L’iniziativa si inserisce nel solco della riflessione proposta dall’arcivescovo nella sua Lettera Pastorale sull’Eucaristia, proponendo la Via Crucis come “esperienza di contemplazione della passione del Signore e scuola di comunione”, in cui la logica dell’Eucaristia si intreccia con quella della Croce. L’obiettivo è chiaro: fare del cammino della Croce un momento condiviso, capace di rafforzare il senso di comunità ecclesiale.
L’evento prevede un allestimento essenziale ma suggestivo: una croce centrale in ferro battuto, l’utilizzo di candele processionali e torce scenografiche antivento, oltre a un sistema di accesso controllato per le operazioni di montaggio e smontaggio. Tutto, assicurano gli organizzatori, nel pieno rispetto del sito.
“Un modo per aprire il Parco al territorio”
In questa prospettiva, la Via Crucis diventa anche uno strumento di apertura: “È un modo per aprirsi non solo a eventi culturali ma anche spirituali. Serve a coinvolgere la cittadinanza e a portare al teatro anche diversi tipi di pubblici. Un’occasione quindi per far conoscere questo luogo a tutta la popolazione”.
Un allestimento statico, pensato come uno spettacolo
Dal punto di vista scenico, l’impostazione sarà diversa rispetto alla tradizionale Via Crucis itinerante. “Ci sarà una croce centrale sul palco, illuminata da fiaccole – spiega Bennardo – e le stazioni saranno fisse, non mobili. Il pubblico resterà seduto, non ci sarà movimento all’interno dello spazio”.
Una scelta che va anche nella direzione della gestione e della sicurezza dell’evento: “È come se fosse un concerto o uno spettacolo: il pubblico è tutto seduto. Abbiamo previsto piano di sicurezza, ambulanza e tutte le misure richieste dalla normativa”.
Il direttore chiarisce anche un aspetto importante legato alla natura dell’iniziativa: “Anche se è un evento religioso, lo stiamo trattando come uno spettacolo dal punto di vista organizzativo. Il servizio d’ordine sarà garantito dagli organizzatori, cioè dalla Curia. Noi mettiamo a disposizione il luogo”.
E sui possibili rischi per il sito, Bennardo è netto: “Rischi? Zero”.
Un teatro che cambia funzione
L’immagine che emerge è quella di un Teatro Antico di Taormina sempre più vissuto come spazio aperto, non solo per spettacoli ma anche per momenti collettivi e identitari.
Un luogo che, per una sera, si trasformerà in uno scenario di raccoglimento e spiritualità, dove il linguaggio del rito religioso incontrerà quello della storia e dell’archeologia. Un esperimento che potrebbe segnare una nuova modalità di fruizione del sito, nel segno del dialogo tra patrimonio, comunità e fede.




