“In un sistema sanitario evidentemente in affanno, che da anni vive una crisi strutturale, il riconoscimento di oltre 211 mila euro di premi ai direttori sanitario e amministrativo dell’Arnas Garibaldi di Catania per gli anni dal 2019 al 2022, appare un nonsense. Saranno gli organi competenti a verificare la correttezza delle procedure adottate. Ma c’è una questione di opportunità, di coerenza e soprattutto di verifica del come si sia giunti alla valutazione positiva e alla premialità, se la certificazione degli obiettivi è ferma al 2020. Su questo chiediamo risposte e una riflessione della politica, perché le valutazioni non possono essere solo di ordine amministrativo e finanziario, ma devono riguardare principalmente il funzionamento del sistema nell’interesse di cittadini”. Lo scrivono in una nota Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia, e Renato Costa, responsabile Sanità presso il sindacato.
I due esponenti della Cgil ricordano i punti critici del sistema: “Le liste d’attesa continuano a rappresentare uno dei principali ostacoli all’accesso alle cure. I Pronto soccorso sono spesso congestionati, con pazienti costretti a permanenze di giorni in barella per la cronica carenza di posti letto. La medicina territoriale fatica ancora a rappresentare un’alternativa efficace all’ospedale. La carenza di personale medico, infermieristico e tecnico rende estremamente difficile garantire livelli assistenziali adeguati. A tutto questo si aggiunge una crescente fuga di professionisti verso altre regioni o verso il settore privato. In questo contesto – sottolineano Mannino e Costa – parlare di premi di risultato rischia inevitabilmente di apparire in netto contrasto con la realtà quotidiana vissuta dagli operatori sanitari e dai cittadini”.
Mannino e Costa aggiungono che “se fosse confermato che la Regione Siciliana non ha ancora formalmente certificato il raggiungimento degli obiettivi assegnati ai direttori generali, diventa difficile comprendere come possano essere riconosciuti premi ai direttori sanitario e amministrativo, la cui valutazione, per contratto, è strettamente collegata a quella del direttore generale”. Per la Cgil “una situazione del genere rischia di minare il principio stesso della valutazione meritocratica. La premialità non può trasformarsi in un automatismo. Deve essere la conseguenza di risultati misurabili, oggettivi e certificati”.
Mannino e Costa sollecitano inoltre una riflessione sul piano istituzionale su un tema: “Uno dei beneficiari dei premi, il dottor Giuseppe Giammanco – rilevano – ricopre oggi l’incarico di Direttore Generale dell’Arnas Garibaldi. Non si tratta di mettere in discussione la sua persona o la sua professionalità, ma è inevitabile che la coincidenza – osservano – alimenti interrogativi nell’opinione pubblica, soprattutto in un periodo nel quale la fiducia dei cittadini verso il sistema sanitario è già fortemente compromessa. In una sanità che chiede continuamente sacrifici ai professionisti e ai pazienti, ogni euro destinato ai premi deve poter essere spiegato con assoluta trasparenza. Non basta che una decisione sia legittima: deve anche apparire giusta. Ed è proprio questa percezione di giustizia che oggi rappresenta una delle sfide più importanti per la sanità siciliana che ha bisogno di credibilità, una credibilità che dipende anche dalla capacità delle istituzioni di evitare qualsiasi scelta che possa apparire distante dal sentimento collettivo”.
Continua la nota della Cgil: “Occorre anche interrogarsi sul modello di valutazione dei manager sanitari. Se gli obiettivi sono prevalentemente amministrativi o finanziari – dicono Mannino e Costa – si rischia di perdere di vista ciò che realmente interessa ai cittadini: ridurre le liste d’attesa, migliorare l’accessibilità alle cure, diminuire il sovraffollamento dei pronto soccorso, garantire la disponibilità di posti letto, attrarre professionisti e migliorare la qualità dell’assistenza. Il vero successo di un direttore generale, di un direttore sanitario o di un direttore amministrativo non dovrebbe essere misurato dall’equilibrio dei bilanci o dalla produzione di atti amministrativi, ma dalla capacità di migliorare concretamente la salute della popolazione e l’efficienza dei servizi”.
Dalla Cgil dunque la richiesta alla politica di aprire una seria riflessione. “Serve un sistema di valutazione moderno, trasparente e indipendente – affermano Mannino e Costa – fondato su indicatori pubblici e verificabili, conosciuti da tutti e confrontabili nel tempo. Solo così il principio della premialità potrà recuperare credibilità. Perché i cittadini non contestano il merito. Contestano l’assenza di una chiara corrispondenza tra premi assegnati – concludono – e risultati ottenuti”.




