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Dal 13 aprile al 5 maggio

Palermo città della legalità, lezioni antimafia nelle scuole. Lagalla: “Offriamo ai giovani strumenti per riconoscere il valore del bene”

mercoledì 8 Aprile 2026
Roberto Lagalla a Palazzo Palagonia
Roberto Lagalla
Un progetto che mette insieme otto associazioni del terzo settore, per trasformare le aule scolastiche in laboratori di cittadinanza attiva, che promosso dal Comune di Palermo e curato dall’assessorato ai Beni confiscati e alla legalità, si terrà dal 13 aprile al 5 maggio, nel capoluogo siciliano.
La presentazione del progetto

E‘ ‘Palermo città della legalità” che vede coinvolti 18 istituti scolastici che, attraverso incontri tenuti da esperti, quindi rappresentanti delle forze dell’ordine, amministratori locali, e anche la commissione regionale Antimafia, ha l’obiettivo di sensibilizzare i giovani al contrasto alle mafie.

  “Vogliamo compiere un passo concreto verso la costruzione di una comunità più consapevole, unita e responsabile – dice il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – investire nei giovani significa investire nel futuro della nostra città. Portare la cultura della legalità dentro le scuole, soprattutto nei contesti più complessi, vuol dire offrire strumenti, conoscenza e fiducia, affinché ogni ragazzo possa riconoscere il valore del bene comune e scegliere, ogni giorno, da che parte stare”.
Brigida Alaimo

“Il progetto nasce con l’obiettivo di coinvolgere studenti e docenti in un percorso educativo articolato, che unisce momenti formativi, testimonianze dirette ed elaborazione progettuale – spiega l’assessore comunale ai Beni confiscati e alla legalità Brigida Alaimo – la partecipazione delle scuole del territorio consente di creare una rete diffusa di confronto sui temi della giustizia, del rispetto delle regole e del contrasto a ogni forma di illegalità”.

Tra le associazioni coinvolte c’è la fondazione Antonio Montinaro. “Ultimamente nei giovani si assiste a una deriva, perché non ci sono più punti di riferimento, mancano i ruoli genitoriali, quindi quando escono fuori da casa non rispettano il ruolo dell’insegnante e delle forze dell’ordine – dice Tina Montinaro, presidente della fondazione e moglie del capo scorta di Giovanni Falcone, ucciso insieme a lui nell’attentato di Capaci del 23 maggio del 1992 – penso che ognuno di noi debba fare un ‘mea culpa’ e capire cosa vogliono i nostri giovani, in cosa abbiamo sbagliato, per essere loro da esempio”. 
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