Difficoltà ad addormentarsi, continui risvegli, sonno leggero e una costante sensazione di stanchezza al risveglio sono disturbi che molte persone stanno sperimentando in queste settimane. Non si tratta soltanto di disagio o di fastidio momentaneo. Dormire poco o male significa sottoporre il cervello e l’intero organismo a uno stress continuo, con possibili ripercussioni sulla salute, soprattutto nelle persone più fragili.
A spiegarlo è Daniele Lo Coco, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurologia e Stroke Unit dell’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo.
Il cervello ha bisogno di raffreddarsi per dormire
“Quando ci prepariamo a dormire – spiega il neurologo – il nostro organismo mette in atto un processo fisiologico fondamentale. La temperatura corporea si abbassa progressivamente di alcuni decimi di grado. Questo rappresenta un vero segnale biologico che informa il cervello che è arrivato il momento di addormentarsi. Se però la temperatura ambientale è troppo elevata, il corpo fa molta più fatica a disperdere il calore e questo meccanismo viene ostacolato, rendendo più difficile prendere sonno».
Il risultato è un peggioramento della qualità del riposo che può assumere forme diverse. “L’insonnia può manifestarsi con una difficoltà ad addormentarsi, quindi la persona impiega molto più tempo del normale per prendere sonno o non ci riesce affatto. In altri casi, invece, il problema è rappresentato dai frequenti risvegli notturni, che frammentano il sonno e impediscono un vero recupero. Molto spesso questi due aspetti si associano: ci si addormenta tardi, ci si sveglia diverse volte durante la notte e al mattino ci si sente comunque stanchi, come se non si fosse dormito a sufficienza”.
Il fenomeno riguarda tutti, ma non colpisce tutti allo stesso modo. “Siamo tutti esposti agli effetti del caldo notturno – osserva Lo Coco – ma alcune categorie sono sicuramente più vulnerabili. Penso agli anziani, che hanno fisiologicamente un sonno più delicato, ai bambini e naturalmente alle persone che già soffrono di insonnia. In questi soggetti il caldo può determinare un peggioramento significativo di un disturbo già presente”. Dormire male per giorni o settimane consecutive non significa soltanto sentirsi più affaticati. Le conseguenze possono riflettersi direttamente sul funzionamento del cervello.
“Il sonno insufficiente rappresenta una condizione di stress per tutto l’organismo – sottolinea il direttore della Neurologia di Villa Sofia-Cervello –. Durante l’estate questo problema viene aggravato dall’incapacità del corpo di abbassare efficacemente la propria temperatura, soprattutto quando l’umidità è elevata e il sudore non riesce a evaporare. Dal punto di vista neurologico le conseguenze riguardano soprattutto le funzioni cognitive come memoria, attenzione e capacità di concentrazione possono risentirne in maniera significativa”.
Come difendersi dal caldo notturno
Per limitare gli effetti del caldo notturno non servono soluzioni miracolose, ma una serie di accorgimenti pratici che aiutino l’organismo a dissipare il calore.
“L’obiettivo principale – spiega Lo Coco – è mantenere la camera da letto fresca. L’aria condizionata può essere un valido alleato, purché venga utilizzata correttamente, mantenendo una temperatura intorno ai 22-24 gradi e, se possibile, sfruttando anche la funzione di deumidificazione. Anche il ventilatore può essere utile perché favorisce la circolazione dell’aria attorno al corpo”.
Fondamentale, però, è evitare che la stanza diventi un forno già durante il giorno. “Bisogna schermare l’irraggiamento del soleil utilizzando persiane, tende o serrande nelle ore più calde. Se una camera raggiunge i 35 gradi sarà molto più difficile raffrescarla la sera”.
Anche piccoli gesti possono fare la differenza. “È preferibile utilizzare lenzuola di cotone o lino, mantenere una buona idratazione durante il giorno senza eccedere con i liquidi nelle ore serali, evitare bevande contenenti caffeina o energizzanti e consumare una cena leggera. Una doccia fresca prima di andare a letto può aiutare, ma bisogna evitare l’acqua troppo fredda perché potrebbe provocare, per reazione, un successivo aumento della temperatura corporea”.
Perfino la posizione nel letto può influenzare la dispersione del calore. “Dormire molto rannicchiati tende a trattenere maggiormente il calore corporeo, mentre assumere una posizione più distesa facilita la dissipazione. E nelle notti più torride – sorride Lo Coco – può essere meglio rinunciare ad abbracciare il partner. Due corpi vicini producono inevitabilmente più calore”.
Una nuova sfida per la salute pubblica
“Di fatto il caldo è già un problema sanitario – afferma il neurologo –. Negli ultimi anni, anche da noi in Sicilia, osserviamo un aumento delle condizioni di malessere legate alle temperature elevate e degli accessi ai pronto soccorso. Il vero problema nasce quando il corpo non riesce più a recuperare nemmeno durante la notte. Lo stress accumulato durante il giorno, invece di diminuire con il riposo, continua ad aumentare. È una situazione che può avere ripercussioni importanti soprattutto nelle persone più fragili e che potrebbe incidere anche su patologie cardiovascolari e cerebrovascolari. Sono aspetti che stiamo studiando con molta attenzione”.
Secondo Lo Coco esiste anche un risvolto sociale da non sottovalutare. “Molte famiglie cercano di limitare l’uso dell’aria condizionata per contenere i costi dell’energia elettrica. È una scelta comprensibile, ma quando il caldo diventa persistente bisogna trovare un equilibrio. Se l’organismo resta sotto stress ventiquattr’ore su ventiquattro perché non riesce a recuperare nemmeno di notte, le conseguenze sulla salute possono diventare rilevanti”.
I dati climatici confermano che il fenomeno è destinato a diventare sempre più frequente. Secondo l’ISPRA, il 2024 è stato l’anno con il maggior numero di notti tropicali dell’intera serie storica nazionale, con un’anomalia media di 25,2 notti in più rispetto al trentennio climatico 1991-2020. Anche in Sicilia il SIAS ha rilevato valori record: già alla fine di luglio 31 delle 96 stazioni meteorologiche regionali avevano registrato il numero più elevato di notti tropicali dall’inizio delle rispettive serie storiche. In un’estate in cui le notti tropicali sembrano destinate a diventare la normalità, proteggere il sonno non è più soltanto una questione di comfort. È una delle nuove sfide di salute pubblica imposte dal cambiamento climatico.



