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Il culto

Palermo nel nome di “Rosalia”: la santa che scacciò la peste

mercoledì 15 Luglio 2026
santa rosalia

A Palermo e dintorni si usa ancora il detto “Laria come la pesta di sutta lu carru” (Brutta come la peste che c’è sotto il carro) per indicare un evento o una cosa brutta proprio come la peste che imperversò in città nel biennio tra il 1624 e 1625. Il nome Rosalia richiama Palermo in un eco senza tempo e senza spazio; tra le tante contraddizioni di una città martoriata e maltrattata dall’onta della malavita, ma al contempo ricca del fascino multiculturale delle sue bellezze artistiche, il 15 Luglio di ogni anno Santa Rosalia sale in cattedra anzi no, si erge dal carro trionfale nelle fattezze di una statua in candido marmo di Carrara per ricordarci che si può ambire ad una realtà nuova fatta di speranza, fede e voglia di cambiamento, laddove la peste rimane solo una macchia oscura ormai sbiadita dal tempo.

Il culto di Santa Rosalia “le tappe fondamentali”

Il culto di Santa Rosalia è lontano nei secoli e soprattutto è legato a due momenti cronologicamente differenti. Innanzitutto bisogna andare a ritroso fino al dodicesimo secolo, tempo in cui visse una certa nobildonna “Rosalia De’ Sinibaldi” che con le sue scelte coraggiose legò la sua vita al capoluogo siciliano dando l’avvio ad un vero e proprio culto. Per il secondo momento urge fare un balzo di 5 secoli (nel XVII° secolo) per vedere consacrata la vita di Rosalia attraverso il riconoscimento della sua santità. La città di Palermo dopo tanti secoli ricorda ancora la vita di Rosalia e della Santa che rappresenta, dedicandole una festa tutta per lei “U fistinu” (giunto oggi nel 2026 alla 402° edizione).

“Rosalia de’ Sinibaldi” storia di una donna che scelse la fede

Rosalia De’ Sinibaldi, nacque a Palermo intorno al 1130 in una famiglia nobile, probabilmente imparentata con la corte normanna del re Ruggero II. Infatti pur dimostrando fin da giovane una profonda spiritualità e il desiderio di dedicare la propria vita a Dio, entrò a far parte della corte di Re Ruggero come dama di corte. Proprio in quel contesto reale rifiutò un matrimonio combinato con un conte (un certo Conte Baldovino) e gli agi della vita aristocratica, prendendo una scelta molto insolita per una donna del suo tempo. Una leggenda popolare si sofferma su un preciso momento della sua vita, quando il giorno prima delle nozze specchiandosi riconobbe i segni di una vera e propria vocazione vedendo il volto di Gesù riflesso sullo specchio. Da quel momento abbandonò la vita aristocratica per rifugiarsi presso il monastero del SS Salvatore a Palermo. Incalzata dai suoi stessi parenti e dallo stesso conte, Rosalia decise di ritirarsi come eremita, vivendo prima per 12 anni in una grotta nei pressi di Santo Stefano di Quisquina, nell’entroterra siciliano e successivamente sul Monte Pellegrino, vicino a Palermo. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita in preghiera, penitenza e solitudine, fino alla morte, avvenuta il 4 Settembre probabilmente nel 1160 anche se gli studiosi sono più propensi ad indicare il 1170. Dopo la sua morte, si generò un vero e proprio culto sulla figura di questa donna, Rosalia divenne simbolo di quella trasgressione che profuma di libertà. La stessa libertà che le fa abbracciare soltanto la fede spogliandosi di tutte le comodità di una vita agiata, per scegliere una vita di sacrificio e stenti.

Santa Rosalia “dai miracoli alla canonizzazione del XVII° secolo”

Il culto di Rosalia ebbe una svolta decisiva nel 1624 data in cui presumibilmente da un vascello approdato al porto di Palermo, si diffuse a macchia d’olio una feroce epidemia di peste che per più di un anno mise in ginocchio l’intera città. La Chiesa Cattolica da particolare risalto al miracolo secondo cui nel Luglio del 1624 la santa apparve con le sembianze di un angelo ad un cacciatore di nome Vincenzo Bonelli, indicandogli il luogo in cui erano custodite le sue reliquie sul Monte Pellegrino. I resti di ossafurono in effetti ritrovati il 15 Luglio del 1624. Fu l’allora Cardinale Arcivescovo Giannettino Doria che condusse le operazioni con la nomina di diverse commissioni per l’analisi dei resti. Le commissioni nominate non ebbero dubbi, le ossa femminili appartenevano a Rosalia de’ Sinibaldi poiché fu l’unica donna che visse sul Monte Pellegrino secondo la storia degli ultimi secoli. Rosalia apparsa in sogno, non si limitò ad indicare al cacciatore Bonelli il luogo dove venivano custodite le sue reliquie ma disse lui anche che per fermare l’epidemia della peste, bisognava portarle in processione per le vie di Palermo. Durante quella prima processione, vennero attribuiti una serie di miracoli a Rosalia responsabile di aver guarito tanti malati di peste che si erano accodati in processione. Dopo questo evento infatti la peste iniziò rapidamente a diminuire e la popolazione attribuì la fine dell’epidemia nel 1625 proprio all’intercessione di Rosalia. La fama dei miracoli legati alla santa si diffuse anche fuori dalla Sicilia, favorendo l’avvio del processo di riconoscimento del suo culto. Papa Urbano VIII approvò ufficialmente la venerazione di Santa Rosalia e ne confermò il culto nel XVII secolo, autorizzandone la celebrazione liturgica nel giorno 15 luglio. Da allora Santa Rosalia è venerata come simbolo di fede, protezione e speranza. Da quel momento la devozione nei suoi confronti crebbe enormemente e Santa Rosalia divenne la principale patrona di Palermo, sostituendo le antiche quattro patrone della città. Ancora oggi migliaia di fedeli partecipano ogni anno il 14 Luglio al Festino di Santa Rosalia per ricordare il miracolo della liberazione dalla peste e rendere omaggio alla patrona di Palermo.

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