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Incendio

Il triangolo delle nefandezze

domenica 4 Gennaio 2026

Ogni grande tragedia che si verifica in occasione di eventi di pubblico spettacolo è quasi sempre riconducibile alla concomitanza di tre fattori, un luogo inadeguato o gestito con scarse competenze tecniche, un’organizzazione priva di scrupoli e un comportamento imprudente o irresponsabile che innesca il panico. Si tratta di un vero e proprio “triangolo del fuoco” che, più propriamente, può essere definito un triangolo delle nefandezze.

Il dibattito che segue tragedie come quella avvenuta nella notte di Capodanno del 1° gennaio 2026 nel bar Le Constellation di Crans-Montana tende spesso a svilupparsi su un piano emotivo, alimentato da confronti impropri e da valutazioni prive di fondamento tecnico. Tuttavia, l’esperienza dimostra che eventi di questo tipo raramente sono frutto della fatalità, nella maggior parte dei casi sono la conseguenza di scelte evitabili, dettate dall’anteposizione dell’interesse economico alla sicurezza delle persone.

Alla domanda se quanto accaduto, alla luce delle informazioni emerse dagli organi di stampa e delle prime evidenze in materia di inadempimenti sulla sicurezza, avrebbe potuto verificarsi in Italia, la risposta è negativa. Il sistema normativo italiano in materia di pubblico spettacolo è infatti tra i più rigorosi in Europa.

Il quadro di riferimento è fondato sul Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931, n. 773), che disciplina in modo organico le attività aperte al pubblico. In particolare, l’art. 68 subordina l’apertura dei locali di pubblico spettacolo al rilascio di apposita licenza, l’art. 69 regola gli spettacoli e i trattenimenti temporanei, mentre l’art. 80 impone la verifica preventiva delle condizioni di sicurezza dei locali e degli impianti, demandandola alle Commissioni di Vigilanza.

A tale impianto si affianca la normativa di prevenzione incendi, con riferimento al D.P.R. 1° agosto 2011, n. 151, che include i locali di pubblico spettacolo tra le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco in funzione della capienza e delle caratteristiche dell’attività. Il sistema è completato dal Codice di prevenzione incendi (D.M. 3 agosto 2015), dal D.M. 19 agosto 1996 e dalle circolari ministeriali applicative, che delineano nel loro insieme un modello preventivo rigoroso finalizzato alla tutela dell’incolumità pubblica.

Le disposizioni oggi vigenti sono il risultato di un percorso storico segnato anche da tragedie che hanno inciso profondamente sulla coscienza collettiva. L’incendio del Cinema Statuto di Torino del 1983 rappresenta uno spartiacque da cui ha preso forma un corpus normativo sempre più articolato, volto a disciplinare in modo puntuale la capienza dei locali, le vie di esodo, l’impiego di materiali certificati, la compartimentazione degli spazi, la gestione dell’emergenza e le procedure autorizzative.

In questo contesto, un locale privo dei requisiti strutturali, impiantistici e gestionali richiesti non può ottenere l’autorizzazione allo svolgimento di eventi aperti al pubblico. Il parere tecnico della Commissione di Vigilanza è previsto quando l’evento presenta caratteristiche tali da richiedere una valutazione preventiva collegiale a tutela dell’incolumità pubblica.

In via generale, per eventi con capienza fino a 200 persone il parere non è richiesto e l’autorizzazione avviene mediante SCIA asseverata, senza alcuna riduzione degli standard di sicurezza. In questi casi cambia esclusivamente la procedura, mentre la responsabilità tecnica ricade integralmente sul professionista asseverante. Quando la capienza supera le 200 persone, il parere diventa obbligatorio e la competenza è attribuita alla Commissione comunale di vigilanza, che esamina la documentazione, effettua il sopralluogo e rilascia il parere propedeutico al provvedimento di agibilità del Sindaco.

Al crescere della complessità e dell’affluenza, la competenza passa alla Commissione provinciale prefettizia, in particolare per locali al chiuso con capienza superiore a circa 1.300 persone, per eventi all’aperto oltre le 5.000 presenze o per manifestazioni che presentano criticità rilevanti sotto il profilo della sicurezza o dell’ordine pubblico. In tali casi la valutazione assume un carattere interistituzionale.

Il parere della Commissione non costituisce un mero adempimento formale, ma una condizione sostanziale per la legittimità e la sicurezza dell’evento. L’istruttoria si articola in una fase documentale e in un sopralluogo, entrambi caratterizzati da tempi tecnici non comprimibili. La presentazione delle istanze a ridosso dell’evento o con allestimenti incompleti compromette l’efficacia del controllo preventivo e può legittimamente condurre al diniego dell’autorizzazione.

L’analisi degli incidenti dimostra che le criticità non derivano da lacune normative, bensì da carenze organizzative e gestionali, organizzazioni improvvisate o orientate esclusivamente al profitto, uso improprio delle capienze dichiarate, ricorso distorto alla SCIA, locali non idonei, carenze nelle vie di esodo, gestione inadeguata dell’affollamento e impiego di personale privo delle necessarie competenze.

L’organizzazione di eventi di pubblico spettacolo richiede dunque pianificazione accurata, competenze specialistiche e una selezione rigorosa delle professionalità coinvolte fin dalle fasi iniziali.

Sarebbe opportuno un confronto con la Commissione di Vigilanza e/o le Istituzioni in essa presenti, approfittando della grande competenza in materia, già nella fase di ideazione degli eventi per poter valutare le criticità dei siti presi in oggetto.

Il sistema normativo italiano si fonda sul principio che il rischio non possa essere eliminato, ma debba essere preventivamente valutato, ridotto e governato. Solo così è possibile evitare che comportamenti irrazionali o situazioni di panico si trasformino in tragedie.

Le tragedie non sono quasi mai frutto del caso, ma il risultato di scelte errate, omissioni o violazioni delle regole. La tutela dell’incolumità pubblica richiede un’applicazione rigorosa delle norme e la diffusione di una solida cultura della sicurezza, unica via per garantire un equilibrio sostenibile tra libertà di iniziativa economica e tutela della vita umana.

Un abbraccio, Epruno

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