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Dopo lo scandalo che ha coinvolto la preside della scuola Falcone

Palermo, Zen: un mese dopo, tra rabbia, amarezza e indifferenza

sabato 20 Maggio 2023

Ha accusato il colpo, ma lo ha assorbito in poco tempo il quartiere San Filippo Neri di Palermo. A distanza di un mese dall’arresto della preside “antimafia” dell’istituto comprensivo Falcone, Daniela Lo Verde, accusata di peculato e corruzione, lo Zen ha ripreso la sua vita quotidiana quasi come se nulla fosse successo. A dirlo sono alcuni lavoratori del sociale che, con diverse associazioni, svolgono attività sul territorio, coinvolgendo adulti e bambini.

Non è una questione di sfiducia nelle istituzioni, fanno notare, “perché in realtà la fiducia non c’è più da tempo. I politici si vedono solo per le classiche passerelle. Promettono la luna, ma poi va a finire che ci considerano solo come bacino elettorale”. Non si affida a giri di parole Lara Salomone, dell’associazione Handala: “La reazione immediata – ammette – c’è stata. La comunità si è sentita tradita dalla scuola, che insieme a noi vive per davvero il quartiere. Le associazioni e la scuola stessa sono l’anello di congiunzione tra la politica, vista a distanza, e il tessuto della periferia. Viviamo gli stessi disagi. Ci sentiamo, siamo visti, siamo parte della comunità. Siamo gli unici a fornire servizi a cui i residenti possono accedere senza ‘costrizioni’, per il semplice fatto che lo vogliono”.

“La differenza sostanziale con le classiche notizie di cronaca che si leggono sullo Zen – racconta Fabrizio Arena, del Laboratorio Zen insiemeè che stavolta gli abitanti del quartiere sono le vittime di questa brutta faccenda. La delusione è tangibile ancora oggi. E qui entriamo in scena noi come associazioni. I minori con cui lavoriamo, dai più grandi ai più piccoli ci hanno sommersi di domande dopo aver appreso la notizia. Il nostro compito è di non far vincere il disfattismo. Non facciamo altro che far notar loro che atteggiamenti e comportamenti illeciti, illegali, contro ogni forma di regola anche solo del vivere civile, non pagano. Al contrario, la giustizia trova sempre il modo di emergere e farsi valere. In questo senso, lo scandalo della preside e del vice preside dell’istituto Falcone può essere un’opportunità per far comprendere che la legalità conviene, sempre”.

Come si risponde alla disillusione? Come si fa a restituire un po’ di fiducia nelle istituzioni, nello Stato ad un quartiere come il San Filippo Neri, che è un’isola tra le periferie? Secondo Roberto Cascio, vicepresidente dell’associazione Cammino d’amore “basta saper ascoltare. Per spirito di sopravvivenza, i residenti continueranno sempre a crederci, se continueremo a coinvolgerli in attività che piacciono a loro. Ogni goccia o piccolo raggio di sole è importante”. Così, dalle ronde per aiutare chi ha più bisogno, al doposcuola o al corso di surf, ogni momento è buono per riflettere sui diversi modi per riscattarsi, per provare a pensare un futuro diverso.

 

 

E, forse, le sassate che per due notti di seguito hanno distrutto in settimana le vetrate delle porte d’ingresso della struttura di via marchese Nicolo Pensabene non sono altro che l’ultima testimonianza della frustrazione di un intero quartiere. Così come lo erano state le montagne di rifiuti abbandonati davanti ai cancelli della scuola a poche ore dall’arresto di Lo Verde e del vicepreside Daniele Agosta. Un segnale, l’unico, in grado di esprimere la rabbia contro un simbolo dell’antimafia che fino a un mese fa non poteva essere descritto diversamente: “Che la scuola Falcone fosse totalmente avulsa dal tessuto associativo storico dello Zen non lo si poteva raccontare, perché nei racconti convenzionali, bisognava far emergere la preside come un’eroina – è il sentimento comunee quando provavamo a spiegare che non era così venivamo tacciati di invidia. Ormai, tutto questo è alle nostre spalle e dobbiamo solo lasciare che i fatti vengano accertati nelle sedi opportune”.

Intanto, proprio mercoledì 17 maggio hanno preso il via le riunioni con gli psicopedagogisti assegnati dall’Ufficio scolastico regionale a sostegno di insegnanti e alunni per rielaborare lo choc subito. E, poi, ci sono gli incontri organizzati dall’assessorato comunale alle Politiche sociali, gestito da Rosi Pennino, utili a costruire o, meglio, ricostruire un confronto tra le associazioni, che per la verità c’è sempre stato. Il primo risale al 5 maggio. Il prossimo è previsto per il 31 maggio.

L’obiettivo è ripartire da qui. A un mese dallo scandalo, c’è ancora molto lavoro da fare.

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