Qualità dei dati, volumi, tempi e appropriatezza clinica restano le quattro aree critiche che continuano a incidere sugli esiti delle cure in Sicilia.
È quanto emerge dal confronto sul Programma nazionale esiti (Pne), al centro della due giorni conclusa oggi a Palermo, ospitata il 4 e 5 febbraio 2026 a Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei medici. Un appuntamento che ha portato nel capoluogo siciliano i vertici del sistema sanitario regionale, i direttori generali, sanitari e amministrativi delle Aziende dell’Isola, i decisori istituzionali e i tecnici, con l’obiettivo di leggere in modo critico e operativo i dati dell’edizione 2025 del Programma promosso da Agenas in collaborazione con la Regione Siciliana.
Al centro delle due giornate, l’analisi degli indicatori di qualità e delle performance complessive del sistema sanitario regionale, con un focus sugli ambiti clinici considerati prioritari per l’assistenza. I lavori hanno ruotato attorno alla lettura del treemap, strumento che consente una rappresentazione immediata dei risultati delle strutture sanitarie, mettendo in evidenza punti di forza e criticità e favorendo il confronto tra le diverse realtà.
Un ruolo centrale lo ha avuto il percorso integrato di audit, elemento strutturale del Pne, pensato per accompagnare le Aziende sanitarie in un processo continuo di miglioramento. Il dialogo tra dati, assetti organizzativi e pratiche cliniche ha restituito l’immagine di uno strumento operativo, capace di incidere sulle decisioni e di orientare le politiche sanitarie regionali in modo più coerente rispetto ai bisogni di salute dei cittadini.
Dati, qualità e nodi strutturali
“Siamo a Palermo nell’ambito di un’iniziativa che Agenas porta avanti da anni per incontrare referenti regionali e decisori e mettere a disposizione i dati elaborati a livello nazionale, con l’obiettivo di avviare programmi concreti di miglioramento della qualità”, spiega Giovanni Baglio, direttore della ricerca di Agenas e direttore scientifico del Programma nazionale esiti, il quale prosegue evidenziando che: “Le criticità che emergono non riguardano solo la Sicilia ma interessano diverse regioni del Mezzogiorno e, in alcuni casi, anche il livello nazionale. Il primo nodo riguarda la qualità dei dati. Il Programma si basa sulle schede di dimissione ospedaliera, che non sempre vengono compilate con la necessaria attenzione e non fanno emergere la reale gravità dei pazienti. In questo modo i modelli di risk adjustment non riescono a funzionare correttamente. Il primo passo, soprattutto in Sicilia, è lavorare sulla qualità della codifica”.
“Il dato di riferimento è quello ospedaliero, ma contiamo di estendere il Programma anche ad altri setting territoriali, attraverso l’integrazione dei flussi informativi, includendo il territorio e la prevenzione – sottolinea -. Le macro-aree critiche sono quattro: i volumi, cioè la capacità di concentrare la casistica complessa in strutture qualificate, come avviene troppo poco per tumori ad alta complessità come quello del pancreas; i tempi, con ritardi ancora frequenti in interventi che dovrebbero essere garantiti entro 48 ore, come la frattura del femore; l’appropriatezza clinica, con un ricorso eccessivo al taglio cesareo, poco parto vaginale dopo cesareo ed episiotomie inappropriate; infine gli esiti, soprattutto in cardiochirurgia, dove persistono strutture oltre la soglia nazionale del 4 per cento di mortalità. Anche in questo caso pesa la crescente complessità dei pazienti, ma se non emerge dai dati amministrativi i modelli di aggiustamento del rischio non possono tenerne conto”.
Controllo interno e responsabilità delle Aziende
Sul tema della qualità e del controllo dei dati è intervenuto anche Saverio Ciriminna, già dirigente generale dell’Ispettorato Sanità e oggi consulente del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE) dell’Assessorato regionale della Salute.
“Questi indicatori sono già presenti nel DM70 – rimarca Ciriminna -. All’interno delle singole Aziende, per quello che riguarda l’attività ospedaliera, se c’è una direzione sanitaria in gamba con un buon ufficio di controllo, questi dati dovrebbero uscire già in parte corretti e verificati. La direzione sanitaria dovrebbe sapere che nella propria organizzazione ci sono divisioni, come alcune ginecologie, che lavorano da outlier, e questa consapevolezza dovrebbe nascere internamente all’azienda“.
“Il lavoro che faremo in collaborazione con Agenas è creare all’interno delle singole Aziende un gruppo di soggetti che abbia la capacità e la volontà, insieme alle direzioni sanitarie, di fare questa operazione di controllo e filtro prima che escano dati errati, perché compilati male, o distorti da una disorganizzazione interna – aggiunge -. L’obiettivo è ricondurre la nostra regione dentro i parametri nazionali”.
Tra governance e competenze
“All’interno della Regione siciliana, il problema più grande è che non ci sono dirigenti in grado di gestire il Servizio 8, che si occupa di rischio clinico e sicurezza del paziente – fa emergere Giacomo Scalzo, dirigente generale del DASOE -. Tutti i bandi riservati ai dirigenti regionali sono andati deserti, perché servono competenze specifiche sul rischio clinico o sulla legge Gelli-Bianco. Per vent’anni questo settore è stato gestito da personale comandato, oggi non più disponibile. L’ufficio è rimasto scoperto per quattro anni, con un’alternanza continua di dirigenti, e questo ci ha messo in ginocchio. È il servizio più delicato dell’intera Regione, perché qui si gioca la salute dei cittadini”.
“Abbiamo chiesto a due dirigenti, una esterna dell’ospedale Cannizzaro di Catania, Anna Maria Longhitano, e una interna al DASOE, Maria Grazia Buonasorte, di occuparsi degli audit che Agenas elaborerà e ci sottoporrà. Con questi nuovi ingressi, e con chi si occuperà dell’assetto epidemiologico, lavoreremo con la collaborazione attiva di Agenas. Ci incontreremo ogni tre mesi e ci confronteremo con i primari e i direttori delle unità operative sugli argomenti che andremo a trattare. Dobbiamo dare un’impennata e restituire serenità ai cittadini. Tutti dobbiamo lavorare verso la stessa meta. Si lavora insieme, per il cittadino”.




