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Palermo, Parco Cassarà dimenticato: cinque anni persi, riapertura in alto mare

mercoledì 15 Maggio 2019
Parco Cassarà
Foto Fb

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Sono trascorsi più di 1.800 giorni, 5 anni, dalla chiusura del Parco Cassarà. Era il 16 aprile 2014 quando il polmone verde di Palermo fu posto sotto sequestro dalla Procura e il NOPA (Nucleo Operativo Protezione Ambientale della Polizia Municipale) appose i sigilli.

Ben 28 ettari di terreno, costati 11 milioni di euro e inaugurati nel 2011 dall’ex sindaco Diego Cammarata. Poi, grazie ad un servizio di Stefania Petyx per Striscia La Notizia, vennero alla luce le “magagne”: sotto l’erba e la terra c’erano sepolte sostanze inquinanti pericolose: amianto, rifiuti industriali, metalli pesanti, e residui di cantieri edili.

parco cassarà frame striscia
Il servizio di Striscia 

Una vera “bomba ecologica” per cui è ancora in corso un processo penale, dove in 7 sono a giudizio per “disastro ambientale“.

I giudici divisero così il parco in 3 macro-aree: Zona Verde, Gialla e Rossa, per indicare il grado di pericolosità. La Verde e la Gialla coprono all’incirca il 60% del parco, che ha 3 ingressi: quello principale in via Ernesto Basile, poi in corso Pisani e l’ultimo in via Altofonte. Proprio qui, vicino al Cus, c’è “la Zona Rossa”.

Dopo anni di sostanziale immobilismo, solo nel 2018 il Comune di Palermo finalmente ha bandito la gara per le indagini preliminari propedeutiche alla bonifica della Zona Verde.

Il bando per i carotaggi da 161 mila euro però fu ritirato in autotutela dopo appena un mese, a giugno 2018, per “errori e lacune”. Il M5S diffidò quindi il Comune per i ritardi; il sindaco Leoluca Orlando diede così un ultimatum ai tecnici comunali e agli assessori di fare in fretta, e il bando fu così ripubblicato a settembre (scadenza 20/09/2018).

Il 18 settembre pervengono due richieste di chiarimenti dalle imprese partecipanti, trasmesse il giorno successivo al RUP, l’Avvocato Francesco Fiorino che è il custode giudiziario e dirigente del settore Ambiente. Dopo il verbale del 24/09/2018 in cui viene scritto che «non è pervenuto alcun riscontro», nessun altro allegato nella pagina ufficiale del Comune. Nessun aggiornamento. Un silenzio assordante.

Passano i mesi e nel febbraio 2019 arriva la conferma: la gara è da rifare, di nuovo. Per la terza volta.

Parco Cassarà chiusoCosì ora si sta mobilitando l’intero Consiglio della IV Circoscrizione: «Abbiamo deliberato all’unanimità – spiega il presidente Silvio Moncada – l’organizzazione di un sit-in di protesta. L’iniziativa dal titolo “RivogliAMO il nostro Parco” è prevista venerdì 31 Maggio con raduno alle ore 9,00 all’interno della villetta di Piazza Turba. 

La Giunta Comunale – prosegue la nota della IV Circoscrizione – con Delibera n.254 del 21/12/2017 aveva deciso lo stanziamento di oltre 160 mila euro, con prelievo dal Fondo di Riserva, per procedere alla gara d’appalto per i carotaggi. Dopo oltre un anno e mezzo, il Settore Ambiente non ha ancora espletato la gara. Un ritardo inammissibile che nega alla città un polmone verde, fiore all’occhiello del nostro territorio. Chiediamo all’Amministrazione Comunale di mettere in campo tutti gli strumenti necessari per sbloccare la gara, accertando nel contempo, eventuali responsabilità».

Silvio Moncada
Silvio Moncada

«Adesso – attacca Moncada, sentito da ilSicilia.it – bisognerà re-impegnare le somme dato che il bando va rifatto. La Giunta si è impegnata a questo prelievo dal Fondo di Riserva, speriamo sia vero. È ora che si metta fine una volta per tutte ad una vicenda che sta assumendo contorni paradossali».

Ma per il neo assessore all’Ambiente Giusto Catania non ci sarebbero responsabilità da accertare: «Io mi sono insediato da poco e non sono stato invitato al sit-in della IV Circoscrizione. So (tramite l’ex vicesindaco Marino) che c’è stato un problema tecnico di tempi per l’impegno delle somme perché il Bilancio fu approvato a Dicembre. Ora il nuovo Bilancio sarà approvato a breve, entro fine maggio, spero. Giusto Catania sul trafficoQuindi – rivela a ilSicilia.it – immediatamente dopo l’approvazione, mi impegno a far pubblicare subito il bando. Io non devo accertare responsabilità di cose precedenti al mio arrivo. Ma adesso non ci sono più alibi: sarà mio compito arrivare nel più breve tempo possibile ai carotaggi e all’analisi del materiale».

Un vero spreco a cielo aperto. Anche perché stiamo parlando ancora delle indagini “preliminari“, e solo della Zona Verde. Per quella Rossa (cioè quella considerata più a rischio) ancora i tempi sono lontanissimi e si attendono novità dalla magistratura.

La riapertura del parco appare sempre più un miraggio.

 

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