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I dati dell'Osservatorio AI del Politecnico di Milano

Intelligenza Artificiale in Italia: il mercato cresce del 67%, l’opinione dei cittadini è positiva al 59%

sabato 20 Dicembre 2025

Il panorama digitale italiano vive un momento di profonda trasformazione, un’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale (AI) non è più un concetto futuristico, ma una realtà di mercato in rapida espansione.

Secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, con i dati al 2024, rivela un Paese diviso: un’avanguardia di grandi realtà che sperimenta con successo la tecnologia più recente (la Generative AI), e una vasta base di Piccole e Medie Imprese (PMI) e di Pubblica Amministrazione (PA) che, pur mostrando interesse, fatica a tradurre la curiosità in progetti concreti e strutturati.

Il 2024 è l’anno della consacrazione economica: il mercato dell’AI in Italia ha superato il miliardo di euro, raggiungendo la cifra record di 1,2 miliardi di euro con una crescita impressionante del +58% rispetto all’anno precedente. Questa esplosione di valore testimonia che, per le aziende più dinamiche, l’AI è ormai un asset strategico irrinunciabile.

Il panorama dell’Intelligenza Artificiale (AI) in Italia è in uno stato di fermento contraddittorio. Se da un lato il mercato ha registrato una crescita senza precedenti, toccando un nuovo record storico, dall’altro l’Italia si colloca nelle ultime posizioni in Europa per l’adozione strategica di progetti AI da parte delle sue grandi imprese.

UN MERCATO IN FORTE ASCESA

A trainare questo sviluppo impetuoso è soprattutto la Generative AI (GenAI), la tecnologia capace di creare nuovi contenuti, codice e interazioni. Le sperimentazioni che incorporano la GenAI rappresentano oggi il 43% del valore totale del mercato, segnando un passaggio epocale dalla tradizionale analisi predittiva all’innovazione creativa e produttiva.

Il restante 57% è ancora costituito da soluzioni di AI più consolidate, come il Machine Learning e l’automazione intelligente dei processi, ma il vento soffia chiaramente verso le tecnologie di frontiera.

L’investimento non è omogeneo, ma si concentra nei settori più reattivi: Telco & Media e Insurance guidano la classifica per spesa media, seguiti da Energy, Resource & Utility e Banking & Finance, tutti settori che vedono nell’AI uno strumento cruciale per l’ottimizzazione e la gestione del rischio.

Un segnale particolarmente incoraggiante viene dalla Pubblica Amministrazione (PA). Nonostante pesi solo il 6% del mercato complessivo, la PA ha registrato un tasso di crescita superiore al 100%, indicando una decisa volontà di modernizzazione dei servizi e della gestione interna, un passo essenziale per la digitalizzazione del Paese.

I DATI ITALIANI: IMPRESE E PERCEZIONE DEI CITTADINI SULLA AI

Tuttavia, quando si sposta lo sguardo sul contesto europeo, emerge un quadro più complesso, quasi paradossale. Se l’Italia è in piena corsa interna, essa si ritrova in ritardo rispetto ai suoi omologhi continentali.

L’analisi condotta dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano su otto Paesi europei rivela che l’Italia è all’ultimo posto per l’adozione di progetti AI strutturati: solo il 59% delle grandi imprese ha un progetto attivo, contro una media europea del 69%. Questo ritardo si estende già alla fase di valutazione, con l’81% delle grandi imprese che ha almeno considerato un progetto, contro l’89% della media continentale.

intelligenza-artificiale-italia

Questo gap quantitativo è in parte mitigato da una peculiarità italiana: chi adotta l’AI, lo fa con serietà. In un caso su quattro, le grandi aziende hanno già portato i loro progetti a regime, integrando l’AI in modo maturo e funzionale nei processi operativi.

Inoltre, l’Italia spicca come un vero e proprio “campione di adozione” degli strumenti di Generative AI pronti all’uso. Il 53% delle grandi aziende ha acquistato licenze per l’utilizzo di tool come ChatGPT o Microsoft Copilot, un dato che supera quello di Germania, Francia e Regno Unito. Questo fenomeno riflette la rapidità con cui le imprese italiane sanno cogliere le opportunità immediate offerte dalle soluzioni low-cost e chiavi in mano.

L’impatto di questa adozione rapida è già tangibile: il 39% delle grandi imprese che utilizzano questi strumenti ha riscontrato un effettivo aumento della produttività. Parallelamente a questo slancio, le aziende mostrano consapevolezza dei rischi. Più di quattro su dieci hanno stabilito linee guida e regole interne per l’uso responsabile dell’AI, e nel 17% dei casi è stato addirittura proibito l’uso di tool non approvati, un chiaro tentativo di contenere il rischio di Shadow AI e proteggere i dati sensibili.

AI Act europeo

In un contesto in così rapida evoluzione, la questione normativa è in primo piano. L’imminente entrata in vigore dell’AI Act europeo pone la questione della Trustworthy AI (AI affidabile) al centro della strategia aziendale. Tuttavia, il percorso è appena iniziato: solo il 28% delle grandi realtà attive in progetti AI ha adottato misure concrete per l’etica e la compliance, e un allarmante 52% dichiara di non aver compreso a pieno il quadro normativo.

Questa lacuna di conoscenza rappresenta un freno potenziale e un rischio operativo che richiede investimenti urgenti in formazione e consulenza legale.

Se le grandi imprese guidano il mercato, le Piccole e Medie Imprese (PMI) sono ancora significativamente in ritardo. Sebbene il 58% delle PMI sia interessato all’AI, solo il 7% delle piccole e il 15% delle medie imprese ha avviato progetti strutturati. Il principale ostacolo non è solo economico, ma risiede nell’immaturità nella gestione dei dati, un prerequisito fondamentale per qualsiasi progetto di AI complesso. L’adozione di strumenti di GenAI pronti all’uso, pur se limitata all’8% delle PMI, è la porta d’ingresso per esplorare il tema con investimenti contenuti.

Anche la percezione pubblica dell’AI è in evoluzione. La quasi totalità dei cittadini italiani (99%) conosce l’AI, e l’89% ha sentito parlare della Generative AI. L’Italia è il Paese con l’atteggiamento più favorevole (59% di opinioni positive), superando Francia e Regno Unito, ma si osserva un trend decrescente rispetto all’anno precedente. Le principali preoccupazioni riguardano il rischio di manipolazione delle informazioni (Deepfake) e l’impatto sul mercato del lavoro.

Nonostante il 31% delle interazioni con la GenAI sia dedicato a task professionali, solo il 17% dei lavoratori valuta molto positivamente l’adozione dell’AI in azienda. Questo non è un rifiuto, ma piuttosto un segnale che i lavoratori necessitano di tempo e supporto per comprendere e integrare pienamente le nuove capacità delle macchine nei loro ruoli.

Strategia Nazionale sull’Intelligenza Artificiale 2024-2026

L’ecosistema italiano è sostenuto anche da importanti iniziative istituzionali. La nuova Strategia Nazionale sull’Intelligenza Artificiale 2024-2026 e il significativo incremento dei fondi per la ricerca di frontiera, in particolare tramite la Fondazione FAIR (Future Artificial Intelligence Research), dimostrano un impegno dello Stato per consolidare la comunità scientifica e la produzione di innovazione, non solo la sua adozione. Tuttavia, il problema del brain drain, la scarsa capacità di trattenere e attrarre talenti, resta una criticità sistemica.

In sintesi, il mercato italiano dell’AI è in un momento di grande vitalità, ma si trova di fronte a una duplice sfida: superare il divario di adozione strategica con il resto d’Europa, portando le PMI e la PA a una maggiore maturità digitale, e contemporaneamente imparare a governare l’innovazione in modo etico e conforme, trasformando le regole dell’AI Act da vincoli a catalizzatori di fiducia e sviluppo. I dati mostrano un mercato effervescente e desideroso di innovazione, ma la vera e profonda trasformazione abilitata dall’Intelligenza Artificiale, quella che modificherà radicalmente processi e modelli di business, è solo all’inizio.

Le imprese italiane si stanno approcciando all’Intelligenza Artificiale più lentamente rispetto ad altri Paesi europei (sono stati analizzati Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Regno Unito e Spagna): l’81% delle grandi imprese ha almeno valutato un progetto, contro una media europea dell’89%il 59% ha già un progetto attivo, contro una media europea del 69%, ultimo posto tra i Paesi analizzati.

Ma chi già la utilizza, in un caso su quattro ha già progettualità a regime. Il 65% delle grandi aziende attive nell’AI sta sperimentando anche nel campo della Generative AI, soprattutto per sistemi conversazionali a supporto degli operatori interni. In relazione agli aspetti etici e alla compliance delle iniziative di AI (in riferimento all’AI Act in particolare), il percorso è ancora lungo: solo il 28% delle grandi realtà attive in progetti AI ha adottato delle misure concrete e il 52% dichiara di non aver compreso a pieno il quadro normativo.

 

La ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano

Questo studio è uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.

L’Osservatorio Artificial Intelligence nasce nel 2017 per rispondere al crescente interesse di aziende pubbliche e private verso le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie abilitanti all’Intelligenza Artificiale (AI).

L’obiettivo è quello di creare una Community di confronto per indagare le reali opportunità dell’Intelligenza Artificiale (IA), in un contesto caratterizzato da poca chiarezza sullo stato dell’arte delle sue applicazioni e delle adozioni da parte delle imprese, sui benefici abilitati e sull’evoluzione attesa del mercato, combinando la prospettiva manageriale con quella tecnologica  grazie all’unione delle esperienze del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e del Dipartimento di ElettronicaInformazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

L’Osservatorio Artificial Intelligence è patrocinato ad AIxIA, Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, Anitec-AssinformAssintelFAIR, Lab CINI.

In particolare si occupa di:

  • individuare le principali direzioni e dinamiche di spesa delle imprese italiane per le tecnologie di Intelligenza Artificiale, stimandone il valore complessivo;
  • valutare il livello di maturità delle grandi imprese e PMI italiane nei confronti dell’Artificial Intelligence;
  • approfondire i progetti di Artificial Intelligence sviluppati dalle imprese italiane evidenziandone diffusione, peculiarità e criticità per ognuna delle classi di soluzioni considerate;
  • identificare i principali trend tecnologici dell’Artificial Intelligence in atto (come Machine LearningDeep LearningRobotic Process Automation intelligente, Natural Language Processing o NLP e le soluzioni di Generative AI, come le piattaforme Chat GPT e DALL-E 2);
  • approfondire le principali tecniche necessarie alla costruzione di soluzioni applicative dell’Artificial Intelligence;
  • indagare il punto di vista del consumatore verso soluzioni e servizi abilitati dall’Artificial Intelligence (AI Journey);
  • discutere delle implicazioni dell’Artificial Intelligence a livello etico, approfondendo le buone pratiche e le criticità delle organizzazioni nell’adozione della Trustworthy AI, anche in relazione all’applicazione dell’Artificial Intelligence Act;
  • approfondire l’impatto dell’Artificial Intelligence sul mondo del lavoro.

Il 2024 evidenzia una crescita incessante di interesse e di spesa dedicata all’Artificial Intelligence, a fronte di un’offerta di mercato in fermento e in continua evoluzione. – afferma Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence – I decisori aziendali sono chiamati oggi ad affiancare approcci agili e veloci con una strategia di lungo periodo che permetta di traguardare obiettivi di produttività individuale, efficienza nei processi e capacità di innovare prodotti, servizi e modelli di business.”

L’Intelligenza Artificiale ha dimostrato la possibilità di raggiungere risultati immaginabili fino a poco tempo fa. – spiega Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence – I recenti sviluppi internazionali, ad esempio la tensione tra DeepSeek e OpenAI, mostrano però quanto sia ancora un campo di ricerca in grande evoluzione in cui si possono osservare grandi cambiamenti in pochissimo tempo. Questa ragione è alla base delle attuali politiche internazionali dirette a sostenere la ricerca scientifica e tecnologica, come ad esempio la Fondazione FAIR recentemente finanziata attraverso il PNRR.

Analizzando l’ecosistema dell’Intelligenza Artificiale nel suo complesso, le progettualità e gli ambiti di impiego, possiamo dire che l’Italia ha tra i suoi punti di forza un’attività di ricerca di valore e un mercato in forte espansione – aggiunge Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Tuttavia, persistono le difficoltà nel far crescere realtà imprenditoriali innovative, nell’adozione delle PMI e nella lenta integrazione della PA. Sono in aumento corsi universitari e ITS con percorsi sulle tecnologie AI, e i cittadini italiani hanno ormai una conoscenza diffusa, ma molto superficiale, dell’Intelligenza Artificiale. La vera sfida, quella della trasformazione abilitata dalle nuove capacità delle macchine, è appena cominciata”.

 

 

 

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