Il 15 maggio si celebrano gli 80 anni dello Statuto siciliano a cui seguiranno il 2 giugno gli 80 anni, del referendum che istituì la Repubblica. Lo Statuto, infatti, è firmato dal Re Umberto II e quindi precede la Costituzione Repubblica. L’anno prossimo, il 2027, sarà poi l’anniversario della Costituzione. Un periodo quindi intenso di celebrazioni importanti che potranno essere utili, se non affidate a rituali e formali celebrazioni, al recupero di una memoria, di un patrimonio storico e culturale che si va disperdendo e che rischia di fare perdere al popolo siciliano la sua identità.
Si avverte, infatti, un affievolimento nella coscienza dei siciliani del valore e dell’importanza dell’Autonomia e dello Statuto che molti, a cominciare dalle nuove generazioni, non conoscono perfino la loro esistenza e la loro funzione.

Qualche anno fa il Sicilia.it in collaborazione con l’Università Kore di Enna promosse una campagna di informazione con la collaborazione di alcuni studiosi e protagonisti di alcune fasi di questa storia che registrò un notevole successo e interesse. Queste iniziative seppur meritorie, tuttavia non sono sufficienti perché hanno il limite della episodicità mentre il punto è come questa storia entra nelle coscienze soprattutto delle nuove generazioni e quindi possa diventare materia di studio nelle scuole, al pari del Risorgimento.
E non fu un nuovo risorgimento il dopo guerra in Sicilia?
Non so esiste ancora l’assessorato che si occupa dell’identità siciliana perché potrebbe raccordarsi con le Università siciliane per portare avanti insieme ai sindaci, e quindi anche con l’Anci Sicilia, una serie di iniziative, incontri di studi nei vari Comuni della Sicilia e non solo nelle grandi città per far rivivere questa storia e rafforzare cosi una sana sicilianità.
Si aprirebbe così una seria riflessione su questa Storia, una ricostruzione di quegli avvenimenti che portarono all’Autonomia e su come è nato lo Statuto.
È stata utile questa Autonomia? Oppure è stata la causa di ritardi e di un ulteriore distacco dalle regioni del Centro Nord. È stata colpa dell’Autonomia o delle classi dirigenti che l’hanno gestita? E quali sono le cause che hanno impedito all’Autonomia il dispiegarsi delle sue potenzialità?
Vi sono alcune aree politiche e culturali, non solo al Nord ma anche nella stessa Sicilia, che a destra e anche a sinistra ritengono l’Autonomia e la Regione la palla al piede che ha ritardato lo sviluppo della Sicilia. Lo Statuto, quindi, andrebbe abolito omologando la Regione a quelle a statuto ordinario cancellando la sua “specialità”, una peculiarità per cui si batterono i nostri padri costituenti siciliani da La Loggia, Alessi, Li Causi.
È nata così la proposta di legge sull’Autonomia Differenziata promossa dalle regioni del Nord e sponsorizzata in particolare dai leghisti, e in un primo tempo anche da qualche regione di sinistra. Se approvata questa legge condannerebbe la Sicilia a una condizione permanente di sottosviluppo, ad area di consumo e di assistenza a cui inviare ogni tanto una quota di spesa pubblica sottratta allo sviluppo. Ecco perché va ripresa la bandiera dell’Autonomia, anche perché è l’unica risorsa che è rimasta per affrontare uno dei momenti più difficili della nostra storia.
Il contesto europeo, i pericoli di una guerra che coinvolga tutta l’Europa, la globalizzazione la qualità e la quantità dei disoccupati, le spinte ad un restringimento degli spazi di democrazia richiedono un profondo cambiamento culturale e politico in grado di rinnovare l’Autonomia, riformare lo Statuto, cambiare questa Regione.
Partire quindi dalla riforma dello Statuto, perché rispetto al contesto storico e ai problemi che allora presentava ha esaurito i suoi compiti, è figlio del suo tempo. Un nuovo Statuto e una Nuova Autonomia che consentano alla Regione di avere come auspicava Pier Santi Mattarella “le carte in regola” e potere così ricontrattare con lo Stato centrale nuovi poteri e nuove libertà. La Regione deve svolgere nel suo interesse un attivo ruolo di pace, essere elemento di cerniera tra i popoli del mediterraneo perché siamo i più interessati che il mediterraneo sia un mare di pace, perché ad esso è legato il nostro futuro.
Creare quindi le condizioni per una economia non dipendente dalla spesa pubblica e quindi dalla politica e che si sprigionino le potenzialità imprenditoriali, professionali e si valorizzino le risorse umane di cui la Sicilia dispone a cominciare dai giovani che oggi sono costretti ad emigrare per trovare lavoro.
Infine intensificare la lotta alla mafia per liberare la Sicilia definitivamente da questo potere ed emerga che questo è stato frutto e opera principalmente dei siciliani onorando cosi concretamente i nostri martiri. E non sarebbe male inserire la lotta alla mafia come uno dei punti qualificanti del nuovo Statuto.
ELIO SANFILIPPO





