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La Lega e il suo processo di ‘sicilianizzazione’ con il cervello in Lombardia

giovedì 2 Luglio 2020

I partiti scaldano i motori in vista delle elezioni regionali in Italia del 20 e 21 settembre. Dagli ultimi sondaggi danno avanti il centrodestra che potrebbe tentare il colpaccio, anche se per ora si ragiona sulla carta. La Lega resta primo partito, anche se i sondaggisti dicono che sono lontane le cifre over 30% delle scorse Europee. Dall’ultima media elaborata da” termometro Politico” nella settimana dal 21 al 27 giugno, il partito di Matteo Salvini si attestava intorno al 26%.

La pagina del leader del Carroccio su Facebook viaggia oltre i 750 mila like. Il suo profilo personale ha cifre esorbitanti di  “seguaci”, mostrandosi, Matteo Salvini, animale da comunicazione 2.0.

Anzitutto in questo differisce dai Bossi, dai Maroni e persino dai Calderoli che l’hanno preceduto. Il suo linguaggio arriva al popolo usando parole semplici e conosciute come la pasta al forno qui in Sicilia. E proprio in Sicilia che da poco la Lega ha anche un assessore ai Beni Culturali. Il giornalista Alberto Samonà contestato per i suoi trascorsi di militanza e per avere ammesso di essere stato iscritto alla Massoneria.

Un partito ad oggi commissariato senza aver avuto mai un segretario regionale. Il regista della Sicilia è il senatore Stefano Candiani il quale muove le pedine nell’Isola. Ad oggi il Carroccio vanta 3 deputati regionali che sono saliti sul carro padano cambiando casacca ma pur sempre del centro destra. Stessa cosa al consiglio comunale in cui uno dei più rappresentativi leghisti a Palazzo delle Aquile, Igor Gelarda, proviene dal movimento 5 stelle.

La fase di “sicilianizzazione” del partito di Salvini e in atto seppur il regista dell’operazione Stefano Candiani sia del Nord. Ora il politico lombardo, pur continuando a sovrintendere le operazioni, sta lasciando un po’ più di campo alla nuova classe dirigente siciliana. Step avvenuto a seguito del transito di Nino Minardo da Forza Italia alla Lega.

Il Carroccio ha piantato bandierine a Bruxelles attraverso i due avvocati siciliani Francesca Donato e Annalisa Tardino. Eletto anche il primo sindaco leghista di Sicilia, Anastasio Carrà a Motta Sant’Anastasia. E come dimenticare l’assessore comunale di Catania Fabio Cantarella. Insomma un partito che cerca di tessere la propria rete in Sicilia avendo come punto di riferimento Stefano Candiani. Ma il senatore riuscirà a gestire tutte le istanze dei 390 comuni siciliani? Questa è una delle tante domande che si pongono i cittadini che vorrebbero avvicinarsi al partito. Chi è il vero leader in Sicilia del partito? Risponderà al telefono Candiani ai leghisti siciliani? Esiste un suo ambasciatore in Sicilia?

La strategia del partito è quella di identificare la Lega con il nome e cognome di Matteo Salvini. Una sorta di stalinismo contemporaneo che vede calate dall’alto indirizzi politici e nomine nei territori dello Stivale. Ma come detto, il processo di una identità siciliana è già avviato. Come in Sardegna il commissario Candiani, in vista delle scorse amministrative sull’Isola ha aperto le braccia ai movimenti politici in Sicilia. “Siamo pronti al confronto con altri soggetti per arrivare a un rapporto federativo sul modello di quello sancito col Partito sardo d’azione – sono le parole di Candiani – vogliamo concludere dei ragionamenti già iniziati, ma anche aprirne di nuovi. Noi vogliamo mettere attorno allo stesso tavolo tutti i movimenti, sposando un modello vincente: quello della Lega”. Già, ma chi le farà le liste elettorali?

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