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Via D’Amelio, Graviano finalmente parla: ecco l’incontro con Fiammetta Borsellino | AUDIO

sabato 9 Giugno 2018

Parla finalmente anche lui. Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio condannato all’ergastolo per le stragi mafiose del ’92 e ’93, parla dal carcere, rilasciando dichiarazioni spontanee al processo ‘Ndrangheta stragista, e per la prima volta riferisce del recentissimo incontro avuto con Fiammetta Borsellino, la figlia del magistrato Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio 1992 in via D’Amelio.

Ho avuto la visita di parenti delle vittime. La persona mi dice, ‘stiamo venendo solo da lei perché c’è qualcosa che mi ispira’. Poi ho appreso che sono andati anche da mio fratello. Mi era stato detto di non far uscire la notizia e ne parlo solo ora che altri l’hanno fatta uscire – ha detto Graviano – Come specificato alla signora che è venuta a farmi visita è impossibile che sia stato io a commettere la strage. Ho spiegato che io sono accusato solo da Scarantino. Io ho l’ergastolo per le sue parole e poi dicono che lui è stato smentito da Spatuzza e con quest’ultimo non mi sono mai confrontato anche se avrei voluto”.

Graviano vorrebbe dimostrare che le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia nei suoi riguardi sono false. “A volte la mente elucubra e spesso la memoria biologica non coincide con i fatti storici aggiungendo false notizie. Di fake news ce ne sono abbastanza e ci sono sentenze di collaboratori che si autoaccusano di fatti che poi sono false notizie“. 

Ascolta l’audio diffuso da Radio Radicale dal minuto 2:10:00

Il boss riferisce che il 19 luglio 1992 non si trovava in via d’Amelio, ma al Nord: “…dice che in Via d’Amelio avrebbe ricevuto l’ordine di trovare per me un’abitazione. Ma è una cosa da pazzi fare quello che ha detto lui, andarsi a trovare una casa lì. Via d’Amelio è un buco e dopo l’azione rimanevi intrappolato in quel buco. (…) io ero a duemila chilometri da Palermo come Francesco Mazzola, c’è un fermo e si può controllare”.

fiammettaPoi torna sull’incontro con Fiammetta Borsellino: La persona che voleva rincontrarmi non è stata autorizzata perché le procure dicono che si possono inquinare le prove. Io penso che non si può inquinare. E poi lì brucia veramente il cuore di chi combatte da 25-26 anni per sapere la verità, perché la verità non vuole emergere. Questo vaso di Pandora non si vuole scoperchiare e si è trovato il “capro espiatorio” che è Giuseppe Graviano. Ma il tempo è galantuomo”.

Infine il boss di Brancaccio, alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, conclude le sue dichiarazioni spontanee dicendo: “Potete fare tutte le domande che volete. Io risponderò.

Chissà se l’appello di Fiammetta è riuscito a fare breccia…

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