La “via dell’argento” tra frode fiscale e riciclaggio
Una massiccia operazione della Guardia di Finanza di Arezzo ha smantellato una complessa organizzazione dedita alla frode fiscale nel mercato dell’argento puro.
L’inchiesta, che vede coinvolte nove società e quindici indagati, ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 15,7 milioni di euro.
Tra il materiale recuperato dalle Fiamme Gialle figurano oltre 150 chili di argento, 2,2 chili di oro, auto di lusso, opere d’arte, orologi di pregio e diversi immobili.
Il meccanismo della frode
Il trucco contabile consisteva nel fatturare il materiale come prodotto soggetto a IVA: l’imposta veniva incassata dai cedenti ma mai versata allo Stato, grazie all’uso di società “filtro” intestate a prestanome che avevano l’unico scopo di assorbire il debito tributario prima di sparire nel nulla.
L’inchiesta: indagini anche in Sicilia a Catania e Messina
L’operazione ha avuto un impatto significativo anche in Sicilia, dove le indagini si sono estese alle province di Catania e Messina, confermando la capillarità della rete criminale nel convogliare i profitti illeciti e gestire la filiera metallurgica.
Oltre all’evasione fiscale, i militari hanno documentato canali di approvvigionamento di provenienza oscura, con ingenti quantitativi di metallo acquistati “al nero”. In soli cinque mesi, il volume degli scambi illeciti ha superato i 13.000 chili di argento, generando profitti illegali per oltre 12 milioni di euro, in gran parte reinvestiti per alimentare nuovamente il circuito criminale.




