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Il confronto

Fondo sanitario e Piani di rientro, le Regioni chiedono nuove regole. Sicilia ancora critica sui Lea

martedì 15 Settembre 2026

La Sicilia resta tra le Regioni sottoposte al Piano di rientro sanitario e continua a registrare criticità sia nei bilanci sia nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. Lo ha spiegato oggi, 15 settembre, Walter Bergamaschi, direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, durante l’audizione davanti alla Commissione Affari sociali della Camera sull’attuazione dei Lea e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni.

Nella stessa sede la Conferenza delle Regioni ha chiesto al Governo di aumentare il Fondo sanitario nazionale e di fissare criteri chiari per consentire alle Regioni di uscire dai Piani di rientro. Una richiesta che tocca direttamente la Sicilia, ancora nel Piano insieme ad Abruzzo, Puglia, Molise e Calabria. Secondo Bergamaschi, però, le difficoltà non sono le stesse ovunque. Abruzzo, Puglia e Molise presentano soprattutto problemi di natura contabile, mentre Calabria e Sicilia continuano a mostrare criticità sia sul versante finanziario sia nell’erogazione dei Lea.

Negli ultimi anni diverse Regioni hanno invece concluso questo percorso. Liguria, Sardegna e Piemonte sono già uscite dal Piano di rientro, la Campania dal 2026, mentre il Lazio potrebbe completare il percorso nel 2027. Sul fronte dei conti, Bergamaschi ha ricordato che il sistema di monitoraggio ha comunque ridotto in modo significativo i disavanzi sanitari regionali rispetto al passato.

Uscita dal Piano

Servono regole certe per determinare l’uscita delle Regioni dai Piani di rientro dal deficit sanitario. Regole oggi assenti nella normativa”, ha spiegato Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna.

Tra i criteri indicati ci sono il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario e un miglioramento costante nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza per due o tre anni. Per la Sicilia si tratterebbe di un passaggio decisivo nel percorso avviato per lasciare il Piano di rientro. L’Isola è nel Piano di rientro dal 2007 e, secondo quanto riferito oggi dal ministero della Salute, presenta ancora criticità non soltanto sul fronte dei conti, ma anche nell’erogazione dei Lea.

L’uscita dal Piano è da tempo tra gli obiettivi dichiarati dal governo regionale. Nel maggio 2025 il presidente della Regione Renato Schifani aveva spiegato che la Sicilia aveva “recuperato il necessario equilibrio” finanziario e che restava da “adeguare la qualità dei Lea a quella individuata a livello nazionale per poter chiudere il Piano di rientro. Più recentemente, lo scorso giugno, l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso aveva annunciato una verifica entro la fine del 2026 degli obiettivi raggiunti, riferendo di un confronto in corso con i ministeri della Salute e dell’Economia.

Le Regioni hanno chiesto anche un aumento del Fondo sanitario nazionale.È necessario incrementare le risorse del Fondo sanitario nazionale sulla base del reale fabbisogno sanitario. Tenendo conto che la stima della spesa sanitaria è costantemente superiore al finanziamento disponibile. Con un gap progressivo che ci preoccupa. Apprezziamo il percorso di sviluppo avviato e il metodo di leale collaborazione tra livelli di governo. Ma dobbiamo evidenziare che l’incremento finanziario del Fondo sanitario nazionale previsto per il 2026 non trova la necessaria continuità negli anni successivi. Garantire la disponibilità di risorse, finanziarie e professionali, è essenziale per il futuro del sistema salute”, ha proseguito Fabi.

La Conferenza chiede inoltre di superare i vincoli di destinazione delle risorse, così da poterle utilizzare con maggiore flessibilità in base alle esigenze dei singoli territori.

Dopo il Pnrr

Un altro passaggio riguarda il futuro delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità. Le Regioni chiedono risorse stabili anche dopo la conclusione degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché alla realizzazione delle strutture deve accompagnarsi la loro piena operatività, con personale, servizi e finanziamenti continuativi.

Per la Sicilia il tema riguarda una rete territoriale che, nella programmazione regionale complessiva, comprende 156 Case della Comunità e 43 Ospedali di Comunità. Sul piano nazionale, la rimodulazione della Missione 6 ha ridotto i target minimi da 1.350 a 1.038 Case della Comunità e da 400 a 307 Ospedali di Comunità. Il ministero della Salute collega la revisione all’aumento dei costi dei materiali e, in alcuni casi, alla necessità di reperire finanziamenti aggiuntivi. Per completare gli interventi inizialmente programmati sono previste anche risorse diverse dal Pnrr.

Nell’ultimo aggiornamento nazionale disponibile, pubblicato ad agosto, il ministero della Salute riferiva che le verifiche erano ancora in corso. Restava da acquisire parte della documentazione necessaria a rendicontare l’operatività delle 1.038 Case della Comunità e dei 307 Ospedali di Comunità secondo gli standard del decreto ministeriale 77 del 2022.

Le Regioni chiedono intanto finanziamenti strutturali per garantire nel tempo personale, attività e servizi. In Sicilia il tema si lega anche al Piano di rientro, ancora aperto. E alla necessità, richiamata oggi dal ministero della Salute, di migliorare l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.

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