Condividi
Il caso

Open Day Militare per studenti di terza media, lo scontro tra Comune e scuola a Capaci(PA): l’iniziativa che divide la comunità locale

martedì 16 Dicembre 2025

Una singola circolare scolastica dell’Istituto Comprensivo “B. Siciliano – A. De Gasperi” , che annuncia una visita d’istruzione presso una caserma dell’Esercito Italiano, ha innescato un’accesa controversia istituzionale a Capaci, culminata in una dura presa di posizione formale del sindaco Pietro Puccio.

Al centro del dibattito vi è l’opportunità e il significato educativo di esporre studenti di terza media (13-14 anni) al mondo militare, specialmente in un momento storico percepito come teso e in una comunità fortemente legata ai valori antimafia e di legalità civile.

La circolare dell’ Istituto Comprensivo a Indirizzo Musicale “B. Siciliano – A. De Gasperi”

 

Il caso nasce dalla Circolare n. 196 dell’Istituto Comprensivo a Indirizzo Musicale “B. Siciliano – A. De Gasperi” , datata 4 dicembre 2025 , firmata dalla Dirigente Scolastica Professoressa Maria Ausilia Lupo.

L’iniziativa, comunicata a studenti, docenti e famiglie delle classi terze della Scuola Secondaria di Primo Grado , prevede la partecipazione a un Open Day presso il 46° Reggimento Trasmissioni nella Caserma “Euclide Turba” di Palermo , da tenersi dopo le vacanze natalizie in data da comunicare.

La Dirigente Scolastica giustifica la scelta educativa articolando l’obiettivo su due pilastri fondamentali:

-Orientamento Formativo: L’iniziativa si inserisce nel percorso di orientamento dell’Istituto, permettendo agli alunni di scoprire “le attività, i mezzi e le professionalità dell’Esercito italiano”.

-Educazione Civica e Legalità: La visita rientra nelle attività di educazione civica e alla legalità, considerate “uno dei pilastri fondanti della nostra scuola”. Il fine è offrire agli studenti l’opportunità di conoscere “una realtà istituzionale che opera nel rispetto delle leggi, al servizio dello Stato e del bene comune”.

La Dirigente sottolinea inoltre il ruolo internazionale dell’Esercito, descrivendolo come un’istituzione “impegnata in numerosi teatri operativi nel mondo con compiti di supporto, sicurezza e cooperazione, contribuendo in modo significativo alla tutela della pace e alla stabilità internazionale”.

Le famiglie degli alunni sono state invitate a compilare e restituire la liberatoria allegata entro il 15 dicembre.

 

La dura replica del Sindaco Puccio: la nota inviata alle Istituzioni preposte

La risposta del Comune di Capaci è stata immediata e ferma. Il 10 dicembre 2025, il Sindaco Pietro Puccio ha trasmesso una nota ufficiale (Prot. n. 21349) a una vasta platea di destinatari, inclusi l’Ufficio Scolastico Regionale, la Prefettura – U. T. G., il Ministero dell’Istruzione e le principali sigle sindacali della scuola. Il documento esprime un netto e inequivocabile “disappunto e sgomento” per l’iniziativa, con il Sindaco che confessa di aver avuto “letteralmente un sobbalzo sulla sedia” alla lettura della circolare.

La nota inviata dal Sindaco Pietro Puccio si sviluppa in diversi punti che mettono in discussione la coerenza dell’attività con il momento storico e con i valori fondanti dell’educazione civica, specialmente a Capaci.

Pietro Puccio

 

Il contesto di guerra e l’ansia collettiva

Il primo e più pressante argomento sollevato è il contesto globale attuale, caratterizzato da “venti di guerra” e un clima di “ansia permanente” aggravato da “uscite improvvide dei nostri governanti, che parlano ormai sempre più apertamente di servizio di leva obbligatoria o su base volontaria” e di un aumento delle spese militari.

Il Sindaco sostiene che i giovani, privi degli strumenti cognitivi e dell’esperienza necessaria, sono i più “fragili, i più esposti ed i più vulnerabili”. In questo contesto, l’iniziativa lancerebbe un messaggio che va in direzione opposta rispetto ai valori di pace:“Siete preoccupati per lo scenario internazionale che si va delineando? […] Che ne direste, cari ragazzi, di cominciare a prendere contatto e confidenza con le caserme, i carri armati, i fucili, le bombe, visto che la Patria potrebbe assai presto avere bisogno di voi?”.

Puccio si chiede retoricamente: “È necessaria, è opportuna tale iniziativa, nel contesto attuale sopra descritto?” e “Tutto ciò fa parte del processo educativo, formativo e di crescita dei nostri ragazzi?”.

 

La “deformazione” del concetto di legalità a Capaci

Il secondo punto di scontro investe direttamente la presunta coerenza dell’attività con l’educazione civica e alla legalità. Il Sindaco attacca frontalmente l’affermazione contenuta nella circolare, ritenendo che proporre la visita a una caserma operativa dell’Esercito per parlare di legalità, in un paese “che è stato teatro dell’immensa tragedia del sacrificio di Giovanni Falcone, della moglie e dei ragazzi della scorta” , suoni come un’”evidente offesa all’intelligenza ed una palese trasfigurazione del concetto di legalità“.

Il Sindaco contrappone nettamente i simboli militari ai valori civici, chiedendo: “Rientra nell’attività di educazione civica e alla legalità la visita ad una caserma militare ove vi sono in bella mostra divise militari, carri armati, fucili, baionette e cannoni (oggetti e strumenti simbolo che richiamano più facilmente alla mente i concetti di conflitto, di guerra, di violenza, di sopraffazione, di insicurezza), oppure la partecipazione alle manifestazioni in ricordo del sacrificio del giudice Falcone, della moglie e della scorta o all’iniziativa del Baby sindaco…?”

Il Sindaco sottolinea, a riprova della presunta disattenzione verso le iniziative civiche locali, come “le scolaresche non abbiano partecipato, per la prima volta dall’evento del 1992, alle iniziative pubbliche organizzate il 23 maggio di quest’anno in occasione del 33° anniversario della strage”.

 

Legittimità formale e arbitrarietà dell’iniziativa, indottrinamento più che informazione?

Infine, il documento del Comune solleva dubbi sulla legittimità formale dell’iniziativa, affermando che essa risulterebbe “del tutto arbitraria, poiché di essa non vi è traccia nell’ultimo P.T.O.F. approvato e vigente, né sullo stesso argomento sembrerebbe che siano stati consultati o coinvolti né il Collegio dei Docenti né il Consiglio di Istituto”.

Il Sindaco conclude che l’iniziativa è “viscida, fuorviante e pericolosa” , in quanto rivolta a “ragazzini di 13-14 anni, ancora in piena fase evolutiva” e “sprovvisti degli strumenti cognitivi e dialettici” necessari. Secondo Puccio il rischio concreto (o l’obiettivo “malcelato”) sarebbe che i ragazzi vengano “temibilmente ‘formati’ e non opportunamente, doverosamente ed auspicabilmente ‘informati'”.

La nota si chiude invitando gli enti in indirizzo “ciascuna per la propria competenza istituzionale o funzionale, a valutare il contenuto della presente e, nel caso venga ritenuto opportuno, ad operare di conseguenza”.

Ma perchè oggi questo tipo di iniziativa suscita queste reazioni? E’ opportuno focalizzare il contesto geopolitico attuale in Europa e anche comprendere cosa sono esattamente gli open day militari.

 

“Open day” militari: tra urgenza geopolitica e il fantasma della militarizzazione scolastica

Negli ultimi mesi, l’immagine di un militare in uniforme che parla a studenti curiosi in un’aula scolastica è diventata un simbolo tangibile di un’epoca in rapido mutamento. Non si tratta di una novità assoluta; da quando l’Italia ha sospeso la leva obbligatoria nel 2005, il Ministero della Difesa ha intensificato la sua presenza nelle scuole, specialmente attraverso formule come gli “open day” o la partecipazione a programmi di orientamento. L’obiettivo era, ed è, intercettare il “capitale umano” necessario per una Forza Armata interamente professionale e altamente specializzata.

Open Day esercito di repertorio

Questa collaborazione si è formalizzata negli anni attraverso specifici Protocolli d’Intesa tra Difesa e Ministero dell’Istruzione. La logica è duplice: da un lato, offrire agli studenti percorsi di orientamento professionale (spesso inseriti nei PCTO, gli ex programmi di Alternanza Scuola-Lavoro) che presentano le Forze Armate come un moderno datore di lavoro, con opportunità in settori avanzati come ingegneria, cyber security e sanità.

Dall’altro lato, queste iniziative mirano a coltivare la formazione civica e valoriale, promuovendo concetti come disciplina, servizio alla Patria e legalità, un vuoto lasciato dalla scomparsa della leva di massa.

La guerra in Ucraina: il ritorno al riarmo e al rafforzamento della Difesa

Tuttavia, il tono e il significato di queste attività sono cambiati radicalmente con il precipitare della situazione geopolitica. L’aggressione russa all’Ucraina e la conseguente instabilità ai confini orientali dell’Europa hanno riportato la sicurezza collettiva al vertice dell’agenda politica. Improvvisamente, l’Italia, in quanto membro NATO, si è trovata a dover accelerare l’ammodernamento e la preparazione delle sue Forze Armate.

Gli “open day” nelle scuole, in questo nuovo scenario, assumono un’urgenza strategica. Non sono più solo uno strumento di marketing professionale, ma un imperativo di sicurezza nazionale per garantire che l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica dispongano di specialisti giovani e competenti, capaci di operare con tecnologie sofisticate. Si assiste, quindi, a un rinnovato sforzo per costruire una vera e propria “cultura della difesa” nella cittadinanza, sensibilizzando le nuove generazioni sulla necessità della deterrenza e sul ruolo cruciale dell’Italia nelle alleanze internazionali. L’aula scolastica diventa così un crocevia tra l’esigenza di Difesa dello Stato e il futuro professionale dei ragazzi.

Il dissenso e il rischio militarizzazione

È proprio questa intensificazione dei rapporti, tuttavia, a generare un profondo solco di critiche e riserve in una parte significativa della società italiana. La presenza più marcata delle uniformi negli istituti scolastici ha innescato un acceso dibattito sul rischio di militarizzazione delle scuole, un tema particolarmente sentito negli ultimi mesi.

Le voci più critiche provengono da sindacati della scuola, associazioni pacifiste e, in alcuni casi, da sindaci e amministrazioni locali.

Il timore è che l’ambiente scolastico, per sua natura deputato alla formazione del pensiero critico e alla diffusione dei valori di pace e dialogo – valori scolpiti nell’Articolo 11 della Costituzione che “ripudia la guerra” – venga utilizzato per una forma di propaganda o reclutamento non bilanciata.

I critici sostengono che la presentazione delle carriere militari sia troppo enfatica, oscurando l’importanza delle professioni civili e offrendo una prospettiva sulla sicurezza che non include sufficientemente la risoluzione diplomatica dei conflitti e i diritti umani. Diversi sindaci hanno, infatti, espresso il desiderio che l’orientamento professionale nelle scuole rimanga neutro o che, quantomeno, la “cultura della pace” sia promossa con pari dignità rispetto alla “cultura della difesa”.

In definitiva, gli open day militari riflettono una profonda dicotomia: da un lato, la risposta concreta e pragmatica dello Stato a un mondo tornato pericoloso; dall’altro, l’ineludibile dovere etico della scuola di educare cittadini consapevoli, che sappiano distinguere tra la necessità della difesa e l’impegno per la nonviolenza.

La nota dei docenti dell’Istituto Comprensivo “Biagio Siciliano – De Gasperi” di Capaci.

Questa situazione ha portato nei giorni successivi a ulteriori tensioni nella comunità locale e nella scuola in merito all’iniziativa, tra cui in una locandina critica all’Open Day circolata sui social che ha generato la dura reazione dei docenti dell’Istituto Comprensivo “Biagio Siciliano – De Gasperi” di Capaci.


Riportiamo in maniera integrale la nota dei docenti sui social:


La circolazione, sui social e nelle chat, di una locandina manipolata in cui compare la dicitura “Educare alla guerra – Open Day” accostata all’immagine di un bambino che imbraccia un fucile, ha provocato sconcerto e indignazione tra i docenti dell’Istituto Comprensivo “Biagio Siciliano – De Gasperi” di Capaci, e, più in generale, tra gli insegnanti di ogni ordine e grado. La locandina originale, dedicata alla presentazione dell’offerta formativa della scuola, è stata chiaramente alterata con l’aggiunta di slogan e immagini che nulla hanno a che vedere con l’identità dell’istituto o con le sue attività. L’accostamento con la figura di un bambino armato, ispirata a un noto murale dal messaggio pacifista, stravolge completamente il senso del documento. I docenti dell’IC Biagio Siciliano – De Gasperi — che ogni giorno lavorano per costruire percorsi formativi basati sul rispetto, sulla crescita civile e sulla centralità della persona — si sono sentiti profondamente colpiti.

Continua la nota: Pensare che la scuola possa anche solo lontanamente inneggiare alla guerra è un insulto al nostro impegno quotidiano», affermano con amarezza. «La nostra missione educativa, sancita dalla Costituzione, è orientata alla pace, alla convivenza democratica, alla formazione di cittadini consapevoli e responsabili. Mai — davvero mai — potremmo associare l’immagine di un bambino con un’arma al nostro lavoro. “L’articolo 11 della Costituzione, che “ripudia la guerra”, è da sempre una bussola etica e culturale nella progettazione didattica. Per questo motivo, la manipolazione della locandina è stata percepita come una ferita al valore stesso della scuola come istituzione. Uno dei punti più fraintesi dell’intera vicenda riguarda proprio i rapporti tra scuole e forze armate. Visitare una caserma, incontrare militari o assistere a dimostrazioni non significa fare propaganda bellica: si tratta, al contrario, di iniziative con un forte valore educativo e orientativo”.

“E va ricordato che nel PTOF dell’Istituto Comprensivo “Biagio Siciliano – De Gasperi” di Capaci, da anni, i percorsi di incontro con le Forze dell’Ordine — sia presso le caserme che direttamente a scuola — fanno parte integrante dei progetti di legalità, finalizzati a far conoscere ai bambini e ai ragazzi le istituzioni che operano per la sicurezza del territorio, la gestione delle emergenze e la tutela della collettività. L’Esercito italiano, infatti, è oggi riconosciuto come un esercito di pace, spesso impegnato in missioni umanitarie, interventi di protezione civile e attività di supporto alla comunità. Ridurre tutto questo alla figura di un minore armato è una semplificazione crudele e fuorviante. Un danno all’immagine della scuola, ma anche alla verità”, si sottolinea ulteriormente nella nota.

“La diffusione della locandina alterata ha generato confusione e smarrimento tra famiglie e cittadini, creando un danno d’immagine all’istituto e alimentando narrazioni assolutamente lontane dalla realtà. La scuola non ha mai promosso — e mai promuoverà — messaggi bellicisti. La sua missione resta formare alla pace, al dialogo, alla responsabilità civile. L’accostamento improprio tra Open Day e guerra ha prodotto un impatto emotivo forte, fondato però su un falso che i docenti respingono con fermezza. Questa vicenda non fa che ribadire quanto sia semplice distorcere la realtà attraverso contenuti alterati, e quanto sia invece fondamentale un rapporto diretto con le scuole, la verifica delle fonti e il rispetto del lavoro degli educatori. La scuola non educa alla guerra. La scuola educa alla pace, alla cittadinanza, alla libertà di pensiero. E chi vi opera ogni giorno merita di non essere associato a immagini e messaggi che ne tradiscono l’essenza più profonda”, conclude la nota, firmatari i docenti della scuola primaria e dell’infanzia plesso G. Longo via Kennedy, i docenti della primaria del plesso centrale corso isola e alcuni docenti della scuola secondaria di primo grado.

La nota della FLC CGIL: “Iniziativa didattica e pedagogica inopportuna. La scuola deve educare alla pace”

Sulla vicenda manifestano le loro perplessità anche la Flc Cgil Sicilia e la Flc Cgil Palermo. “La nostra organizzazione, non avendo nulla da dire sull’Esercito Italiano in quanto istituzione pubblica, e men che mai sui lavoratori dell’esercito, da rispettare e tutelare proprio in quanto lavoratori, al di là del settore di impiego, ribadisce chiaramente la propria contrarietà a iniziative didattiche e pedagogiche che prevedano la partecipazione di studenti a Open Day dedicati alla scoperta delle attività, dei mezzi e delle professionalità dell’Esercito Italiano”.

Adriano Rizza e Fabio Cirino

A dichiararlo sono i segretari generali della Flc Cgil Sicilia e della Flc Cgil Palermo Adriano Rizza e Fabio Cirino, interpellati dal sindaco di Capaci, Pietro Puccio che, con una lettera, indirizzata a diversi destinatari, ha preso posizione ed espresso tutta la sua preoccupazione per l’iniziativa dell’Istituto comprensivo a indirizzo musicale del paese del palermitano.

“Esprimiamo la nostra preoccupazione e accogliamo le riflessioni espresse dal sindaco di Capaci  e le contrarietà all’iniziativa manifestateci per via informale da parte di alcuni docenti dell’istituto – dichiarano Adriano Rizza e Fabio Cirino – Ravvisiamo in ciò l’inopportunità legata nel merito ai contenuti, al contesto storico sociale contemporaneo e all’età degli alunni frequentanti la scuola secondaria di primo grado. La scuola italiana ha come compito precipuo quello di promuovere la creazione di società pacifiche e inclusive e, come sancito dall’articolo 11 della nostra Costituzione, quello di promuovere in ogni forma e modo una cultura di pace, tanto più in un momento come questo dominato da scenari di guerre diffuse e tragiche. La cultura della pace, dell’antifascismo e di una scuola democratica e inclusiva sono alla base della Costituzione, e a questi valori si ispirano le lavoratrici e i lavoratosi della scuola”.

“Attività del genereproseguono i segretari Flc Cgil Palermo e Flc Cgil Siciliasempre più diffuse su tutto il territorio nazionale, possono generare, anche involontariamente, informazioni distorte e orientate sul terreno di promozione di attività militari che nulla hanno a che vedere con gli spazi educativi e formativi dei nostri studenti. La scuola deve formare cittadine e cittadini consapevoli, promuovendo cultura della pace, della cooperazione, del dialogo interculturale e della legalità democratica. A ottobre come Cgil ci siamo opposti all’allestimento dei mezzi dell’esercito in piazza Politeama, a Palermo, dicendo no alla retorica militarista, offensiva nel momento in cui migliaia di persone partecipavano  ai cortei per dire no al genocidio in Palestina e al riarmo”.

Flc Cgil Sicilia  e Flc Cgil Palermo chiedono di verificare se tali attività, promosse dalla scuola all’interno del percorso di orientamento formativo dell’istituto, rientrino nell’ultimo piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) approvato: “Chiediamo al direttore dell’U.A.T. di Palermo, e a chi ricopre attualmente funzioni vicarie all’Usr Sicilia, di verificare l’intera vicenda, anche dal punto di vista dei procedimenti deliberativi propri degli organi collegiali della comunità educante”.

La controversia, che mette in luce tensioni tra l’amministrazione comunale e la dirigenza scolastica sui metodi e i valori educativi da privilegiare, attende ora una risposta formale da parte degli enti superiori.

 

 

Questo articolo fa parte delle categorie:
Condividi
ilSiciliaNews24

Riforma dei dirigenti, si riparte dalla doppia fascia. Abbate: “Cambia tutto, testo base stravolto” CLICCA PER IL VIDEO

Il termine per la presentazione dei sub emendamenti alla proposta del governo è stato fissato per martedì 9 giugno alle ore 10:00

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.

ilSicilia.it