La situazione politica nell’Isola è in costante mutamento. Abbiamo osservato le vicissitudini del centrodestra alle prese con varie, serie e importanti questioni che hanno messo e continuano a mettere a dura prova la tenuta della coalizione, ma anche il Partito Democratico, maggior partito d’opposizione all’Ars, non gode di ottima salute.
Ne parliamo con il deputato dem e sindaco di Militello in Val di Catania Giovanni Burtone.
Onorevole Burtone, è passato un anno dal discusso e alquanto animato congresso del PD. Qual è la situazione attuale?
“Non è che ci siano state molte modifiche, anche perché non ci sono state iniziative adeguate. Penso che di fronte ad una profonda spaccatura, come c’è stata e c’è nell’attuale Partito Democratico siciliano, ci saremmo tutti aspettati un’iniziativa nazionale, il tentativo di trovare un percorso che potesse essere condivisibile nel tempo quantomeno di chiarimento. Invece abbiamo assistito ad un’assenza totale, una sorta di distacco da parte della segreteria nazionale che non ha messo come priorità l’impegno nel formare un gruppo dirigente compatto. Per quel che mi riguarda è un fatto che mi amareggia. Noi abbiamo continuato, in questo anno, a fare politica e siamo stati un gruppo che si è tenuto strettamente impegnato su vari fronti, non solo quello della presenza parlamentare. Abbiamo lavorato nel territorio e continuato la nostra opera anche perché, da parlamentare prima e poi anche per chi ha avuto altri ruoli come me da sindaco, siamo stati chiamati a svolgere il nostro dovere e in tal senso posso rassicurare tutti che abbiamo fatto fino in fondo la nostra parte“.
Il rapporto tra il gruppo parlamentare e la direzione regionale esiste, ci sono interlocuzioni?
“Il gruppo non l’abbiamo formalmente diviso, ci sono delle posizioni dialettiche che potrebbero rientrare nella situazione fisiologica di un gruppo che discute, in verità sono spesso frutto di questa polemica interna, di questa divisione che ci portiamo dietro. C’è la vicesegretaria regionale del partito (Valentina Chinnici) che è presente nel gruppo, quindi a volte dà un contributo corrispondente a quella che può essere la posizione del partito. Per quel che ci riguarda, non abbiamo mai avuto interlocuzioni col partito regionale, perché ripeto, non abbiamo mai accettato l’esito di una votazione che non è a noi apparsa con i crismi minimi di trasparenza. Aspettiamo che ci sia qualche iniziativa del partito, vedremo come evolverà. Spero che superate le difficoltà, che non sono sempre semplici, si trovi la motivazione e poi il tempo per affrontare la divisione, e quindi contribuire al successo del partito a livello nazionale e regionale“.
Mancano poco più di 18 mesi alla scadenza del mandato del presidente Schifani e alla fine della XVIII legislatura. Nel campo largo si iniziano a fare i primi nomi come quello del deputato regionale Ismaele La Vardera o dell’eurodeputato Giuseppe Antoci. Un suo parere a riguardo.
“Credo che nel campo largo ci sia tutto questo movimento attorno alla necessità di indicare il nome per la presidenza, come se le elezioni fossero dopodomani. Certo, in politica bisogna tener conto delle variabili continue, ma non mi pare che l’approccio sia corretto nel senso che considero esagerata questa accelerazione, non mi pare che le elezioni siano imminenti. Non c’è dubbio che La Vardera è un protagonista attuale del momento politico e ci sono altri che si muovono come Antoci. Nel Partito Democratico qualcosa è presente e non solo al livello partitico ma anche al di fuori. Per quel che mi riguarda le decisioni vanno prese collettivamente, trovo poco accettabile che si riuniscano tre persone tra cui chi puntualmente ha lavorato per far perdere il Partito Democratico alle elezioni, come abbiamo più volte visto con la segreteria Barbagallo con candidature errate, quindi quantomeno si trovi una modalità adatta. La storia del Partito Democratico indica le primarie come modo per far scegliere il candidato presidente ai cittadini che si riconoscono nel centrosinistra. Se vorranno decidere i segretari, vedranno che le conseguenze non saranno positive“.
Le tensioni nel centrodestra sono sotto gli occhi di tutti. A suo parere il governo regionale riuscirà a tenere nonostante questi scossoni?
“Continuo a ripetere che il tempo è importante. Un anno fa il centrodestra sembrava uno schieramento invincibile e ora si ritrova con una importante questione morale, con problemi politici di divisioni marcate anche all’interno degli stessi partiti che formano la coalizione, ma credo che il centrodestra abbia avuto e abbia un cemento che utilizzerà al meglio che è il cemento del potere. Quindi non sottovalutiamo il centrodestra anche diviso perché nel momento poi della definizione delle liste e della coalizione troveranno una composizione e soprattutto, lo sottolineo fermamente, pensiamo al nostro lavoro perché non mi pare che il Partito Democratico e i partiti dell’opposizione in questo momento vengano visti nell’opinione pubblica come una vera e propria alternativa. Non illudiamoci e costruiamo e chi può e deve fare un passo indietro che lo faccia. Chi abbia generosità e ha oggi incarichi che sono divisivi faccia un passo indietro“.




