Primo confronto con l’amministrazione strategica del Policlinico di Palermo sui fondi contrattuali della dirigenza medica e sanitaria e sulla variabile aziendale. Dall’assemblea, tenutasi nel pomeriggio del 16 settembre, è arrivato il mandato alle sigle sindacali dell’Area Sanità di sollecitare risposte sulle questioni già poste nelle note 41 e 42 e di fare chiarezza sulla costituzione e sull’utilizzo delle risorse. Tra i nodi anche gli effetti economici della mancata erogazione sui lavoratori.
“L’assemblea ci ha dato un mandato molto chiaro. In questa fase non vogliamo alzare inutilmente i toni, ma ottenere risposte precise e documentate. Le note 41 e 42 contenevano richieste puntuali sulla costituzione dei fondi e sulla variabile aziendale e riteniamo che i lavoratori abbiano diritto di conoscere come queste risorse siano state determinate, utilizzate e distribuite. Non stiamo cercando uno scontro con l’Azienda, ma un confronto vero, basato su dati completi e verificabili”, afferma Mario Caradonna della FP CGIL Medici e Dirigenza sanitaria.
“Il problema non è soltanto tecnico o contabile. Quando una componente della retribuzione viene meno, il riflesso sulla vita quotidiana dei lavoratori esiste. Dietro una busta paga ci sono famiglie che organizzano spese, impegni e scadenze anche sulla base delle somme percepite abitualmente. Nessuno sostiene che dovessero essere garantiti necessariamente 450 euro al mese, ma anche una cifra più bassa, nell’ordine di 300 euro mensili, distribuita nel corso dell’anno, rappresenta una risorsa che può incidere concretamente sull’equilibrio economico familiare. È questo il disagio che abbiamo voluto rappresentare durante l’assemblea”, prosegue.
I fondi
La richiesta dei sindacati riguarda la completa rendicontazione dei fondi contrattuali della Dirigenza Area Sanità per le annualità 2023, 2024, 2025 e 2026, con il dettaglio della loro costituzione, alimentazione, consistenza, utilizzo, destinazione delle risorse, somme erogate ed eventuali residui.
“Vogliamo capire con esattezza come si è arrivati alla situazione attuale. Prima di esprimere giudizi servono gli atti. Per questo abbiamo chiesto tutta la documentazione relativa ai fondi e abbiamo dato sette giorni all’Amministrazione per rispondere. Il nostro intento rimane quello di ricostruire il quadro con chiarezza e aprire un confronto che possa portare a una soluzione. Non ci interessa personalizzare la vicenda, ma tutelare i lavoratori e ristabilire condizioni corrette nelle relazioni sindacali. Anche sulla variabile aziendale abbiamo bisogno di elementi certi. Se esistono criticità economiche o organizzative devono essere spiegate e documentate. Non possono però rimanere zone d’ombra su somme che incidono sulla retribuzione dei dirigenti. Chiedere trasparenza non significa assumere una posizione pregiudiziale nei confronti dell’Azienda. Significa mettere tutte le parti nelle condizioni di discutere sulla base degli stessi numeri”, evidenzia.
Sette giorni
Tra i punti emersi dall’assemblea anche la possibilità, in assenza di un riscontro completo entro sette giorni, di valutare ulteriori iniziative sindacali e giuridiche, dall’attivazione delle procedure previste dall’articolo 28 della legge 300 del 1970 allo stato di agitazione, fino alle procedure di raffreddamento e conciliazione e all’eventuale trasmissione degli atti alle sedi competenti, comprese Corte dei conti e giudice del lavoro.
“Il nostro obiettivo resta quello di trovare una soluzione attraverso il confronto. Se l’Azienda risponderà in maniera completa e metterà a disposizione i documenti richiesti, ci saranno le condizioni per discutere nel merito e affrontare la vicenda senza ulteriori passaggi. Se invece continueranno a mancare risposte, utilizzeremo gli strumenti previsti dalla legge e dal contratto. Non è una minaccia, ma una conseguenza naturale quando una vertenza rimane senza riscontro. L’articolo 28, lo stato di agitazione e le procedure di raffreddamento sono strumenti che valuteremo soltanto se sarà necessario. Lo stesso vale per l’eventuale trasmissione degli atti alla Corte dei conti o al giudice del lavoro”, sottolinea.
“Non siamo noi a dover stabilire oggi se esistano responsabilità o competenze specifiche. Se dalla documentazione dovessero emergere elementi meritevoli di approfondimento, saranno gli organi competenti a fare le proprie valutazioni. Noi chiediamo semplicemente che venga fatta chiarezza e che ai lavoratori venga data una risposta. Tengo a ringraziare chi ha partecipato all’assemblea, dando forza e legittimità al mandato che ne è scaturito, e chi, pur trattenuto da impegni di lavoro, ha comunque voluto far sentire la propria vicinanza e il proprio sostegno alla vertenza. È da questa partecipazione, diretta o a distanza, che nasce la forza per portare avanti le richieste in modo compatto”, conclude Caradonna.




