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La recensione

L’Odissea secondo Nolan: tra la magia della Sicilia e la grande sfida del cinema d’autore

martedì 21 Luglio 2026

The Odyssey di Christopher Nolan è finalmente arrivato nelle sale italiane. Il film più atteso e discusso dell’anno debutta al cinema dopo mesi di polemiche, speculazioni sul cast e dibattiti tra gli appassionati del poema omerico. Un’attesa che sembra aver premiato il regista britannico, visto che la pellicola ha conquistato fin dai primi giorni il box office mondiale.

Tra i grandi protagonisti del film c’è anche la Sicilia. Christopher Nolan ha scelto l’isola come una delle principali location delle riprese, sfruttandone paesaggi che sembrano rimasti immutati nei secoli. Favignana, con le sue coste frastagliate, le calette e le grotte scavate nella roccia, diventa lo scenario ideale per restituire sullo schermo la dimensione selvaggia e primordiale del viaggio di Ulisse immaginata da Omero.

Un ruolo centrale è affidato anche all’arcipelago delle Eolie. Lipari e Vulcano, da sempre legate nell’immaginario classico al regno di Eolo, il dio dei venti, fanno da sfondo ad alcune delle tappe più suggestive dell’epopea. Proprio a Lipari Nolan ambienta anche uno degli episodi più iconici del poema, l’incontro con le Sirene, rafforzando il legame tra il mito omerico e i paesaggi siciliani.

La trama

Adattamento del poema epico di Omero, L’Odissea di Christopher Nolan riprende gli eventi successivi a quelli narrati nell’Iliade. Conclusa la lunga e sanguinosa guerra di Troia, Ulisse (Matt Damon) intraprende finalmente il viaggio di ritorno verso la sua isola, Itaca, dove lo attendono la moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland).

Il viaggio, però, si trasforma ben presto in una lunga prova di sopravvivenza. Ulisse dovrà affrontare il ciclope Polifemo, i Lestrigoni, le Sirene, il cui canto conduce gli uomini alla follia, la misteriosa maga Circe (Samantha Morton), Calipso (Charlize Theron), e numerose altre creature e divinità come Atena (Zendaya), che lo consiglia ed ammonisce durante il lungo viaggio, che popolano il mito greco. Dopo aver accecato Polifemo, scatenerà l’ira del dio del mare Poseidone, che renderà il ritorno a casa un’odissea destinata a durare molti anni.

Quando finalmente raggiunge Itaca, Odisseo scoprirà che la sua reggia è occupata dai Proci, tra cui spicca Antinoo (Robert Pattinson), pretendenti che assediano Penelope affinché scelga un nuovo marito e conquistare così il trono. Prima di poter riabbracciare la propria famiglia, l’eroe dovrà riconquistare il suo regno e il proprio posto nel mondo.

La recensione

Fin dal suo annuncio, e ancor di più con la progressiva rivelazione del cast e del primo trailer, il tredicesimo film di Christopher Nolan aveva già diviso il pubblico tra entusiasti e detrattori. C’era chi lo liquidava come “la solita americanata” (definizione quantomeno curiosa, considerando che Nolan è inglese) e chi sosteneva che un poema come l’Odissea non dovesse essere toccato. Un’affermazione che appare però in contraddizione con la natura stessa della narrazione epica.

Il mito, infatti, vive proprio attraverso il tradimento. È un racconto tramandato nei secoli, continuamente reinterpretato, modificato e adattato alle sensibilità delle diverse epoche. Sorprendono quindi le critiche di chi riteneva sacrilego intervenire su un testo così antico, ignorando completamente la poetica e la filmografia del regista britannico. Perché, in fondo, il ritorno a casa è uno dei grandi temi che attraversano tutta la sua carriera.

Come Cobb in Inception, che affronta un viaggio nei sogni pur di riabbracciare i propri figli. Come Cooper in Interstellar, che compie una vera e propria “odissea nello spazio” di kubrickiana memoria, per tornare dalla figlia. O ancora come i soldati di Dunkirk, bloccati sulla costa francese e disposti a tutto pur di rientrare in patria e così via. Il nostos, il desiderio del ritorno, è da sempre un’ossessione di Nolan, che ancora una volta modella un grande racconto universale adattandolo alla propria sensibilità.

Ma non è soltanto il ritorno il tema che lo interessa. Attraverso il montaggio non lineare e una narrazione frammentata, Ulisse diventa anche un uomo alla ricerca della memoria. Il suo viaggio non è soltanto geografico ma interiore, fatto di ricordi, rimozioni ed espiazione. È impossibile non pensare a Memento, uno dei primi lavori del regista, dove anche il protagonista cerca disperatamente di ricostruire sé stesso attraverso una memoria perduta.

L’Ulisse interpretato da Matt Damon attraversa così un percorso che è insieme fisico e mentale, quasi il tentativo di fare i conti con un trauma pregresso. Persino il cavallo di Troia assume, nella lettura di Nolan, un valore simbolico che richiama il suo precedente film con la bomba atomica di Oppenheimer. Un’invenzione quindi dell’ingegno umano capace di decretare la vittoria, ma anche di inaugurare una nuova stagione di morte e distruzione. Un oggetto destinato a diventare, insieme, trionfo e ossessione ed a cambiare per sempre le sorti del mondo intero.

Nonostante la vicenda dell’Odissea sia tra le più conosciute della cultura occidentale, soprattutto in un Paese come il nostro, Nolan riesce comunque nell’impresa di costruire un autentico plot twist finale. Un colpo di scena che ribalta completamente la prospettiva del racconto e offre una chiave di lettura nuova dell’intera opera. È il segno di un autore che non si limita ad adattare un testo, ma lo fa proprio, filtrandolo attraverso la propria visione del mondo. Il percorso di Ulisse rimane, nella sostanza, fedele al poema omerico, pur con la consueta libertà narrativa del regista. Nolan si concede anche alcune sorprendenti incursioni nell’horror, un territorio finora praticamente inesplorato nella sua filmografia. L’incontro con Polifemo e, soprattutto, quello con Circe, in cui si sfiora timidamente il body horror, sono tra i momenti più inquietanti del film e dimostrano la volontà di sperimentare nuove atmosfere senza rinunciare alla propria cifra stilistica.

Eppure qualcosa manca. La continua ricerca di equilibrio tra il blockbuster spettacolare e il cinema d’autore finisce per mostrare alcuni dei limiti che da sempre accompagnano Nolan. Il film alterna momenti di grande ambizione a sequenze più apertamente hollywoodiane, che talvolta sembrano entrare in contrasto con la dimensione epica del racconto. Non tutto appare perfettamente calibrato e nonostante un montaggio a tratti frettoloso data la mole dell’opera originaria, si avverte soprattutto l’assenza di quella forza emotiva, quasi carnale e viscerale che una storia come questa avrebbe forse meritato, e sempre troppo lontana dal cinema di Nolan mai veramente adatto ad incanalare i sentimenti nei suoi personaggi.

Anche il colpo di scena conclusivo, per quanto brillante, innovativo e perfettamente coerente con il cinema di Nolan, sembra arrivare senza che la narrazione abbia preparato fino in fondo il terreno emotivo necessario per sostenerlo. L’idea è eccellente, ma il suo impatto risulta leggermente attenuato dalla incapacità di averlo saputo sostenere a dovere lungo tutta la narrazione, con una resa dei conti finale che risente di un montaggio estremamente caotico.

Al di là di ogni giudizio sul film, resta però un dato difficilmente contestabile. Christopher Nolan continua a essere uno dei pochissimi registi contemporanei, se non l’unico, capace di trasformare ogni sua uscita cinematografica in un vero evento culturale. Il fatto stesso che il film sia stato girato in pellicola IMAX 70 mm, un formato proiettabile soltanto in una quarantina di sale nel mondo, e l’attenzione quasi maniacale che il regista continua a riservare all’esperienza della sala cinematografica hanno contribuito a rendere la visione un avvenimento prima ancora che un semplice spettacolo.

In un’epoca dominata dalle piattaforme, Nolan riesce ancora a convincere il pubblico che alcuni film vadano vissuti nel miglior modo possibile, sul grande schermo. E questo, indipendentemente dai giudizi sulle singole opere, rappresenta forse il suo risultato più straordinario. Con un pizzico di furbizia comunicativa ma con molta più intelligenza, passione e amore per il cinema, Nolan continua a essere l’autore che più di ogni altro riesce a mobilitare l’attenzione del pubblico e a riportarlo nelle sale. E, oggi, è già un’impresa enorme che gli va riconosciuta.

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