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Mafia a Messina, fra gli arrestati anche un funzionario, un avvocato e un imprenditore

giovedì 6 Luglio 2017
Ci sono anche un funzionario del Comune di Messina, accusato di corruzione, imprenditori e un avvocato, indagato per riciclaggio tra gli arrestati dell’operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale sulla scoperta di una ‘cellula’ operativa in città del clan Santapaola di Catania. Secondo la Dda della Procura di Messina sarebbero “tutti connessi a un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità”.
Il blitz è scattato nelle provincie di Messina, Catania, Siracusa, Milano e Torino, con il coordinamento del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dei sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata liberta’ degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi. Per 10 degli indagati il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari.
E’ la prima volta che si scopre, a Messina, una cellula di Cosa nostra del clan Santapola di Catania. Sarebbe stata gestita da persone appartenenti alla famiglia di Francesco e Vincenzo Romeo, il cognato ed il nipote del boss Nitto Santapaola, perché rispettivamente marito e figlio della sorella Concetta Santapaola. Il ruolo di capo, secondo le indagini del Ros, era rivestito da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre, Francesco, e con la collaborazione dei fratelli, Pasquale e Benedetto e Gianluca. Accertati i cospicui interessi dell’organizzazione nella gestione di centri scommesse e nella distribuzione di macchinette video-poker in provincia di Messina attraverso diverse società. Dal complesso delle acquisizioni è emersa anche ancora, l’influenza di Vincenzo Romeo sulla Primal s.r.l., società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 ‘corner’.
Proprio Romeo in alcune intercettazioni ambientali agli atti dell’inchiesta della Dda della Procura di Messina, spiega di aver preso parte a Roma ad un incontro con i finanziatori di questa società e che nell’occasione sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse “famiglie” della Sacra Corona Unita e della ‘Ndrangheta. Vincenzo Romeo sarebbe intervenuto con esponenti della cosca dei Barbaro di Platì (RC) per definire la “messa a posto” delle società messinesi “Demoter S.p.a.”, riconducibile a Carlo Borrella ex presidente dell’associazione degli imprenditori edili di Messina e “Cubo S.p.a.”, che, secondo l’accusa, essendo state finanziate dall’organizzazione mafiosa, si erano avvicendate nei lavori di realizzazione e parziale adeguamento della “S.S. 112 Dir. SGC Bovalino – Platì – Zillastro – Bagnara”.
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