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Pochi siciliani nel governo? Politici dell’Isola scarsi e lontani dalla gente

venerdì 26 Febbraio 2021

Tante lamentele per la mancanza di meridionali e di siciliani nel Governo del Paese. Una rappresentanza molto contenuta ci fa preoccupare circa l’attenzione che il Paese dedicherà al Mezzogiorno ed alla Sicilia.

Anche se spesso la presenza di nostri ministri non ha affatto coinciso con l’attenzione dedicata alla Sicilia. Certo vedere che nel governo dei migliori non c’è spazio per quella che è una realtà che ha fornito protagonisti della vita politica e culturale del Paese fa specie.

Se il metro della cooptazione dovesse essere i risultati che la nostra classe dirigente ha ottenuto nell’Isola, allora la mancanza di protagonisti nel governo è assolutamente giustificata. Un’isola che non riesce a dare alcuna prospettiva di futuro ai propri giovani. Una realtà indietro in tutte le iniziative che possano dare un’idea di futuro ai nostri ragazzi. Prima fra tutte la messa a regime delle due Zes, zone economiche speciali, occidentale ed orientale, che ancora stentano a partire. Unica prospettiva per creare qualche posto di lavoro in più che non sia nel pubblico o di occupati assistiti.

Chiusa nei suoi salotti radical chic autoreferenziali, spesso aggrappata ai partiti nazionali senza alcuna forza di contrapposizione, la nostra classe dirigente si divide tra quella dominante estrattiva pronta a cavalcare ogni carro del vincitore, e quella che decide di scappare per sopravvivere. Il risultato a livello nazionale della mancanza di stima nei salotti che contano è conseguenza dell’incapacità di richieste adeguate, di proposte credibili, di forza per sostenerle, nel portare avanti un progetto di sviluppo.

Quello che è accaduto è la cartina di tornasole di una realtà che si guarda il proprio ombelico, che non fa partecipare all’agone complessivo la maggior parte dei propri abitanti. E quella piccola parte, protetta, purtroppo come dice Ceronetti, non esprime che sfinimento. Una realtà che non fa i conti con i suoi numeri e con le sue prospettive che si divide su qualunque idea di sviluppo, in una visione romantica di separazione dal resto del Paese con una società che invece di chiedere il collegamento stabile va a battere cassa per i costi dell’insularità.

Nessuna giustificazione per un Paese patrigno che nega fin dalla nascita gli stessi diritti ai bambini palermitani rispetto a quelli bolognesi. Ma nemmeno per chi ha soltanto pensato ad estrarre risorse per se stesso e per i propri protetti da un’Isola allo stremo, adeguato erede di una nobiltà insipiente. Mentre il mantra che pervade tutti e tutto è solo l’appartenenza che rende per se stessi ed i propri figli.

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