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I dati auditel e l'audience digitale

Le prime due serate di Sanremo 2026: il divano perde spettatori, lo smartphone conquista l’Ariston

giovedì 26 Febbraio 2026

Dalla poltrona al clic: per il Festival meno schermi televisivi ma record social mai visti

 

Andiamo alla sostanza: le prime due puntate di Sanremo 2026 ci dicono che il modo di guardare il Festival è cambiato per sempre. Se guardiamo solo i numeri della televisione tradizionale, c’è un calo: meno persone sono rimaste sedute sul divano rispetto all’anno scorso. Ma questo non significa che il Festival interessi meno, anzi. L’altro dato evidente è che il pubblico, specialmente quello più giovane, si è spostato in massa sullo smartphone e sulle piattaforme digitali.

Secondo le rilevazioni ufficiali fornite da Auditel — l’organismo che in Italia ha il compito di misurare gli ascolti su ogni tipo di schermo — il Festival sta vivendo una forte trasformazione. Se ci fermassimo alla superficie della televisione lineare, noteremmo un calo degli spettatori medi rispetto ai record quasi irripetibili degli anni precedenti. Tuttavia, la sostanza del racconto è un’altra: il Festival non sta perdendo pubblico, lo sta semplicemente ridistribuendo su piattaforme diverse.

I dati elaborati dalla Direzione Marketing della Rai e i report tecnici di Sensemakers — società leader nell’analisi delle audience digitali — confermano che mentre il “vecchio” telecomando segna il passo, lo smartphone è diventato il terminale preferito per vivere l’evento. Questa tendenza non è solo un’impressione, ma è certificata dal monitoraggio costante di Rai Direzione Digital, che evidenzia come i picchi di attenzione si siano spostati su RaiPlay e sui canali social. In questo contesto, lo share televisivo, che resta comunque altissimo e vicino al 60%, dimostra che la Rai continua a dominare il mercato di chi resta in casa, ma la vera esplosione avviene altrove.

L’impatto di Sanremo 2026 si misura ormai in “piazze digitali”. Questo significa che il Festival è diventato un prodotto “atomizzato”: un contenuto che nasce in diretta televisiva ma che viene immediatamente frammentato e consumato in clip, meme e commenti dai più giovani.

Il “nuovo codice” di Sanremo ci dice che il successo non si conta più solo in teste davanti al video, ma in volume di conversazione e capacità di restare accesi h24 nelle tasche degli italiani.

Il calo fisiologico del piccolo schermo è dunque ampiamente compensato da una presenza digitale massiccia, che rende questa edizione una delle più connesse e discusse della storia recente, garantendo agli inserzionisti e al pubblico un’esperienza totale che va ben oltre la durata della diretta.

Analizziamo come i numeri calano sul piccolo schermo, ma la “festa” è più grande che mai nel palmo di una mano.

L’analisi Auditel: i numeri della prima e seconda serata 

 

Il debutto di Sanremo 2026, condotto da Carlo Conti e Laura Pausini, ha restituito un verdetto chiaro: meno spettatori totali, ma share altissimo. La prima serata di martedì 24 febbraio ha registrato una media di 9.600.000 spettatori, con uno share del 58%. Per fare un confronto, l’anno scorso erano stati 12,6 milioni, ma bisogna guardare come sono distribuiti questi numeri. La prima parte della serata è stata seguitissima da quasi 12,8 milioni di persone, segno che la curiosità iniziale è ancora fortissima.

Il picco di share è arrivato a notte fonda, superando il 63% durante l’ultima esibizione, a dimostrazione che chi inizia a guardare il Festival poi non riesce a staccarsi.

La seconda serata di mercoledì 25 febbraio ha confermato questo trend “strano”: gli spettatori sono scesi a 9.053.000, ma lo share è salito al 59,5%. Cosa significa? Semplicemente che in Italia c’erano meno televisori accesi in totale (forse per il clima mite che ha spinto qualcuno a uscire), ma tra chi era in casa, quasi 6 persone su 10 guardavano Rai 1.

Il momento più visto è stato l’ingresso di Pilar Fogliati, con ben 13,7 milioni di spettatori. Un altro dato che scotta è il “Sanremo Start” (l’anteprima prima della gara), che con i suoi 12,8 milioni di spettatori è diventato ormai un appuntamento fisso per chi non vuole fare le ore piccole.

In conclusione, l’Auditel ci dice che Sanremo è un “prodotto di resistenza”: perde un po’ di numeri assoluti, ma domina la serata come nessun altro programma riesce a fare.

Il confronto con il 2025 e la rilevanza storica 

 

Per comprendere il valore reale dei dati Auditel di Sanremo 2026, è necessario guardare oltre il semplice confronto immediato con l’anno precedente. Se il 2025 è stato percepito come un’anomalia statistica verso l’alto — un picco difficilmente replicabile figlio di una congiuntura mediatica irripetibile — il 2026 rappresenta il consolidamento di un nuovo standard di successo.

Secondo le rilevazioni storiche di Auditel, lo share medio della seconda serata (59,5%) si posiziona come il quarto miglior risultato ottenuto dal Festival dal 1995 ad oggi. Questo significa che, nonostante la moltiplicazione dei canali e la frammentazione dell’attenzione, Carlo Conti è riuscito a mantenere una presa sul pubblico superiore a quella di pilastri della TV come Pippo Baudo o Fabio Fazio nelle loro edizioni degli anni 2000.

Numeri alla mano, la Rai fa notare che in percentuale si tratta del quarto miglior risultato dal 1997, quando la media del festival condotto da Mike Bongiorno fu del 58.74%. Meglio, da allora, hanno fatto solo le ultime tre edizioni, con il 65.3% nel 2025, sempre con Conti direttore artistico; il 65.1% nel 2024 e il 62.5% nel 2023, con Amadeus.

Certo, il calo è evidente: tre milioni di spettatori in meno, con una flessione del 24% in termini di total audience.

Ma il confronto con il passato ci dice che il Festival ha cambiato la sua natura interna. Negli anni ’90, un ascolto di 12 milioni di spettatori era considerato “normale” perché la platea televisiva totale (il numero di persone con la TV accesa) era molto più vasta. Oggi, in un panorama dove il pubblico è frammentato tra decine di piattaforme, ottenere il 58% o il 60% di share ha un valore specifico molto più alto: significa che quasi la totalità di chi sceglie la televisione lineare in quella serata, sceglie Rai 1.

Un altro punto fondamentale del confronto storico riguarda la durata e la tenuta. Le analisi prodotte dalla Direzione Marketing Rai evidenziano come la permanenza media — ovvero quanto tempo lo spettatore resta sintonizzato prima di cambiare canale — sia cresciuta costantemente nell’ultimo decennio.

Se nelle edizioni storiche del passato il pubblico “saltellava” tra i canali, oggi chi entra nell’universo Sanremo tende a restarci per tutta la durata della maratona notturna. Questo spiega perché, nonostante il calo degli spettatori totali dovuto a fattori esterni (come il “Sanremo Estate” citato da Conti per via del clima mite), la quota percentuale resti granitica.

Infine, la prospettiva storica ci permette di osservare la “metamorfosi del pubblico”.

I report di Sensemakers integrati ai dati storici mostrano che la composizione democratica del pubblico è ringiovanita drasticamente rispetto a vent’anni fa. Se nel 2006 Sanremo era un programma prevalentemente per adulti e anziani, nel 2026 è diventato l’appuntamento centrale per la Gen Z.

Questo spostamento generazionale è la vera vittoria storica del brand: aver garantito la sopravvivenza del rito sanremese per i prossimi decenni, trasformandolo da “vecchio festival della canzone” a “evento multipiattaforma” capace di generare cultura, meme e tendenze ben oltre la durata della diretta televisiva.

L’ecosistema “Digital e Social”: la nuova frontiera del consenso

 

Se un tempo il successo del Festival di Sanremo si misurava esclusivamente attraverso il silenzioso ascolto del salotto di casa, oggi la manifestazione vive una seconda, fragorosa vita nelle tasche di milioni di italiani. Il report prodotto da Rai Direzione Digital, in collaborazione con le analisi di Sensemakers, rivela che l’edizione 2026 non è solo un evento televisivo, ma un fenomeno “platform-native”.

Nelle prime due puntate, il volume delle interazioni totali ha toccato la cifra record di 145 milioni, segnando un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Ma cosa si cela dietro questi numeri? La risposta sta nella capacità del Festival di trasformarsi in un flusso ininterrotto di contenuti che non finisce con la chiusura della diretta, ma si alimenta h24 attraverso algoritmi e community attive.

Dati prima serata visualizzazioni social Comunicato Rai Ufficio Stampa

Il protagonista assoluto di questa rivoluzione è senza dubbio TikTok. La piattaforma, che rappresenta il luogo di ritrovo musicale della Generazione Z, ha visto l’hashtag ufficiale #Sanremo2026 generare oltre 48 milioni di visualizzazioni in una singola notte. La dinamica è chiara: lo spettatore moderno non è più un soggetto passivo. Mentre la TV trasmette l’esibizione, l’utente crea contemporaneamente una “reazione”.

Il Festival viene letteralmente “atomizzato”: ogni sguardo di Laura Pausini, ogni acuto di un artista o ogni imprevisto tecnico viene ritagliato, trasformato in meme e ripubblicato migliaia di volte in pochi minuti. È quella che gli esperti definiscono “creatività partecipativa”, un processo che garantisce al Festival una capillarità che la sola messa in onda lineare non potrebbe mai raggiungere.

L’analisi dei dati mette in luce un altro dato fondamentale: la crescita esponenziale del “second screen”. Oltre il 75% degli spettatori sotto i 35 anni dichiara di utilizzare lo smartphone mentre guarda il Festival. Questo comportamento ha cambiato radicalmente il peso dei singoli artisti.

Prendiamo il caso del rapper Sayf: la sua performance ha generato un’onda d’urto digitale che lo ha portato a guadagnare 23.000 nuovi follower su Instagram nel giro di poche ore. Ma il dato più impressionante è il suo engagement rate del 24,53%. In un mercato digitale dove la soglia di attenzione è ai minimi storici, riuscire a far sì che un utente su quattro non solo guardi un contenuto, ma interagisca attivamente con esso, rappresenta un valore commerciale e di popolarità immenso.

Questo dimostra che Sanremo non serve più solo a vendere dischi, ma a costruire “capitali sociali” digitali pronti a essere monetizzati per l’intero anno a venire.

Non meno importante è il ruolo di RaiPlay. La piattaforma streaming della Rai ha registrato picchi di 700.000 device connessi simultaneamente, un dato che suggerisce una migrazione definitiva di una parte della popolazione dal cavo d’antenna alla connessione internet. Questo pubblico “connesso” ha abitudini diverse: non aspetta necessariamente la scaletta ufficiale, ma consuma il Festival in modo asincrono.

I dati mostrano che le clip delle esibizioni caricate on-demand subito dopo la diretta hanno registrato una crescita del 15% nei consumi, segno che Sanremo è diventato un prodotto da consumare “a morsi” durante le pause lavorative o sui mezzi pubblici il mattino seguente.

Anche gli artisti più tradizionali hanno dovuto adattarsi a questo nuovo codice. Il caso di Arisa è emblematico: pur essendo un volto storico dell’Ariston, la sua strategia social ha puntato tutto sulla creazione di momenti ad alto potenziale di viralità, riuscendo a catalizzare quasi 5 milioni di interazioni totali. Questo significa che la “vecchia guardia” ha imparato a parlare la lingua degli algoritmi, trasformando l’esibizione canora in un evento visivo e sociale.

Oppure, prendendo spunto dai dati del Sanremo Human Index — il monitoraggio quotidiano di Human Data per Adnkronos — attualmente la “Regina delle Interazioni” è Elettra Lamborghini, capace di generare ben 14,6 milioni di engagement. Mentre Sul fronte dell’immagine, Achille Lauro si conferma il catalizzatore del dibattito visivo: i suoi look hanno dominato le conversazioni sui costumi con oltre 52.000 interazioni, dimostrando come lo stile sia ormai un contenuto virale autonomo.

L’integrazione dei dati Auditel con quelli social ci restituisce quindi l’immagine di un Festival a due velocità che però corrono verso lo stesso obiettivo. Da una parte la TV generalista che garantisce il prestigio e la narrazione istituzionale; dall’altra l’ecosistema digital che fornisce la velocità, la memorabilità e il ricambio generazionale. Il “parlato digitale” monitorato in tempo reale permette inoltre agli autori del programma di aggiustare il tiro: se un ospite o un momento comico “infiamma” la rete, quel contenuto viene immediatamente rilanciato dai profili ufficiali Rai, creando un corto circuito virtuoso che riporta l’utente dallo smartphone alla TV.

Le dichiarazioni di Carlo Conti sui dati tv del Festival

 

Carlo Conti aveva descritto bene la situazione, dopo la prima puntata, in conferenza stampa con queste parole: “Pensavo di fare un po’ meno, il 55%, quando ho visto il 58% ero molto contento. Immaginavo una flessione maggiore per la controprogrammazione, per il periodo, per i motivi evidenziati nel corso delle nostre riunioni preliminari”, spiega.

“Il festival sta bene, lo dimostra questo grande affetto, questi grandissimi numeri. È, mi dicono, il quarto migliore risultato dal 1997 ad oggi. Insomma, mi piace. Io e Ama siamo nei primi quattro posti, quindi siamo particolarmente orgogliosi del nostro lavoro che abbiamo fatto in questi 12 anni, insieme, ovviamente, a Claudio Baglioni”, ha aggiunto Carlo Conti.

Carlo Conti

E nel bilancio della seconda serata serata del Festival di Sanremo, in vista della terza in programma stasera il conduttore ha dichiarato“Nella seconda serata era previsto il calo, e ho detto che la colpa sarebbe stata del direttore artistico. Lo share è aumentato, il merito non è del direttore artistico”

Conti, commentando i dati di ascolto aveva sottolineato: “La prima serata avevamo trenta artisti in gara, ieri eravamo più rilassati, abbiamo aumentato la quota di varietà ma non credo sia questo il motivo, ci sono mille fattori, il tempo, la platea, le partite, le ruote, le contro-ruote, l’importante è che siamo cresciuti e continuiamo a pedalare con il sorriso con le labbra”.

Queste parole colpiscono nel segno: Sanremo non è in crisi, è solo cambiato il contesto. Se negli anni ’90 c’erano solo 7 canali, oggi tra Netflix e social la concorrenza è spietata. Eppure, il 58% di share significa che Sanremo resta l’unica cosa capace di unire l’Italia.

Rispetto alle edizioni passate, quella di Conti è una gestione più sobria, meno basata sullo scandalo e più sulla musica, una scelta che paga in termini di fedeltà del pubblico, anche se i numeri totali risentono del calo generale della TV generalista.

Sanremo 2026 è il Festival della “Total Audience”

 L’ecosistema digital e social di Sanremo 2026 è diventata la piazza principale dove si decide il successo di un’edizione. In questa nuova dimensione, il Festival ha smesso di essere un programma da “guardare” per diventare un’esperienza da “vivere” e, soprattutto, da “condividere”. La forza di Sanremo oggi non risiede solo nella qualità delle canzoni, ma nella potenza dei server che reggono l’urto di milioni di commenti, rendendo l’Ariston il centro di gravità permanente del web italiano per una settimana intera.

Arrivati a ridosso della terza puntata del Festival, la tendenza è chiara: Sanremo 2026 è il Festival della “Total Audience”. Non bisogna farsi spaventare dai numeri TV in leggero calo, perché l’impatto complessivo è enorme. Per la finale di sabato ci si aspetta il ritorno del grande pubblico davanti al divano, con lo share che potrebbe superare di nuovo il 60%. La musica urban di Sayf e Fedez dominerà i social, mentre i grandi ospiti terranno incollati i nonni alla TV.

Michielin e Fedez

Quella di Sanremo è una metamorfosi che ci porta a parafrasare “Chiamami per nome”, il brano di Francesca Michielin e Fedez arrivato secondo al Festival nel 2021: proprio come cantavano i due artisti, Sanremo continua a “chiamarci per nome” attraverso ogni notifica e ogni pixel, riuscendo a colmare la distanza tra il palco e il palmo della nostra mano, e confermandosi come l’unica frequenza capace di far vibrare, all’unisono, un’intera nazione.

Anche se oggi batte più forte su uno schermo retroilluminato da 6 pollici che su un 50 pollici in salotto.

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