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La vicenda

Saline di Trapani, esposto sulla gestione della Riserva: ombre su atti, incarichi e fondi pubblici

mercoledì 1 Aprile 2026

Tornano al centro dell’attenzione le Saline di Trapani, Paceco e Misiliscemi, uno dei luoghi simbolo del territorio, dopo la presentazione di un esposto formale che solleva interrogativi su più livelli: amministrativo, ambientale e contabile. Il documento, trasmesso a istituzioni locali, organi regionali e magistratura, punta a fare chiarezza su possibili criticità nella gestione della Riserva.

A firmarlo è Stefano Ruggirello, già vice sindaco e consigliere comunale di Paceco, che ha depositato l’atto il 26 marzo 2026. L’iniziativa mira ad attivare verifiche approfondite sulla legittimità degli atti e sul funzionamento complessivo dell’ente gestore.

L’esposto è stato inviato a una platea ampia di destinatari, dai sindaci alla Prefettura, dalla Procura alla Corte dei Conti, fino all’assessorato regionale all’Ambiente e agli ordini professionali. Coinvolte anche alcune tra le principali associazioni ambientaliste nazionali, come Legambiente, LIPU, Italia Nostra e FAI.

Direzione, fondi e gestione: i punti sotto esame

Uno dei nodi principali riguarda la direzione della Riserva. Nel documento si chiede di accertare se il direttore sia in possesso dei requisiti previsti dalla normativa regionale, in particolare titoli di studio coerenti con l’ambito ambientale o naturalistico. In caso contrario, viene prospettata la possibile invalidità degli atti adottati, ipotesi che resta comunque subordinata alle verifiche degli organi competenti. A questo si aggiunge un ulteriore rilievo, ovvero la mancata pubblicazione dei curricula sui portali istituzionali, elemento che potrebbe essere in contrasto con le norme sulla trasparenza.

Un altro capitolo delicato è quello legato all’utilizzo delle risorse pubbliche. L’esposto chiede di verificare la consistenza reale del personale impiegato dall’ente gestore nel corso degli anni, a partire dal 1994, e la corrispondenza con quanto dichiarato per l’accesso ai finanziamenti. Eventuali incongruenze, si sottolinea, potrebbero incidere sul rispetto dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione.

Sotto la lente finiscono anche le modalità di affidamento della gestione. Secondo quanto segnalato, l’attuale assetto risulterebbe privo di una scadenza definita, una condizione che potrebbe risultare in contrasto con la normativa sugli appalti. Un elemento che si inserisce in un contesto più ampio, mentre a livello regionale si discute una possibile riforma del sistema di gestione delle aree protette.

Convenzione, Comuni e verifiche ambientali

Tra le contestazioni più rilevanti figura inoltre la presunta inosservanza della convenzione che regola la gestione della Riserva. In particolare, si evidenzia la mancata attivazione del tavolo tecnico permanente e l’omissione delle procedure per il riconoscimento degli indennizzi ai cittadini soggetti ai vincoli ambientali. Un aspetto che tocca direttamente il rapporto tra tutela del territorio e diritti delle comunità locali.

Nel mirino anche il ruolo degli enti locali. Secondo quanto riportato, i Comuni avrebbero spesso recepito i pareri dell’ente gestore senza un’autonoma valutazione da parte delle commissioni competenti, una prassi che, se confermata, potrebbe esporre le amministrazioni a possibili responsabilità.

Non manca poi un focus sugli aspetti ambientali più concreti: viene richiesta una verifica sulla regolarità degli scarichi reflui in due strutture operative interne alla Riserva, il centro visite “Mulino Maria Stella” e la sede di Nubia, entrambe situate in aree particolarmente sensibili.

L’appello finale e le tensioni sul territorio

Nelle conclusioni, il documento assume anche un tono politico. Si parla di cittadini penalizzati da vincoli senza adeguate compensazioni e di una gestione percepita come non sempre uniforme. Da qui una domanda che resta aperta. Quante richieste di indennizzo o risarcimento sono state effettivamente avviate nell’arco di oltre trent’anni?

Accanto ai rilievi formali, emerge anche un malcontento più diffuso sul territorio. Viene segnalata, infatti, una gestione non uniforme della Riserva, con differenze tra le varie aree che alimenterebbero tensioni con operatori economici e residenti, contribuendo a un clima di conflitto ormai radicato.

L’esposto chiede ora verifiche ispettive, audizioni e interventi urgenti, coinvolgendo anche gli organi ispettivi regionali e il Prefetto. E lascia intendere che, in assenza di risposte, la vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi. La parola passa alle istituzioni, chiamate a fare chiarezza su uno dei patrimoni ambientali più rilevanti della provincia di Trapani.

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