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Perché il centrodestra vuole perdere le prossime elezioni regionali?

sabato 11 Marzo 2017

Una domanda si fa strada in queste ore: perché il centrodestra isolano vuole perdere a tutti i costi le prossime elezioni regionali di ottobre e consegnare la Sicilia al Movimento 5 Stelle? La risposta nessuno la conosce, ma quel che è certo è che i potentati di ciò che resta del centrodestra ce la stanno mettendo tutta per perdere la sfida elettorale per la seconda volta consecutiva in cinque anni.
Ebbene sì, non si spiegherebbe altrimenti la melina di queste settimane in merito all’ipotesi primarie, chieste a gran voce da Nello Musumeci e dalla sua #DiventeràBellissima e confermate anche nel vertice svoltosi a febbraio fra i capigruppo di Forza Italia e delle altre forze moderate all’Ars. Conferma, che però non sembra bastare, se ancora nelle scorse ore alcuni “leader” dell’area berlusconiana le mettevano in dubbio.

In teoria, queste dovrebbero tenersi il 23 aprile. Il condizionale però è d’obbligo, perché di fatto sulle primarie in Sicilia ci sarebbe il veto di Silvio Berlusconi che ben sa che qualora queste si celebrassero, si allargherebbe una maglia difficile da ricucire: in tal caso, infatti, l’ex Cavaliere subirebbe l’ulteriore pressing di chi vorrebbe anche le primarie nazionali, con l’intento non troppo celato di sottrargli lo scettro di premier dell’area moderata.

Il fatto è che – a dirla tutta – in Sicilia il centrodestra non sa come perdere prima. Il “candidato naturale” anti Pd sarebbe, infatti, proprio Musumeci, l’unico (o quasi) che in questi anni ha garantito nel parlamento regionale un’opposizione all’attuale governatore (ovviamente, se si esclude la nutrita pattuglia di parlamentari 5Stelle). E l’unico sinceramente innamorato delle primarie, che potrebbero incoronarlo candidato ufficiale alla presidenza della Regione.

Una grana non di poco per i giochi berlusconiani. E infatti, Silvio e i suoi prendono tempo, nella speranza di inventarsi qualcosa per allontanare lo spettro primarie e indicare alla fine un candidato espressione delle decisioni di vertice. Di quale vertice, però, non è dato sapere. E nemmeno chi sia l’agnello sacrificale da immolare contro le armate grilline di Cancelleri, se è vero che Musumeci, in questo momento, appare l’unico in grado di racimolare voti per tentare di fermare l’avanzata 5 Stelle alla conquista di Palazzo d’Orleans.

Ci sono poi altri nomi che circolano in queste ore. I leghisti hanno da tempo dato l’ok alle primarie e schierato il candidato di bandiera Attaguile, sul cui nome non sembrano però esservi entusiasmi diffusi. Dal canto loro, i sicilianisti di Gaetano Armao si sono fatti avanti, nella speranza – forse – che sul docente universitario arrivi una ben più ampia e ufficiale investitura da parte del centrodestra isolano (magari in ticket proprio con Musumeci). Poi c’è Fratelli d’Italia, che mostra di gradire la candidatura del forzista Salvo Pogliese (che però – diciamocelo – fuori da Catania non è che sia poi conosciutissimo… Anzi, alzi la mano chi lo conosce). Per chi se ne fosse accorto c’è anche l’ex ministro Saverio Romano, il quale nei giorni scorsi non ha mancato di dire la sua contro le primarie. Per non parlare di Roberto Lagalla, l’ex rettore dell’ateneo palermitano, che deve ancora comunicare al mondo siculo cosa vuole fare da grande. Tutti lo vogliono (il centrodestra, il Pd di Faraone e l’Udc di Romano) ma nessuno lo sposa. Forse, anche perché le sue frequentazioni bipartisan non piacciono a nessuno.

E intanto, in questo caos, Berlusconi manda avanti il nome di Stefania Prestigiacomo, così, giusto per continuare a far melina, in modo che nel frattempo le lancette scorrano in avanti.

E così, fra segreterie di partito, riunioni ad Arcore, nanismi (o forse onanismi) tattico-politici, il centrodestra isolano si appresta a giocare una partita a perdere. Con l’aggravante che stavolta non ci sarà la “lista di disturbo” di Gianfranco Micciché, come alle scorse regionali, che di fatto, togliendo voti al centrodestra, permise la vittoria di Crocetta. Stavolta, la sconfitta sarà di tutti. In primis di Berlusconi, che pur di restare in sella e scongiurare le primarie potrebbe sacrificare la Sicilia, affidandola al proprio destino. E qualcuno dice che non sarebbe la prima volta… 

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