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Palermo, accordo lavoratori Almaviva: frattura fra i sindacati sul referendum

giovedì 26 Luglio 2018
Almaviva

Accusare la Slc Cgil di disinformazione è un esercizio folcloristico, banale e puerile: Cisl, Uil e Ugl non hanno avuto nè il coraggio nè la forza di fare una sola proposta per dare prospettive al call center di Almaviva a Palermo“, dice il segretario generale Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso.

Il segretario della Slc replica così, alla vigilia del referendum di domani, a una nota in cui Cisl, Uil e Ugl affermano che la Cgil abbia messo in atto un percorso di “disinformazione” e che il sindacato non abbia portato il suo contributo al tavolo istituzionale per “mancanza di contenuti“.

Domani i 3 mila lavoratori del call center sono chiamati a esprimersi sull’ipotesi di accordo quadro che prevede, tra le altre cose, il controllo individuale a distanza oltre ai 14 mesi di taglio di Tfr e di quattro scatti di anzianità, con l’aggravante dell’incertezza sul futuro delle commesse, che può annullare l’accordo stesso.

Un accordo al quale la sola Cgil ha detto noperchè danneggia i lavoratori“.

Noi siamo per dare una prospettiva di occupazione, consolidamento e sviluppo al centro di Palermo. Da questo accordo non si guadagna nulla. Per questo chiediamo ai lavoratori di alzare la testa e di votare no – aggiunge Rosso – L’accordo del marzo 2017, che andava nella direzione giusta, e’ stato smentito. Noi abbiamo disegnato un percorso per il futuro e le nostre proposte, da tempo messe in campo, sono rimaste inascoltate da Almaviva, Regione siciliana, Cisl, Uil e Ugl”.

Gli altri non hanno avanzato un’alternativa ma si sono semplicemente limitati a ratificare tutto ciò che l’azienda ha chiesto al tavolo, e che vuole spremere ai lavoratori“. La Slc ha ribadito oggi nella nota di risposta alle altre organizzazioni sindacali le sue proposte: portare lavoro pregiato nel centro di Palermo (Innovation Technology); investimenti con il contributo delle Istituzioni sulla formazione costante; un esodo incentivato serio per affrontare subito il problema degli esuberi; risoluzione dell’annoso problema degli ex Lsu; un contratto di secondo livello per riorganizzare il lavoro alla luce delle nuove tecnologie e fare recuperare in termini economici ai lavoratori ciò che è stato tolto; un tavolo nazionale per affrontare la crisi del settore un impegno delle Istituzioni per lo sblocco della gara Consip (SPC3 e SPC4); un impegno per garantire il territorio attraverso una moral suasion sui grandi committenti; l’applicazione delle regole di settore contro le delocalizzazoni e le gare al massimo ribasso, a partire dalle verifiche del protocollo Calenda/Gentiloni; lo sviluppo e la visione dei call center come attività di servizi con apertura verso nuove attività; l’applicazione delle tabelle del costo del lavoro definite dal Ministero del Lavoro per le commesse pubbliche di CRM anche nel settore privato.

Un’ulteriore dimostrazione di quanto dannoso sia il percorso intrapreso dalle altre organizzazioni sindacali e’ stata la richiesta assurda da parte di Cisl, Uil e Ugl di estromettere la Slc Cgil dal tavolo delle trattative e l’indizione di un referendum per ratificare questo dannoso accordo senza neanche mai consultarci – prosegue Rosso – Un percorso democratico vero presuppone la possibilità di un confronto leale. Invece Cisl, Uil e Ugl hanno ritenuto opportuno stabilire la data del referendum nel giorno delle assemblee della Slc Cgil. Questo ci sembra un fatto molto grave, ovvero la morte della democrazia e dell’informazione corretta“.

Non piegarsi alla minaccia dei licenziamenti e della strategia del terrore – conclude Rosso – come sta avvenendo in questi giorni, con una pressione forte sui lavoratori a tutti i livelli, vuol dire percorrere una strada che mette in primo piano il diritto ad un lavoro stabile e che guardi al futuro con certezze e al di fuori dalla precarietà“.

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