Dall’8 al 10 ottobre, alla Casa del Cinema di Taormina, andrà in scena l’atto finale del Festival Internazionale Taormina Arte 2026. A chiudere la rassegna sarà la regista italiana Roberta Torre, vincitrice nel 1998 del David di Donatello per il miglior esordio alla regia.
L’ evento, promosso dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia con la direzione artistica di Simona Celi, sarà una masterclass: tre giornate di incontri e formazione dedicate non soltanto ad attori e professionisti dello spettacolo, ma anche a musicisti, cantanti, artisti e, più in generale, a quanti siano interessati alla cultura e ai diversi linguaggi artistici.
Taormina Arte, la masterclass con Roberta Torre chiude il Festival Internazionale 2026
Il lavoro di Roberta Torre attraverserà teatro, cinema, musica e sceneggiatura, in un percorso che affiancherà alla dimensione didattica il confronto e l’incontro, con uno sguardo rivolto anche al territorio e alle possibilità che potranno nascere per future produzioni.
Gli eventi si terranno dalle 15.00 alle 19.30, l’orario è indicativo e potrà tenere conto delle necessità di viaggio dei partecipanti pendolari; resta richiesta la puntualità, con arrivo cinque minuti prima dell’inizio delle attività.
Con questo appuntamento il Festival Internazionale Taormina Arte 2026 conclude il proprio percorso con uno spazio dedicato alla formazione, alla ricerca e alla condivisione dei linguaggi artistici, affidando a una delle registe italiane più originali un momento di confronto aperto anche a chi desidera avvicinarsi al mondo dello spettacolo.
L’intervista a Simona Celi
La masterclass di Roberta Torre: l’atto finale
“È un’iniziativa pensata guardando al futuro: l’idea è iniziare a mettere dei semi anche per le produzioni future e capire che cosa circola sul territorio. Questa scelta è stata condivisa con il sovrintendente e il commissario, che hanno molto a cuore lo sviluppo di Taormina Arte.
Circa dieci anni fa, quando ho diretto la sezione teatro del Festival, chiamai Lina Wertmüller, che per tre giorni tenne degli incontri con i giovani. Furono bellissimi, perché riuscì a coinvolgere le persone in una maniera unica. Da lì ho pensato a quanto fosse importante il rapporto con i giovani e con il territorio.
In questo momento la Sicilia è piena di artisti straordinari in ogni campo: musica, danza, recitazione. E dove li vediamo questi artisti? Fuori, all’estero. Credo invece sia necessario capire anche che cosa accade nel nostro territorio.
Roberta Torre, secondo me, è una delle registe più interessanti che abbiamo in Italia, soprattutto perché possiede quell’ingrediente segreto che tutti dovremmo avere: l’ironia. Il suo Tano da morire è stato un film che ha fatto epoca. È una donna molto colta e ironica e guarda al palcoscenico attraverso cultura e ironia“.
La missione è la cultura
“La Fondazione vuole dare uno sviluppo verticale al proprio percorso futuro, che dipende anche dalle produzioni. Quest’anno abbiamo iniziato a produrre e stiamo cercando di riportare il teatro all’interno di un meccanismo molto complesso, perché Taormina non deve essere identificata soltanto con il Teatro come luogo. La Fondazione ha come missione la cultura: noi non facciamo intrattenimento.
Lanciamo un seme per il futuro, anche per iniziare a coltivare un gruppo. Vedremo chi si iscriverà, quale mondo si muoverà intorno a questa iniziativa e se da qui potrà nascere anche una produzione futura“.
L’apertura alle nuove generazioni
“Mi aspetto soprattutto tanti giovani e mi aspetto ascolto. Roberta Torre, proprio per l’idea di aprire l’iniziativa a tutti, porta avanti nelle sue regie un lavoro trasversale: lavora con la musica, con la recitazione ed è anche sceneggiatrice.
L’idea è quindi quella di aprire a chiunque abbia voglia di ascoltare e di avvicinarsi al mondo dell’arte e della messa in scena. Mi aspetto giovani, attori, musicisti, ma anche persone semplicemente curiose.
L’ascolto oggi è uno degli aspetti più importanti, perché non siamo più abituati ad ascoltare. Avere un’artista così importante a disposizione rappresenta una grande occasione“.
Pubblico e orario pomeridiano: esperimenti per il futuro
“Abbiamo scelto quell’orario proprio per consentire alle persone di arrivare a Taormina anche da Messina e da Catania. È un esperimento: vedremo cosa accadrà. Ma è un esperimento costruito intorno a una figura artistica di altissimo livello come Roberta Torre.
L’interazione con il pubblico è uno degli aspetti a cui teniamo maggiormente. Dobbiamo tornare a interessare il pubblico, che deve sapere che qui accadono cose uniche. Quest’anno abbiamo avuto diversi progetti realizzati appositamente per Taormina.
È un processo lungo, ma da qualche parte bisogna iniziare. Sono molto contenta. Stiamo cercando di costruire un’identità futura, perché Taormina Arte possiede già un’identità storica talmente forte che nessuno di noi potrebbe aggiungere qualcosa alla sua storia. Possiamo però aggiungere qualcosa al suo futuro“.
Il bilancio del Festival
“Sono molto contenta, felice, perché si è riattivato un meccanismo e abbiamo rimesso in moto una macchina importante. Quando dico “abbiamo” non utilizzo un pluralis maiestatis: ci sono il sovrintendente, il commissario e tutti gli uffici. Io sono dentro una macchina straordinaria, Taormina Arte, composta da professionalità altissime.
Credo che siamo riusciti a rimettere in moto anche il meccanismo della creazione di progetti che nascano appositamente per il Festival e per Taormina.
Ricordiamoci che Taormina Arte è una delle etichette più importanti al mondo. Il Festival di Taormina ha cambiato il volto di questo territorio. Lo dico da messinese: sono cresciuta qui e dentro il Festival. Venivo a vedere le prove quando avevo sedici anni. È una realtà di cui bisogna avere cura, perché ha contribuito a cambiare l’identità di questo luogo“.



