Il governo romano punta alla istituzione del Parco nazionale degli Iblei. Una proposta che risale al 2010 oggi è oggetto del dibattito parlamentare all’Ars. Ma non tutti sono d’accordo con l’idea di far sorgere nelle aree delle province di Ragusa, Siracusa e Catania questa struttura la cui perimetrazione rischia di ingessare l’agricoltura – in particolare il comparto zootecnico e industriale – e di “compromettere le attvità economiche del settore”, che rappresentano la qualità e l’eccellenza dei territori interessati.
A fare il punto della questione siciliana, all’ordine del giorno della quarta Commissione, è il presidente della Commissione Affari istituzionali dell’Ars Ignazio Abbate che affronta anche quelle criticità legate al futuro sostentamento finanziario di cui necessiterà il parco una volta messo in funzione.
Intanto, il Tar di Catania in una sentenza ha fissato un termine per l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei, ordinando la nascita formale del Parco entro 180 giorni e nominando già un commissario ad acta pronto a insediarsi in caso di ulteriori ritardi. La vicenda è aperta dal 2007, ma sembra essere giunta a un punto di svolta. Il TAR ha infatti chiarito che l’espressione legislativa “sono istituiti” ha un valore precettivo e non meramente programmatico, facendo sorgere un ineludibile obbligo di provvedere. “In tale contesto, l’inerzia successivamente registratasi non trova adeguata giustificazione nell’assetto procedimentale delineato”, si può infatti leggere nella sentenza.
Tuttavia parte della politica regionale non è d’accordo con la decisone del Tribunale amministrativo regionale, avviando nei prossimi giorni un dibattito nella Commissioni Territoio e Ambiente presieduta da Giuseppe Carta che ha preso l’imegno di convocare ulteri audizioni coinvolgendo soprattutto i Liberi Consorzi comunali e le associazioni di categoria per promuovere inizative comuni da portare all’attenzione di Roma per modificare l’attuale perimetrazione “che non tiene conto degli insediamenti produttivi presenti non compatibili con l’istituzioni di un parco”, dichiara Carta in Commissione.
Dunque il disaccordo non è sull’istiotuzione, bensì sulla perimetrazione.
Anche Coldiretti è in totale disaccordo. “Le aziende agricole, comprese quelle zootecniche inglobate nel perimetro del parco avranno nuove regole che mal si concilieranno con quelle che permettono la produzione. Non è mai stato effettuato un conteggio degli insediamenti produttivi del territorio. Non è possibile pensare di modificare ciò che geneticamente immodificabile Parliamo di pratiche millenarie che garantiscono il patrimonio di biodiversità elemento di tutta l’area orientale”.
“L’agricoltura non può essere ingessata ma va tutelata con strumenti adeguati che non possono essere imbrigliati in documentazioni. Il settore agricolo non è statico ma deve adeguarsi ai cambiamenti, prima di tutto quelli climatici che impongono soluzioni ed interventi assolutamente incompatibili con le logiche di staticità di un parco.
Coldiretti al di là della ferma opposizione chiederà all’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente di presentare subito il ricorso al CGA – Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana.




