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Spente le luci del G7, dal territorio per il territorio il patrimonio curiamolo insieme

lunedì 5 Giugno 2017
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Parco archeologico di Selinunte

Per non vedere più scene come quelle della Neapolis di Siracusa inghiottita dalla vegetazione, con sentieri chiusi senza segnalazione o cancelli che sbarrano l’accesso ai turisti, malgrado sia il terzo sito più visitato della Regione, per la prima volta insieme, Italia Nostra, Legambiente e SiciliAntica per cercare di fronteggiare, con una proposta concreta e immediatamente attuabile, le condizioni emergenziali in cui versano non solo i siti minori del patrimonio regionale, ma anche i principali attrattori turistici.

Il 6 giugno, presso il «Salone delle Bandiere» del Comune di Messina si terrà il tavolo tecnico-operativo aperto al pubblico, dal titolo «SOS Patrimonio: curiamolo insieme! La task force di Legambiente, Italia Nostra e SiciliAntica per un intervento emergenziale». Obiettivo dell’evento, ideato e curato da Silvia Mazza, storica dell’arte e giornalista de’ Il Giornale dell’Arte, e promosso dalle tre Associazioni impegnate a favore della protezione del patrimonio culturale e ambientale, è la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra queste ultime e l’Assessorato Beni Culturali e Identità Siciliana, sulla scorta dell’accordo già raggiunto tra l’assessore Carlo Vermiglio e il CNR-IBAM per il progetto di gestione sperimentale dell’Anfiteatro romano di Catania, che verrà illustrato come case-stuy dallo stesso direttore, Daniele Malfitana, insieme con i risultati realizzati ad un anno dalla sua firma.

Non si è fatta attendere la risposta positiva dell’assessore, che ha assicurato la firma del protocollo: «Il partenariato con le Associazioni Italia Nostra, Legambiente e SiciliaAntica – afferma Carlo Vermiglio – è in linea con un indirizzo strategico dell’Assessorato finalizzato a promuovere e sviluppare forme di collaborazione con enti, istituzioni e soggetti pubblici e privati per costruire e condividere  una fruizione più qualificata dei nostri siti e mettere a punto buone pratiche per la protezione  del nostro patrimonio, anche in situazioni di emergenza. Il Centro regionale della Progettazione  e del Restauro che, in passato ha profuso molte energie nella realizzazione della Carta  del Rischio,  finalizzata alla prevenzione e alla individuazione dei fattori di rischio del nostro patrimonio culturale , da’ certamente in tal senso un apporto significativo,  anche nell’ottica di un rilancio di questo strumento in sinergia con gli interventi realizzati  dall’Istituto Centrale del Restauro».

«Quando qualche mese fa– ha detto Silvia Mazza – passavano nei media le immagini di aree di interesse artistico e archeologico in pieno degrado, che non risparmiava nemmeno siti come il Teatro Antico di Taormina, l’area di Naxos, Selinunte, la Villa del Casale, e la Regione era in fase di bilancio provvisorio, per cui solo pochi spiccioli arrivavano ai siti, rendendo impensabile qualsiasi anche minimo intervento di manutenzione, ho pensato che servisse unire le forze perché il sistema ha raggiunto un livello di collasso a fronte del quale non bastavano più le denunce giornalistiche per tenere accesi i riflettori.  E così che Italia Nostra, Legambiente e SiciliAntica hanno accolto questa proposta di progetto condiviso che tende una mano all’Assessorato BBCCIS in difficoltà, sia sul fronte operativo, per la carenza di personale, che su quello economico. Quello che si mette in campo è l’utilizzo sinergico di risorse apportate da ciascun soggetto, come knowhow e la forza di un volontariato, inteso non come sostitutivo degli specialisti, ma come braccio operativo in caso di intervento emergenziale, pronto ad agire all’indomani della segnalazione, senza dovere attendere i tempi lunghi della burocrazia».

Per le tre Associazioni «è la prima occasione per rispondere unite alle emergenze del patrimonio culturale siciliano, perché  soltanto una fattiva e concreta collaborazione tra Istituzioni e Associazioni di volontariato può  rendere realmente efficace qualsiasi azione di tutela e di valorizzazione delle straordinarie testimonianze del nostro passato. Oltre alla nostra determinazione nel denunciare il degrado in cui spesso si trova il nostro patrimonio, ci impegniamo con passione in azioni concrete di pulizia, conoscenza, fruizione. Questo protocollo è, per noi, un altro tassello di questo percorso».

Si tratta, inoltre,di un contributo concreto che intende uniformarsi allo spirito di quella Convenzione di Faro, il cui iter di ratifica a distanza di anni è proprio ora all’esame della Commissione Cultura del Senato e che invita a promuovere un processo di valorizzazione partecipativo, fondato sulla sinergia fra pubbliche istituzioni, cittadini privati, associazioni, vedendo nella partecipazione dei cittadini e delle comunità la chiave per accrescere in Europa la consapevolezza del valore del patrimonio culturale e il suo contributo al benessere e alla qualità della vita. La Convenzione adottata in Portogallo nel 2005, entrata in vigore nel 2011, è stata già ratificata da 17 paesi, ma non dall’Italia, che l’ha solo firmata nel 2013. Ma, come per tutte le altre convenzioni internazionali, non basta ratificarle, serve adempierle.

Col tavolo tecnico-operativo del 6 giugno la Sicilia attua di fatto la Convenzione ancora prima della sua ratifica. «La “responsabilità condivisa” a cui chiama la Convenzione ci impegna –sottolinea la Mazza – in quanto società civile, associazioni, ma anche, come nel mio caso, specialisti non inquadrati nei ranghi istituzionali, ad attivarci per garantire la salvaguardia del patrimonio». Il complesso di attività finalizzate a garantire quest’ultima rientra nell’attività della “tutela” che, però, è prerogativa e appannaggio esclusivo delle istituzioni pubbliche, ecco perché nel titolo dell’evento si è invece preferito utilizzare, non a caso, il termine “cura”: dal “basso” possiamo, anzi dobbiamo prenderci “cura”, nell’ambito di un’azione pubblica, dell’eredità culturale da trasmettere alle generazioni future.

Organizzato in due sessioni, l’incontro prevede nella prima la trattazione di una premessa fondamentale del «soccorso» proposto all’Assessorato. Se quest’ultimo si muove sempre nell’ambito della logica dell’intervento ad emergenza in corso, serve anche tenere alta l’attenzione sulle modalità e sulle pratiche che rientrano, piuttosto, nella sfera delle misure di prevenzione. In seno a queste ultime, pertanto, appare prioritario in una Regione ad elevata sismicità come quella siciliana, il recupero di un progetto di capitale importanza come la Carta del Rischio del Patrimonio, dissennatamente chiuso nel 2010.Questo significa che se oggi si verificasse un evento calamitoso come quello registratosi nell’agosto del 2016 nel centro Italia, questa Regione non sarebbe in grado di garantire la messa in sicurezza del suo straordinario patrimonio.

Operatori, Soprintendenze e Protezione Civile non possono più accedere, infatti, alla banca dati online, dove, per esempio, cliccando sopra l’epicentro del sisma si apriva un ventaglio spaziale in cui era possibile individuare immediatamente, consentendo quindi di intervenire in maniera mirata, i beni compresi all’interno della cosiddetta «buffer zone» di influenza sismica e stabilire le priorità. Eppure, la Sicilia era riuscita a ritagliarsi un ruolo d’avanguardia in questo settore: il progetto regionale Carta del Rischio era stato innovativo rispetto al modello nazionale messo a punto dall’Istituto superiore conservazione e restauro di Roma. Poi le parti tra Stato e Regione si sono invertite, sei anni di stop hanno reso inevitabile il sorpasso.

Dopo i saluti delle autorità, il 6 giugno, dalle 16, dalla città del terremoto del 1908 e dell’alluvione di Giampilieri del 2009, gli esiti della Carta del Rischio siciliana e le prospettive per il recupero del progetto saranno illustrate dall’allora titolare, Roberto Garufi. Per presentare la pianificazione della gestione degli interventi di salvaguardia e tutela dei Beni Culturali nel messinese interverrà Antonio Rizzo (esperto del sindaco di Messina per le attività di protezione civile). Per lo scenario nazionale è previsto, invece, l’intervento di Carlo Cacace, dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma, in quanto referente della Carta del rischio nazionale e del Sistema Vincoli in Rete (VIR) e per aver partecipato a suo tempo alla realizzazione della Carta della Regione Sicilia. Il VIR, una piattaforma cooperativa tra tre sistemi del Mibact (Carta del Rischio, Beni Tutelati e SIGECweb), è lo strumento servito per la messa in sicurezza di monumenti e opere d’arte a seguito del recente sisma nel centro Italia.

Silvia Mazza illustrerà il sub progetto Carta del Rischio del Mediterraneo, col quale la Sicilia era riuscita dieci anni fa a ritagliarsi un ruolo di leadership nell’area Euro-Mediterranea, promuovendo una tutela partecipata, oltre a prevedere la costituzione di un Gruppo di Intervento Permanente Internazionale, antesignano degli odierni Caschi blu della cultura, ma, a differenza di questi ultimi, attivo non solo nelle fasi dell’emergenza, ma anche in quelle della prevenzione.

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