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L'intervista al sindaco Pietro Puccio

Obiezione di coscienza: a Capaci (PA) il primo censimento per il diritto di scegliere il futuro senza armi

mercoledì 29 Aprile 2026
Pietro Puccio

Dalla memoria della strage alla cultura della non-violenza: come un comune siciliano sta sollevando un caso nazionale sulla gestione delle liste di leva e il diritto all’obiezione di coscienza preventiva. 

 

Capaci non è più soltanto il luogo della memoria, il km 4 della A29 dove nel 1992 la violenza mafiosa cercò di spezzare lo Stato. Oggi, quel nome torna a circolare nelle stanze del Ministero della Difesa e nelle pagine di cronaca nazionale per un’iniziativa amministrativa senza precedenti in Italia. Il Comune di Capaci, sotto la guida del sindaco Pietro Puccio, ha istituito il primo sportello pubblico dedicato all’obiezione di coscienza preventiva. 

Non si tratta di una protesta simbolica, ma di un atto amministrativo che sfrutta le pieghe di una normativa spesso dimenticata, riaprendo un dibattito che investe la geopolitica, il diritto civile e il ruolo delle istituzioni locali nel panorama della difesa nazionale. 

 

La falla nel sistema: perché la leva non è “morta” 

Comune di Capaci

Per comprendere la portata della scelta di Capaci, è necessario sgombrare il campo da un equivoco diffuso: la leva obbligatoria in Italia non è stata abolita, ma solo sospesa. La Legge Martino (L. 226/2004) ha cessato le chiamate alle armi dal 1° gennaio 2005, ma ha lasciato intatto l’impianto burocratico. 

Ancora oggi, ogni Comune italiano ha l’obbligo di formare e aggiornare le liste di leva. Entro il 10 aprile di ogni anno, i sindaci devono inviare al Ministero della Difesa l’elenco di tutti i cittadini maschi che compiono 17 anni. Questo accade perché, in caso di guerra o di grave crisi internazionale (come previsto dall’art. 1929 del Codice dell’ordinamento militare), il richiamo alle armi potrebbe essere ripristinato con un semplice decreto. 

Lo sportello di Capaci interviene esattamente qui: raccoglie la volontà dei cittadini — tra i 18 e i 45 anni — che, in caso di richiamo, intendono scegliere il servizio civile non armato. Tale preferenza viene formalmente annotata e trasmessa al Ministero, rendendo l’obiezione non un’improvvisazione dell’ultima ora, ma una posizione giuridica precostituita. 

 

Un’eredità storica: dalla prigione al diritto 

L’iniziativa di Puccio poggia su una storia di lotte civili durissime. Fino al 1972, chi rifiutava di imbracciare il fucile in Italia finiva in carcere militare per disobbedienza. 

  1. La Legge 772/1972: Fu la prima a riconoscere l’obiezione, seppur considerandola una “concessione” dello Stato soggetta a valutazione di una commissione psicologica e con una durata del servizio civile superiore a quella del militare. 
  2. La Legge 230/1998: Segnò la svolta, definendo l’obiezione un diritto soggettivo e il servizio civile come un modo per adempiere al dovere costituzionale di “difesa della Patria” (Art. 52) senza l’uso delle armi. 

Oggi, in un contesto internazionale segnato dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente e da un dibattito europeo che torna a parlare di “economia di guerra”, la mossa di Capaci riporta al centro la responsabilità individuale. “Il mondo sembra pervaso dall’assuefazione alla violenza”, ha dichiarato il sindaco Puccio ad Avvenire. “Ognuno di noi, nel suo piccolo, ha il dovere di scendere in campo per la pace”. 

 

Verso una rete di “Comuni per la Pace” 

 

L’iniziativa solleva interrogativi che vanno ben oltre i confini del comune siciliano. Si tratta di una sfida alla gestione accentrata della difesa o di un atto di estrema trasparenza verso i cittadini? È un segnale politico verso i vertici NATO o una forma di tutela per le giovani generazioni? 

Mentre la politica nazionale osserva in silenzio, l’appello di Capaci è stato raccolto da numerose associazioni e comitati civili. L’obiettivo a lungo termine è la creazione di una rete di amministrazioni che trasformino l’aggiornamento delle liste di leva da atto burocratico a momento di partecipazione democratica. 

In questo senso, Capaci smette di essere solo un luogo di memoria passiva per diventare un laboratorio di cittadinanza attiva, dove la difesa della patria si declina non più attraverso i calibri delle armi, ma attraverso la consapevolezza dei diritti.

Per approfondire questi temi, abbiamo rivolto al sindaco Pietro Puccio quattro domande che esplorano il confine tra amministrazione locale e geopolitica globale. 

 

L’intervista al sindaco Pietro Puccio 

 

  • Sindaco, con questa iniziativa Capaci sconfina nel campo della difesa e della politica estera, ambiti solitamente riservati allo Stato centrale. Il suo è un atto di disobbedienza istituzionale o una supplenza necessaria di fronte al silenzio dei partiti nazionali sulla pace?

Puccio: “Non c’è nessuna volontà di sconfinamento da parte nostra in ambiti istituzionali che non ci competono; ci è sembrato però doveroso, alla luce della contingenza attuale e del contesto internazionale sempre più nebuloso e preoccupante, richiamare l’art. 11 della nostra Costituzione (che sancisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di aggressione ed accetta limitazioni di sovranità per promuovere la pace e la giustizia fra le Nazioni). Si tratta in buona sostanza di un doveroso atto di sensibilizzazione e di informazione nei confronti dei cittadini, in un momento in cui tutti i partiti parlano molto flebilmente di pace, perché sono concentrati sulla guerra, con la complicità della libera informazione che, un po’ alla volta, ci sta quasi inculcando il concetto della guerra liberatoria, chiarificatrice e regolatrice dei rapporti internazionali e della sua ineluttabilità.

 

  • Se il suo modello venisse adottato da centinaia di comuni, si creerebbe di fatto una ‘anagrafe di massa’ dei non-disponibili alle armi. Non teme che questo possa essere interpretato dal Governo come un tentativo di boicottaggio della sicurezza nazionale, specialmente in un clima di crescenti tensioni internazionali?.

Puccio: “Il principio che sta alle radici della nostra azione è un principio universale di base, secondo il quale per effettuare delle scelte responsabili e consapevoli occorre innanzitutto conoscere. Noi ci siamo prefissi semplicemente lo scopo di far conoscere il dettato costituzionale ed il contenuto della Legge n. 230/1998, per cui la nostra azione divulgativa si mantiene nell’alveo del rispetto delle leggi e della attuazione della Carta costituzionale”.

 

  • Molti osservatori ritengono che, nell’attuale scenario geopolitico, l’obiezione di coscienza sia un lusso che l’Europa non può più permettersi di fronte alle minacce esterne. Come risponde a chi definisce la sua proposta un’operazione puramente simbolica e scollata dalle reali necessità militari odierne?.

Puccio: “Se viene condotta per decenni una martellante azione di condizionamento delle masse, sempre più fragili e distratte, con un’azione a tenaglia delle lobby delle armi, dei gruppi economici e finanziari e del mondo dell’informazione, che mira a far credere che armarsi serve per fronteggiare i rischi delle “minacce esterne”, è inevitabile che il risultato non potrà che essere una corsa forsennata ed illogica agli armamenti”.

“Lo scenario geopolitico risulta sempre più complicato e complesso, ma è difficile poter affermare che l’Europa sia sottoposta a “minacce esterne”, mentre si registrano qua e là alcuni tentativi di voler imporre il punto di vista occidentale ed europeo nei diversi scenari internazionali. Le “reali necessità militari odierne” non esisterebbero, se non esistessero potentati finanziari, economici e politici che vogliono a tutti i costi farci credere che tali necessità militari sono reali”. 

 

  • Capaci è nota al mondo per una strage di violenza mafiosa. Oggi lei propone una ‘resistenza’ di tipo diverso. Crede che per i giovani di oggi la vera sfida civile non sia più solo la lotta alla criminalità organizzata, ma il rifiuto totale della logica del conflitto armato?

Puccio: “Vivere ed amministrare una comunità simbolo come Capaci, purtroppo ormai tristemente famosa nel mondo per la strage del 23 maggio 1992, ci onera di un supplemento di responsabilità e ci sollecita ad un impegno ulteriore non solo sul fronte dell’impegno e della “resistenza” alla criminalità mafiosa (che è presente sul territorio, anche se in modo meno visibile e cruento, ma più subdolo), ma anche su quello della sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei giovani, per la costruzione di una società in cui sia possibile vivere, amare, studiare, lavorare in piena libertà ed in un clima di pacifica convivenza, in cui le differenze (sesso, colore della pelle, religione, convinzioni politiche) possano costituire non i presupposti per il conflitto e la contrapposizione ma elementi di reciproca integrazione e di generale arricchimento”.

 

 

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