Analisi Globale del Future of Jobs Report 2025: tra tecnologia, sostenibilità e nuove competenze
Il mercato del lavoro globale si trova oggi a un punto di svolta senza precedenti. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, frutto di una consultazione con oltre 1.000 datori di lavoro che rappresentano 14 milioni di lavoratori in 55 economie, delinea un panorama dominato da trasformazioni tecnologiche accelerate, imperativi ecologici e una profonda riconfigurazione delle competenze umane.
Dal 2 agosto 2026 l’obbligo UE di sorveglianza umana renderà il Supervisore IA la figura più richiesta da Scuole e PA, superando i tecnici informatici per numero di assunzioni richieste. I dati del World Economic Forum confermano il trend: esplode la domanda globale per chi sa gestire i rischi legali e decisionali degli algoritmi.
C’è una scadenza amministrativa che rischia di cogliere impreparate pubbliche amministrazioni, incluse le scuole: il 2 agosto 2026. In quella data, per effetto combinato degli articoli 14 e 113 del Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), diventerà operativo l’obbligo di sorveglianza umana per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, attraverso il CHOO (Chief Human Oversight Officer).
L’incrocio tra questa scadenza legale e le tendenze del mercato del lavoro, certificate dal recente Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, delinea quella che sarà con ogni probabilità la professione più richiesta del prossimo biennio.
La domanda supererà l’offerta perché non si cercano programmatori, ma figure ibride capaci di gestione del rischio e responsabilità amministrativa.
Un profilo decisionale, non tecnico: una figura chiave per il futuro della scuola e P.A.
L’adozione dell’Intelligenza Artificiale non riguarda solo l’efficienza aziendale, ma sta diventando una questione di governance sociale. In questo contesto, il Future of Jobs Report 2025 evidenzia come settori tradizionalmente meno esposti alla tecnologia, come la Pubblica Amministrazione (PA) e l’Istruzione, stiano ora affrontando una trasformazione radicale. Emerge così la necessità di una figura centrale: il Supervisore AI.
Un ruolo strategico tra etica e efficienza
Il Supervisore AI non è un semplice tecnico informatico, ma un ponte tra le capacità algoritmiche e il valore umano. Sebbene settori come il Governo e il Settore Pubblico prevedano un’esposizione all’IA (76%) leggermente inferiore alla media globale (86%), le sfide sono uniche e complesse.
La PA: superare la resistenza al cambiamento
Per la Pubblica Amministrazione, il report identifica nella cultura organizzativa e nella resistenza al cambiamento le barriere principali alla trasformazione. Il Supervisore AI nella PA ha tre compiti fondamentali:
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Garanzia di Equità: Assicurarsi che gli algoritmi utilizzati per l’erogazione di servizi pubblici o la gestione del personale non contengano bias discriminatori.
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Aggiornamento Normativo: Colmare il divario creato da “quadri normativi obsoleti” che spesso rallentano l’innovazione pubblica.
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Sicurezza e Fiducia: Gestire la protezione dei dati dei cittadini, dato che le competenze in networks and cybersecurity sono tra le più critiche per il settore pubblico.

La Scuola: L’IA come motore di equità educativa
Nel settore dell’Istruzione, la crescita dei NEET (giovani che non studiano né lavorano) a livello globale richiede nuove strategie di inclusione. Il Supervisore AI scolastico diventa il regista di una didattica personalizzata:
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Curiosità e Apprendimento Continuo: Questi sono i valori che il supervisore deve promuovere, integrando strumenti di IA generativa che facilitino l’apprendimento senza sostituire il pensiero critico.
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Mentoring Tecnologico: Insegnanti e professori di scuola secondaria e università sono tra i ruoli previsti in crescita per far fronte all’aumento della popolazione giovane nelle economie in via di sviluppo. Il supervisore AI supporta questi docenti nell’adottare metodologie digitali avanzate.
Le competenze del supervisore AI
Secondo il report, i profili di supervisione richiedono un mix unico di Analytical Thinking e Human-centred skills. Non basta saper configurare un sistema; bisogna saper gestire il talento, motivare le persone e avere una forte consapevolezza etica (Environmental stewardship e Social influence).
In sintesi, il Supervisore AI sarà il garante di una transizione digitale che mette al centro il cittadino e lo studente, assicurando che l’automazione porti progresso sociale e non solo risparmio economico.
L’identikit del Supervisore IA disegnato dal legislatore europeo è molto preciso e sgombra il campo dall’equivoco tecnologico. L’articolo 14 del Regolamento non richiede che il supervisore sappia scrivere il codice dell’algoritmo, ma pretende che possieda un’alfabetizzazione sufficiente a comprenderne le capacità e, soprattutto, i limiti.
Il compito primario di questa figura è contrastare il cosiddetto “Automation Bias“, ovvero la tendenza psicologica a fidarsi ciecamente dei dati forniti da una macchina. In un contesto scolastico o amministrativo, questo significa che il supervisore deve monitorare costantemente il funzionamento del sistema per rilevare eventuali anomalie o malfunzionamenti.
Ancora più rilevante è il potere di intervento conferito dalla legge. Il Supervisore ha la facoltà, e il dovere, di ignorare, annullare o ribaltare i risultati prodotti dall’IA. È quello che in gergo tecnico viene definito “human-in-the-loop” con autorità di veto. Se un algoritmo per la gestione delle graduatorie o per l’assegnazione delle cattedre produce un risultato formalmente valido ma sostanzialmente iniquo, il supervisore deve attivarsi per premere il pulsante di arresto.
Se non lo fa, la responsabilità dell’errore ricade direttamente su di lui, esponendolo a conseguenze disciplinari e, nel caso della P.A., al rischio di danno erariale.
Il report Future of Jobs 2025 include l’Italia tra le 55 economie analizzate nel dettaglio. Di seguito sono riportati i dati e le tendenze specifiche per il contesto italiano che emergono dall’analisi del World Economic Forum.
Indicatori di contesto e mercato del lavoro
L’Italia presenta un profilo caratterizzato da alcune criticità strutturali rispetto alla media regionale dei paesi ad alto reddito:
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Partecipazione alla forza lavoro: Il tasso di partecipazione in Italia si attesta al 56% (dato 2023), significativamente inferiore alla media di molti altri paesi avanzati.
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Disoccupazione e NEET: Il tasso di disoccupazione generale è del 10%, con una punta del 12% tra i lavoratori con istruzione di base e dell’8% per quelli con istruzione avanzata. Il tasso di giovani che non studiano e non lavorano (NEET) è del 13%
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Livello di istruzione: Il 69% della popolazione ha completato l’istruzione secondaria, mentre il 30% possiede un titolo di studio terziario (laurea o equivalente).
Dinamismo del mercato (Churn) e competenze
Il report misura il “churn”, ovvero il rimescolamento dei posti di lavoro dovuto alla creazione di nuovi ruoli e alla scomparsa di altri:
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Labour-market churn: Per l’Italia è previsto un tasso del 7% su cinque anni, un valore inferiore rispetto alla media globale del 22%. Ciò indica un mercato del lavoro meno dinamico o più protetto rispetto ad altre economie.
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Instabilità delle competenze: Si stima che il 31% delle competenze core richieste in Italia cambierà entro il 2030. Questo dato, pur rilevante, è più contenuto rispetto alla media globale del 39%.
Fattori di trasformazione e ostacoli
Le imprese italiane operanti nel Paese identificano specifiche barriere e driver:
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Difficoltà nel reperire talenti: Su una scala da 1 a 7, la facilità di trovare dipendenti qualificati nel mercato locale è valutata 4, in linea con la media globale.
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Investimenti nella formazione: L’investimento del Paese nella formazione a metà carriera è valutato 3 su 7, indicando ampi margini di miglioramento nelle politiche pubbliche di reskilling.
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Priorità DEI: In Italia, il 69% delle organizzazioni dichiara di avere priorità legate a Diversità, Equità e Inclusione (DEI), contro una media globale dell’83%.
Tendenze tecnologiche e AI in Italia
L’Italia segue la tendenza globale nell’adozione tecnologica, pur con ritmi specifici:
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Adozione dell’IA: Il report sottolinea come il settore del Governo e del Settore Pubblico (molto rilevante in Italia) abbia un’esposizione all’IA del 76%, inferiore rispetto a settori come i servizi finanziari (97%).
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Competenze digitali: L’alfabetizzazione tecnologica, i Big Data e la cybersecurity sono identificate come le competenze in più rapida crescita anche per le aziende che operano nel mercato italiano.
Se la legge crea l’obbligo, il mercato certifica la carenza di personale. Il rapporto evidenzia una trasformazione radicale nelle richieste delle aziende e degli enti. Mentre l’IA generativa sta riducendo drasticamente il fabbisogno di ruoli amministrativi tradizionali come segretari e addetti all’inserimento dati, si registra un’impennata nella domanda di specialisti nella gestione del rischio.
Strategie di Risposta e Formazione
Come rispondono le imprese italiane in merito alla situazione? L’85% dichiara che la strategia principale sarà il retraining (riqualificazione) del personale interno. Tuttavia, il report evidenzia una nota dolente: l’investimento pubblico e privato nella formazione a metà carriera è giudicato insufficiente (voto 3 su 7), evidenziando la necessità di politiche attive del lavoro più incisive.
Un dato interessante riguarda le politiche di Diversità, Equità e Inclusione. Solo il 69% delle aziende italiane le considera una priorità strategica, un dato sensibilmente inferiore all’83% della media globale. Questo indica che in Italia il tema dell’inclusione (di genere, generazionale o di background) è ancora visto più come un obbligo che come un driver di produttività.
Conclusione
I dati ci consegnano un’Italia in “attesa”. Il Paese possiede una base solida ma soffre di una bassa partecipazione lavorativa e di un sistema formativo che fatica a tenere il passo con il 31% di competenze in rapida evoluzione. L’obiettivo prioritario per il 2030 sarà trasformare quel 7% di dinamismo in un’opportunità di crescita reale, puntando tutto sul reskilling della forza lavoro esistente.
I dati mostrano che le figure professionali in più rapida ascesa sono i Risk Management Specialists e gli Information Security Analysts. Questo trend dimostra che le organizzazioni hanno smesso di investire solo nella creazione di tecnologia e stanno correndo ai ripari per governarla. Il Supervisore IA è l’incarnazione di questa necessità: un professionista che non produce l’output, ma lo valida, garantendo che l’ente non violi i diritti fondamentali degli utenti.

Confprofessioni: “L’AI avanza fra i professionisti, il 58,2% la usa di frequente”
In un’altra indagine svolta dall’Osservatorio di Confprofessioni a dicembre 2025 ha confermato e rivelato come “l’intelligenza artificiale sia ormai entrata stabilmente nell’attività quotidiana di molti professionisti: il 58,2% dichiara di impiegarla in modo frequente, il 25,4% la utilizza solo occasionalmente e solo il 16,4% non la usa”.
E aggiunge il documento:”le differenze tra categorie sono evidenti: le professioni economiche e tecniche mostrano le quote più elevate di utilizzo frequente (oltre il 60%), mentre l’impiego è molto più contenuto nelle professioni sanitarie e culturali, dove cresce anche la quota di non utilizzatori”.
“L’adozione è più diffusa tra i professionisti giovani e nelle regioni del Nord; inoltre risulta più intensa nelle strutture professionali di dimensione maggiore, dove l’organizzazione del lavoro favorisce l’integrazione di strumenti digitali”, recita ancora il documento.
FONTE DATI: Future of Jobs Report 2025





