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Le indiscrezioni

I “dissidenti” di Forza Italia all’Ars, i malumori e i segnali al presidente Schifani

giovedì 11 Dicembre 2025

Il vertice di maggioranza chiarificatore non è bastato. La Finanziaria non è ancora in salvo e prima dell’avvio della votazione degli articoli, fissata per martedì 16 dicembre a Sala d’Ercole, il presidente della Regione Renato Schifani dovrà necessariamente trovare la quadra con gli alleati e soprattutto tra le fila di Forza Italia. 

Il clima a Palazzo dei Normanni non è dei migliori. La tensioni si tagliano col coltello e l’aria è pesante, al punto tale da spazzare via la fresca brezza natalizia. Il Natale all’Ars non sarà all’insegna della pace e della fratellanza, ma dello scontro e delle rivendicazioni. Il governatore non dovrà tenere conto solo delle opposizioni, più che mai sul piede di guerra dopo l’intervento nel corso della mozione di sfiducia.

Il rischio, infatti, è quello di perdere il controllo del proprio gruppo parlamentare del quale il governatore è la massima espressione. Sono queste le voci e le indiscrezioni raccolte da ilSicilia.it tra i corridoi e le stanze dell’Assemblea regionale siciliana, e che vedono FI come una vera e propria “bomba ad orologeria“. A confermare il mare in tempesta sono stati alcuni esponenti, anche di spicco, del partito. Gli azzurri “dissidenti” non sarebbero pochi, circa 7 o 8, più o meno la metà, ma tutti e 14, in realtà, coverebbero insoddisfazioni, espresso o meno. Alcuni sarebbero persino pronti a disertare la discussione generale della Manovra.

Atteggiamenti e numeri non nuovi. Basta avvolgere il nastro allo scorso ottobre, con l’approvazione della manovra quater, smembrata a suon di voto segreto e dai circa 17 franchi tiratori. Una formula, quest’ultima, che Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente sarebbero pronti a riproporre, cavalcando l’onda del presunto malcontento.

Ma cosa affligge gli azzurri all’Ars? Primo tra i tanti punti la scarsa voce in capitolo. In quanto partito del presidente, i deputati di FI scalpiterebbero per un maggiore spazio, messi ai margini e sopraffatti, secondo indiscrezioni, dalle volontà e dagli umori degli alleati, in particolar modo i “capricci” di Fratelli d’Italia e Lega. A non essere stato gradito sarebbe anche lo spazio lasciato all’interno della legge di Stabilità alla Democrazia Cristiana, formalmente fuori dalla giunta Schifani dopo le indagini su Totò Cuffaro, e a Sud chiama Nord e al suo leader Cateno De Luca. La posizione del sindaco di Taormina, definita da molti esponenti del centrodestra “ambigua“, non è vista di buon grado: prima le dure critiche a PD, M5S e Controcorrente, poi la vicinanza al centrosinistra e l’appoggio alla mozione di sfiducia al presidente Schifani, infine la decisione di restare in Commissione Bilancio, mentre i colleghi dell’opposizione abbandonavano i lavori. Insomma, per tanti De Luca resta una “scheggia impazzita” e capire come si comporterà nel corso della votazione in aula è impronosticabile.

Altra questione, mai digerita e sempre attuale, sarebbe la presenza in giunta dei due assessori tecnici: Alessandro Dagnino all’Economia e Daniela Faraoni alla Salute. Due deleghe che dovrebbero essere espressione degli azzurri, ma ricoperte da due profili che non sarebbero graditi. Sotto il mirino, attualmente, soprattutto il primo.

All’orizzonte c’è il remake della manovra quater e all’interno della coalizione di centrodestra, oltre FI, non mancano i nodi da sciogliere. Tra i temi ancora in bilico gli ex Pip e i precari storici degli Enti locali. Secondo indiscrezioni, qualora le criticità non venissero superate altri deputati sarebbero pronti a votare “no” alla Finanziaria, esprimendo il proprio dissenso o accodandosi ai franchi tiratori.

Quale futuro attende Forza Italia? Un crocevia importante potrebbe essere rappresentato dall’ispezione del coordinatore nazionale Antonio Tajani, che dovrebbe avvenire a gennaio. Un nuovo incontro, dunque, dopo quello di pochi giorni fa a Roma.

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