Carissimi
Il mondo è pieno di posti belli e la mia città ne è testimonianza e ne ho piena contezza quando dico a qualcuno, da dove provengo e subito, oggi sento dire: “che bella, ci sono stato lo scorso anno”.
Non è poco, se pensate che fino a non più di dieci anni fa mi sentivo rispondere “mafia” o nella migliore delle ipotesi qualche anno prima, “Toto Schillaci”, nostro compianto orgoglio sportivo cittadino.
Poi finalmente il mondo ha preso consapevolezza che esiste una componente che ha voluto riscattare l’immagine cittadina da tale piaga e soprattutto che oggi la mafia in quanto criminalità organizzata è un fenomeno internazionale riscontrabile in qualunque parte del mondo, dietro le nefandezze umane e il denaro.
Ma ciò che ha contribuito a far conoscere di più Palermo, aldilà di meritevoli azioni di propaganda culturale, andando oltre alla miriade di set cinematografici per film e fiction sulla mafia (da me deplorati) ma dalla gente che in Sicilia non vive molto spesso apprezzati alla stessa stregua di qualunque serie crime, è di sicuro stato l’aver inserito Palermo nei circuiti internazionali croceristici.
Si, avete capito bene, le crociere, quelle città galleggianti che per poche ore ti scaricano 5.000 Mau-Mau (generalmente in pantaloncino e sandali) per le strade del centro storico, a partire dallo scalo del porto in via Amari, sia in forma intruppata organizzata, sia allo stato brado transumante.
Costoro almeno una volta a settimana, hanno invaso la città, finendo come le tartarughine appena nate e spintesi subito nel mare, ostaggio e prede di tutta quella “fauna locale” improvvisatasi clandestinamente operatrice turistico culturale.
Certo non siamo Venezia, ma anche noi abbiamo il ns perché, non abbiamo di certo i numeri della città sulla laguna, ma di certo ci arriveremo, ma vuoi mettere lo spettacolo di quell’immenso “suq a cielo aperto”, una volta incrocio degli storici assi viari, via Nuova e il Cassaro, oggi strade dove ogni saracinesca è un locale per bere o mangiare, dove ti offrono improvvisati aperitivi Spritz, con gli stessi carretti mobili in legno nei quali cinquant’anni fa il pipittaro ti dava il “limone a stricasale”.
Quello che io adoro, avendo avuto modo di ascoltarlo senza esser visto, trovandomi occasionalmente nei contesti per lavoro, è il conduttore della lapa-taxi che porta in giro i turisti tra i beni di interesse culturale e spiega loro la storia e la genesi dei siti e della città, in un concentrato di “minchiate” e falsità tale da richiedere “il porto d’armi prima di declamarle”. Il bello è che lo sprovveduto turista ci crede, perché le storie sono intriganti, sapute raccontare da questi novelli “conta storia” che magari non hanno finito neanche le scuole primarie, figuratevi se hanno mai avuto l’opportunità di leggere un libro del Prof. Argan o la sola guida rossa del Prof. Bellafiore.
E così ci accontentiamo del fatto che il turismo è cresciuto, mentre di contro, gli operatori turistici e le guide professionali, perdono opportunità di ricettività e di lavoro a svantaggio di tanto incontrollato selvaggiume.
Io vedo sempre il bicchiere un quarto pieno e mi auguro che, se solo il 5% di costoro, dopo aver fatto una visita “modello Bignami” di poche ore, sia riuscito ad innamorarsi di questa città, avendo vinto i preconcetti, decida di ritornarci un domani per un soggiorno più duraturo, magari coinvolgendo parenti o amici, avremmo di certo ottenuto un risultato impensabile a priori.
Questa è una città strutturalmente in ritardo su tutto, ma da qualche parte bisognava ricominciare, magari anche attraverso l’invasione dei Mau-Mau.
Un abbraccio, Epruno.