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La Fisascat Cisl al Ministero: “Il Patto di servizio per i lavoratori del turismo va rivisto”

mercoledì 14 Novembre 2018

Conclusa la stagione turistica, è in corso per migliaia di lavoratori il “rito” annuale dell’obbligo di recarsi ai Centri Impiego per la procedura finalizzata ad ottenere l’erogazione della Naspi. Si registrano lunghe code e snervanti attese per accedere all’indennità di disoccupazione in un territorio, quello di Taormina ed hinterland sino a tutto il messinese, dove oltre 20 mila lavoratori stagionali del comparto turismo, commercio e servizi si apprestano ad affrontare un inverno difficile e già a febbraio avranno finito di percepire le mensilità (tre) Naspi.

E la Fisascat Cisl scrive intanto al Dipartimento regionale del Lavoro e dell’Impiego e al Ministero del Lavoro per avere chiarimenti urgenti in merito al “patto di servizio per i lavoratori stagionali della provincia di Messina” e “risparmiare l’ulteriore mortificazione ai lavoratori costretti oggi anche a recarsi mensilmente al Centro Impiego, nel periodo di non occupazione, per attestare con la firma apposita da un’azienda di aver ricercato senza alcun esito un lavoro nei mesi invernali”.

“Richiediamo chiarimenti – afferma il segretario generale della Fisascat Cisl Messina, Salvatore D’Agostino – sulle procedure previste per i lavoratori stagionali del settore turismo a seguito della chiusura dei rapporti lavorativi legati alla mancanza dei flussi turistici. Chiediamo un pronunciamento circa la possibilità di evitare ai lavoratori disoccupati, che hanno già provveduto ad instaurare il patto di servizio, di recarsi presso gli uffici di collocamento dei comprensori turistici con cadenza mensile, così come successo negli anni precedenti, in quanto rimane molto difficile ai lavoratori e disoccupati in questione, reperire aziende che possano recepire proposte lavorative noi periodi invernali in mancanza di attività lavorative aperte, mortificando ancora di più questi lavoratori che già si vedono costretti a fermare la propria attività lavorativa non per loro volontà”.

“Si richiede tale sensibilizzazione da parte vostra – continua D’Agostino – in quanto già in uso in tante regioni italiane a vocazione turistica, dove i lavoratori stagionali vengono invitati a ripresentarsi non prima di tre mesi, in prossimità della possibile ripresa lavorativa o in caso di una chiamata lavorativa da parte degli uffici di collocamento”.

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