La nuova legge elettorale è realtà. La Camera dei Deputati ha approvato, con scrutinio segreto, il provvedimento con 227 voti favorevoli e 164 contrari.
A guidare la seduta a Montecitorio è stato il vicepresidente Giorgio Mulè, nel corso delle dichiarazioni di voto, seguito dal presidente Lorenzo Fontana. La votazione si è svolta regolarmente nonostante le tensioni alla vigilia. Le opposizioni hanno chiesto alla presidenza della Camera di mettere in atto tutti gli strumenti possibili per garantire la segretezza del voto. “Questo sistema non garantisce la sicurezza“, ha detto il segretario di +Europa Riccardo Magi avanzando formale richiesta in aula del cambio di sistema per il voto sulla legge elettorale. Si sono uniti anche gli altri partiti di opposizione, PD, AVS e M5S, chiedendo tra l’altro di evitare i cambi di posto e lo stazionamento in piedi tra i banchi, invocando anche una stretta sulle foto e i video dalle tribune. Il presidente Fontana ha replicato che, da regolamento, questo tipo di votazione viene utilizzata solo in caso di malfunzionamento del sistema. Si vota a procedimento elettronico, dunque, con un appello alla “responsabilità di ciascuno“.
Si tratta del terzo passaggio parlamentare dopo le modifiche apportate dal Senato che ha introdotto le preferenze con i capilista bloccati, dopo che a luglio l’emendamento che le introduceva era stato bocciato dall’aula di Montecitorio, e innalzato il numero delle firme richieste ai partiti non presenti in Parlamento per presentarsi alle elezioni.
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Proporzionale con premio
Il testo prevede un meccanismo proporzionale con premio di governabilità fisso di 70 deputati e 35 senatori a chi abbia ottenuto il miglior risultato se ha superato il 42% in entrambe le Camere. Al di sotto, o nel caso in cui Camera e Senato diano esiti elettorali diversi, si va alla distribuzione dei seggi con il proporzionale puro.
Preferenze
La riforma prevede la reintroduzione delle preferenze con un meccanismo misto: sulla scheda ci sarà una lista di 7 nomi, sotto al capolista bloccato (graficamente staccato dagli altri), altri sei nomi accanto ai quali si può mettere la propria crocetta per esprimere fino a tre scelte con alternanza di genere. Nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. Non è prevista, come invece accade nel Rosatellum, per i capilista una quota di genere 60 a 40.
Indicazione del premier
Le liste e coalizioni devono indicare al momento del deposito del contrassegno il nome di chi proporranno come candidato premier al presidente della Repubblica e il programma. Nel testo si specifica la salvaguardia dell’articolo 67 della Costituzione che prevede l’assenza di vincolo di mandato e di quella dell’articolo 92 sulla prerogativa del capo dello Stato di nomina del Presidente del Consiglio.
Tetto ai seggi di maggioranza
La legge individua un tetto per il numero dei parlamentari che si possono ottenere sommando quelli ottenuti a quelli del premio: si tratta al massimo di 220 deputati e 113 senatori.
Soglie di sbarramento
Restano, per l’ingresso delle liste in Parlamento, le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: al 10% per le coalizioni e al 3% per le liste con il ripescaggio per il migliore coalizzato.
Niente soglia per il contributo al premio
Nessuna soglia è prevista per contribuire al computo ai fini della cifra elettorale nazionale e dunque del premio di maggioranza.
Firme ed esoneri
Sale da 1.500 a 6mila il numero minimo di firme per collegio che chi non è in Parlamento deve raccogliere per correre alle elezioni. Resta esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come, in base a una modifica introdotta alla Camera, chi ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025. Per chi, come +Europa o FnV ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento il numero delle firme da raccogliere resta come quello attuale tra 1.500 e 2mila a collegio. Per l’Estero (dove vengono richieste tra 500 e mille sottoscrizioni di residenti nell’area) è esentato chi ha almeno un eletto in uno dei due rami.
Circoscrizione estero
Vengono ridotte da 4 a 2 (Europa ed extra Ue) le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da 4 a una sola area per il Senato.
Vuoto dei fuorisede, anche per i caregiver
La riforma rende possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni nell’apposito Albo. Durante la discussione in Senato questa possibilità è stata estesa ai caregiver per i familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella nella quale si è iscritti nelle liste elettorali.



