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I bambini iperattivi non sono maleducati

sabato 10 Novembre 2018

Il piano di intervento efficace esiste ma mancano le risorse

I bambini sono amabili incondizionatamente ma quando sono ingestibili diviene difficile non pensare: “Basta!Non ce la faccio più!”. Si verificano delle reazioni a catena le quali, anzi che indurre il bambino al miglioramento, possono farlo peggiorare. D’altra parte, in questi casi, il bambino non riesce a controllare i propri impulsi, divenendo pericoloso per se stesso e per gli altri, richiedendo una costante ed eccessiva attenzione da parte degli adulti che lo circondano, onde evitare, per es., che lanci una forbice sul viso di una compagnetta o che scappi per strada. Genitori, insegnanti, care giver non avranno un attimo di tregua e la tensione che vivono causerà in loro delle ripercussioni a livello psicosomatico.

Insegnanti disperati richiedono il nostro appoggio anche per evitare denunce da parte dei genitori di altri compagni di scuola del bambino iperattivo e trasferimenti in altre strutture. E non è difficile immaginare le difficoltà e i danni in tutte le aree che vivono i genitori nel tentare di adempiere al loro ancor più complesso ruolo. Vengono chiamati continuamente dalla scuola e costretti a lasciare il posto di lavoro perché il bambino non si può tenere, non ascolta alcuna direttiva, diviene violento e aggressivo pur di fare quello che pensa e sembra divertirsi mentre tutti sono mobilitati (bidelli, insegnanti, dirigenti) per controllare le uscite, per proteggere gli altri bambini, etc.

La prima cosa da farsi è favorire la riflessione, il ragionamento, il rispetto per le regole e i ruoli, l’apprendimento con stimoli, rinforzi e ricompense. Occorre, inoltre, assumere un atteggiamento autorevole quanto coerente. Se si dice “Amore, ti prego, dai, stai fermo!”, per quanto i toni possano essere fra il serio e il faceto, fra il duro e il tenero, al bambino risalterà la debolezza del genitore, il timore che ha di perderlo, soprattutto, quando i genitori sono separati e si teme il rifiuto del figlio, la sua ritrosia a passare del tempo insieme, perché non ha gradito il rimprovero dell’incontro precedente. Niente di più sbagliato, perché i bambini iperattivi non sono stupidi e possono essere bulli. La loro aggressività può essere intenzionale e, quindi, rivolta a danneggiare gli altri per dimostrare la propria superiorità. L’impulsività e l’eccessiva esuberanza dei bambini che presentano disturbi tipici del DDAI possono, cioè, essere frutto di una scarsa capacità di controllo che, in presenza di disturbi della condotta e antisociali, spingono il bambino a provare diletto nel causare danni agli adulti così come ai coetanei. Questi sintomi, come ben si può capire, hanno importanti ricadute sul piano cognitivo, affettivo, relazionale e sociale.

Come intervenire? Alle scuole e alle famiglie mancano sempre le risorse sufficienti per svolgere al meglio questo difficile incarico. Personalmente, mi ritrovo, spesso, seriamente in difficoltà nel tentare di soddisfare la domanda di aiuto così come la mia coscienza professionale, senza investire energie, tempo e denaro in misura più elevata rispetto alle entrate. Oltre a pianificare un intervento clinico su misura del bambino, in modo da “raddrizzarlo, facendolo giocare”, occorre individuare le situazioni e gli stili comunicativi in uso nella famiglia, perché, evidentemente e senza volere, fomentano e confermano la supremazia del minore che continua a divertirsi a discapito della salute di tutti. Si devono mettere in atto strategie sistemiche che coinvolgano la famiglia e la scuola (Giulia Riccio e Raffaele D’Errico, Claudio Vio, Gian Marco Marzocchi, Francesca Offredi).

Voglio precisare che non si tratta di bambini “cattivi” o “maleducati” ma di bambini che hanno dei deficit cognitivi legati alla capacità empatica e che qualunque piano disciplinare regolatore può risultare inefficace. L’irrequietezza non è dovuta a un mancato controllo comportamentale e a un’eccessiva tolleranza da parte dei genitori, già, abbastanza feriti e provati per questa situazione.Un ambiente severo e organizzato, con ritmi ordinari cadenzati e la somministrazione di psicofarmaci a dosaggio minimo, certamente aiuterà molto tutte le figure coinvolte: lo psicologo, il neuropsichiatra, il pediatra, i colleghi della UOS territoriale di NPIA,  gli insegnanti e i genitori.

Per contrastare la sindrome, personalmente, mi avvalgo di fiori di Bach e australiani specifici, di dare dei suggerimenti di psico neuro endocrino immunologia per agire sul sistema nervoso attraverso l’assunzione di vitamine e l’alimentazione, rigorosamente confermati dal neuropsichiatra e dal pediatra. Quello che posso dirvi è di evitare alimenti a base di “Junk food”, ricchi di additivi, zuccheri e conservanti e di portare il bambino in campagna, a fare trekking, al parco avventura, a contatto con la natura.

About me: sono iperattiva ma non ho mai avuto problemi con la mia eccessiva energia perché sono stata abituata a canalizzarla, a seguire le regole. Tuttavia, il mio bisogno di libertà e di scaricare la mia adrenalina, veniva costantemente appagato, perché quando era l’ora e il posto giusto venivo lasciata andare a scorrazzare felice come Heidi. Cosa che faccio ancora oggi. Le mie giornate sono interminabili e intense. Mi alzo presto, dedico un’ora allo sport e, poi, fino a sera sono impegnata cognitivamente. Quando è il momento di fare nanna, sprofondo in un sonno rilassante e rinvigorente. Wonder Doc Woman è così di nuovo pronta per una nuova missione e un’altra giornata fra sport, studio e vita affettiva.

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