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Palermo-Catania, crollo del viadotto Himera. Cinque indagati

martedì 18 Luglio 2017
Il viadotto Himera
Il viadotto Himera. ANSA/MICHELE NACCARI

Dopo due anni dal crollo del viadotto Himera I dell’autostrada A19, avvenuto il 10 aprile 2015, si sono concluse le indagini coordinate dalla Procura di Termini Imerese, guidata dal procuratore Alfredo Morvillo, svolte dalla Squadra di polizia giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Palermo. Cinque avvisi di conclusione delle indagini preliminari sono stati notificati ad un dirigente della Regione Siciliana, due funzionari del Comune di Caltavuturo e due dipendenti dell’Anas.

In questi due anni di indagine gli inquirenti hanno vagliato una copiosa documentazione, assunto notizie da persone informate sui fatti. La Procura si e’ avvalsa della consulenza tecnica di due esperti in materia di ingegneria geotecnica e geologia, per lo studio del versante e per la ricostruzione della dinamica del fenomeno franoso. Le accuse delle quali gli indagati dovranno rispondere sono quelle di omissione di atti d’ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti. Gli indagati sono Calogero Foti, dirigente generale del Dipartimento Regionale di Protezione Civile; Calogero Lanza, ex sindaco del Comune di Caltavuturo; Mariano Sireci, responsabile di Protezione Civile del Comune di Caltavuturo; Salvatore Muscarella e Giuseppe Siragusa, entrambi dipendenti Anas e preposti alla vigilanza sul viadotto.

Tutti, secondo una ricostruzione dei fatti, pur essendo a conoscenza dell’evoluzione del corpo di frana che si era manifestata, nel periodo tra marzo ed aprile del 2015, sul versante prospiciente l’autostrada A19 Palermo-Catania ricadente nel territorio del Comune di Caltavuturo, non avrebbero adottato i provvedimenti dovuti, ognuno in relazione alle specifiche competenze. Inoltre, per cause indipendenti fra loro e nelle rispettive qualita’, pur essendo a conoscenza delle gravi condizioni di dissesto del versante prospiciente l’autostrada A19 Palermo -Catania, con le proprie condotte omissive avrebbero posto in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti.

 

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