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La dichiarazione

Miccichè: “Sempre agito con trasparenza, sono pronto a rispondere”

lunedì 20 Maggio 2024

Io e il mio staff abbiamo sempre lavorato ed agito con la massima trasparenza e rigore. Sono pronto a chiarire tutto davanti gli organi competenti“. Sono queste le prime parole del deputato regionale ed ex presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, indagato a Palermo per peculato, truffa e false attestazioni. 

“Sinceramente non capisco il divieto di dimora a Cefalù, lì c’è la casa dove vivo e dove sono residente”. Ha commentato Miccichè, sottolineando come “l’auto blu raggiungeva Cefalù solo per venirmi a prendere a casa e portarmi in Assemblea“.

“Mai portato – ha aggiunto – il gatto dal veterinario con l’auto blu, questo è certo. Se ci sono stati altri episodi saranno chiariti. Ho la sensazione che questa vicenda sia la prosecuzione del massacro mediatico che ho subito qualche mese fa“. Quando parla di “massacro mediatico di qualche mese fa“, Miccichè si riferisce all’indagine dei pm di Palermo di un anno fa – ma in quel caso non fu indagato – che condusse agli arresti domiciliari lo chef Mario Di Ferro, accusato di avere procurato cocaina all’ex presidente dell’Ars, che poi ammise di averne fatto consumo in passato.

Secondo le indagini e le intercettazioni il parlamentare avrebbe usato per fini personali l’auto che gli era stata assegnata per svolgere le funzioni istituzionali. A Miccichè, inoltre, i magistrati contestano di aver confermato le false missioni di servizio dichiarate da Maurizio Messina, dipendente Ars che gli faceva da autista. Una truffa che avrebbe portato nelle tasche di Messina indennità non dovute per 10.736 euro. Con l’Audi della Regione Miccichè avrebbe fatto viaggi privati, sarebbe andato a fare visite mediche, avrebbe dato passaggi, nel tragitto Palermo – Cefalù e viceversa, a componenti della sua segreteria, a familiari e a persone assunte nello staff politico e in realtà impiegate nelle più disparate mansioni: dalla pulizia, alla manutenzione della piscina, alla derattizzazione. Il veicolo sarebbe stato utilizzato, secondo l’accusa, anche per portare al politico la cocaina e per fargli recapitare il cibo acquistato al ristorante dell’amico Mario Di Ferro.

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