svolgeranno in primavera. Vi è dunque la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del Governo nazionale prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma.
Primo nodo: il terzo mandato
Nodo principale sul quale si registrerebbe uno stallo tra le mura di Palazzo dei Normanni è quello legato all’apertura verso il terzo mandato per i sindaci. Le spaccatura, in tal senso, sarebbero all’interno di ogni partito, sia di maggioranza sia di opposizione, e le possibilità che si crei una maggioranza trasversale e inedita non è poi così lontana. L’ombra del voto segreto è dietro l’angolo.
La misura è prevista all’interno dell’articolo 14 che prevede “l’assenza di qualsiasi limite per i mandati consecutivi dei sindaci dei comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti, il limite di tre mandati consecutivi per i sindaci dei comuni con popolazione compresa tra 5mila e 15mila abitanti ed il limite di due mandati consecutivi per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti“.
“Non è altro che il recepimento della norma nazionale – ha spiegato il deputato regionale della Democrazia Cristiana – la norma nazionale ha già dato la possibilità di prevedere il terzo turno, ma in Sicilia non è consentito. Nei Comuni più piccoli è sempre più difficile poter trovare persone che si candidano. Tante volte capita che vi sia un solo candidato o anche nessuno. Dare la possibilità di potersi candidarsi più volte significa anche rispondere alle esigenze di alcuni Comuni, che sono tanti in Sicilia. Nei Comuni superiore ai 15mila abitanti la possibilità si limita solo a due volte. Poi ci sono varie interpretazioni di chi è a favore e chi è contrario, sostenendo che sarebbe più giusto il contrario. Questa però è la norma che è approvata a livello nazionale e che si sta facendo in modo di recepirla anche a Sicilia“.
Secondo nodo: la rappresentanza di genere al 40%
Ad infiammare il dibattito, spostando il focus su una questione più prettamente di genere che si natura politica, è l’articolo 8 che “prevede che nelle giunte comunali nessun genere possa essere rappresentato in misura inferiore al 40% con arrotondamento aritmetico“. Una vera e proprio rivoluzione che entrerebbe subito a gamba tesa (dopo 90 giorni dalla data di pubblicazione della legge) nei Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti. Si attenderebbe invece al primo rinnovo utile di ciascun Consiglio comunale per i Comuni aventi popolazione compresa tra i 3mila e i 15mila.
Un tema, quello della rappresentanza di genere, che Abbate ha avuto modo di “affrontare” da vicino già nella sua passata esperienza da sindaco, alla guida del Comune di Modica, nel Ragusano. “Il provvedimento prevede che un genere non possa essere rappresentato in modo inferiore al 40%. Da sindaco ho avuto la rappresentanza delle donne in giunta sempre con questa percentuale. E’ giusto anche questa norma si allinei alle disposizioni nazionali e che avvenga il recepimento della norma nazionale. Al momento in Sicilia viene imposto di contare in giunta almeno una donna o un uomo e non c’è una percentuale“.
A scendere in campo, anche nei mesi scorsi, sono state tutte le deputata regionali. Da destra a sinistra si prospetta a Sala d’Ercole un duello donne vs uomini a suon di voto segreto. E in tal senso sono fioccati gli appelli per scongiurare questa possibilità. Gli appelli saranno stati accolti?
Terzo nodo: il consigliere supplente
Il “classico” confronto maggioranza-opposizione potrebbe andare in scena, sempre nell’ombra dello scrutinio segreto, sul consigliere supplente. Un concetto non molto diverso dal deputato supplente, ddl arrivato all’Ars da Roma per modificare direttamente lo Statuto siciliano e su cui PD, M5S e Controcorrente hanno fatto battaglia, pronti a riproporsi anche oggi.
A disciplinarne l’introduzione, che sarebbe immediata, subito dopo la pubblicazione della legge, è l’articolo 7 che introduce “al comma 1 introduce l’incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere comunale nei comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti prevedendo, nel caso di nomina ad assessore di un consigliere comunale, l’istituto del consigliere supplente“.
Il presidente della I Commissione ha così spiegato la norma: “Quando si viene eletti e si viene nominati assessore ci si dovrà sospendere dalla carica di consigliere per fare l’assessore. A questo subentra da consigliere il primo dei non eletti. Perso, per qualsiasi causa, il ruolo da assessore si torna a fare il consigliere“. Aumento dei costi? “No. I costi aggiuntivi ci sono nel momento in cui lo delibera il Consiglio comunale e mette altre risorse a disposizione. La norma dice che è sempre limitato alle risorse messe a disposizione nell’approvazione del bilancio comunale. Quindi non cambia nulla, è solo una rimodulazione della spesa“.
Un’altra parte importante, sottolinea Abbate, del disegno di legge riguarda i permessi che offrono “la possibilità di avere più ore di permesso e quindi la possibilità di gestire anche in modo diverso quello che è il lavoro con la rappresentanza. Perché tante volte non ti candidi perché non riesci poi ad avere la possibilità di poterti assentare per più ore perché non è prevista la possibilità e non vengono pagate. Quindi questo aumento delle ore dà la possibilità di poter essere più liberi anche su quanto riguarda il rapporto lavoro e rappresentanza“.





