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La situazione

Accordo Ue-Mercosur, arriva la firma storica ma gli agricoltori sono in rivolta: la Sicilia dice no

mercoledì 21 Gennaio 2026

In una cerimonia solenne tenutasi nella capitale paraguaiana, sabato 17 gennaio la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presenziato alla firma ufficiale dell’accordo di partenariato tra l’Unione Europea e il Mercosur, il blocco commerciale sudamericano composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

Dopo oltre 25 anni di negoziati tortuosi, l’intesa è stata siglata dal commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič, alla presenza del presidente del Consiglio Europeo António Costa e dei leader dei paesi Mercosur.

Von der Leyen ha descritto l’accordo come un “trionfo geopolitico” in un mondo segnato da protezionismo e tensioni commerciali, sottolineando: “Scegliamo il commercio equo sui dazi, una partnership produttiva sull’isolazionismo“. Ha poi continuato: “Questo è molto più di un accordo commerciale. Dimostriamo al mondo che siamo a favore del dialogo, della cooperazione, del reciproco vantaggio. In campo economico, ambientale, e geopolitico“. Ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo António Costa: “Il nostro accordo non crea sfere di influenza, ma sfere di prosperità condivisa“.

L’accordo, che entrerà in vigore entro la fine del 2026, crea una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coprendo oltre 700 milioni di consumatori e eliminando le tariffe su oltre il 90% del commercio bilaterale.

Per l’UE, si prevede un incremento delle esportazioni verso il Mercosur di circa 23 miliardi di euro all’anno, con benefici per settori come l’industria automobilistica, farmaceutica e macchinari. In cambio, i paesi sudamericani otterranno accesso facilitato al mercato europeo per prodotti agricoli come carne bovina, pollame, zucchero e soia, con quote limitate e introdotte gradualmente per mitigare impatti negativi. L’intesa include anche impegni su sostenibilità ambientale, diritti dei lavoratori e lotta al cambiamento climatico, con un fondo di 6,3 miliardi di euro per supportare l’agricoltura europea in caso di squilibri di mercato.

Tuttavia, l’accordo non è esente da controversie. Critici, tra cui ambientalisti e sindacati agricoli, temono che favorisca la deforestazione in Amazzonia e introduca prodotti con standard sanitari inferiori, come quelli trattati con pesticidi vietati in Europa. Greenpeace ha definito l’intesa una “minaccia per foreste e agricoltori”, accusando l’UE di ignorare i costi ambientali e sociali. Nonostante le clausole di salvaguardia rafforzate, come monitoraggi rapidi e audit sui controlli fitosanitari, l’opposizione rimane forte, specialmente nel settore agricolo europeo.

Agricoltori in rivolta contro la “Concorrenza sleale”

In Sicilia, l’accordo UE-Mercosur è stato accolto con proteste immediate e veementi, che riflettono le preoccupazioni di un’Isola la cui economia ruota attorno all’agricoltura. La regione produce il 70% degli agrumi italiani, oltre a eccellenze come l’olio extravergine DOP, il pistacchio di Bronte, il cappero di Pantelleria e vini come il Nero d’Avola. Questi prodotti, simbolo di un patrimonio culturale e identitario, rischiano di essere schiacciati da importazioni a basso costo dal Sud America, dove le norme su pesticidi, benessere animale e sostenibilità sono meno rigorose.

A Vittoria, in provincia di Ragusa, centinaia di agricoltori si sono radunati il 16 gennaio nei pressi del Mercato Ortofrutticolo con trattori e striscioni, in un presidio organizzato da associazioni agricole e movimenti locali. I manifestanti hanno espresso timori per la salute dei consumatori e la sopravvivenza delle imprese: “L’accordo è una minaccia concreta per l’agricoltura siciliana, con prodotti trattati con glifosato e altri pesticidi illegali in Europa che invaderanno i nostri mercati”.

La mobilitazione fa parte di una serie di proteste nazionali, da Milano a Parma, ma in Sicilia assume un tono particolarmente accorato, dato il peso del settore agroalimentare nell’economia regionale.

Le proteste continuano, con una grande mobilitazione, dove rappresentanti siciliani si sono riuniti a colleghi europei per chiedere al Parlamento UE di bloccare la ratifica. In Sicilia, l’accordo non è solo un trattato commerciale: è una battaglia per l’identità e la sopravvivenza economica dell’Isola.
Mentre von der Leyen celebra “ponti invece di barriere”, i campi siciliani ribollono di rabbia, ricordando che il libero scambio deve essere equo per non diventare sleale.

Cia ieri è volata a Strasburgo con lo sloganMercosur, solo alle nostre condizioni! Vogliamo regole uguali e controlli su tutto“.

L’accordo con il Mercosur non ci soddisfa, sono a rischio 40.000 posti di lavoro per un giro d’affari per la sola zootecnia di Made in Italy di 22miliardi. Noi non possiamo assolutamente accettare queste regole, regole che devono essere reciproche, legate alla produzione, legate a sistemi produttivi, ambientali e soprattutto sanitari. La reciprocità è fondamentale, come fondamentale devono essere anche i controlli, purtroppo i controlli fanno acqua da tutte le parti e noi questo non lo possiamo continuare a permettere“.

Queste le parole del presidente Cristiano Fini. “Quindi siamo qui oggi a manifestare, non solo per gli agricoltori italiani, non solo per gli agricoltori europei, ma soprattutto per i cittadini italiani e europei, stessi standard produttivi, ambientali e sanitari, questo è fondamentale. Il Parlamento europeo ci deve ascoltare“.

Anche la Coldiretti ha dato il suo contributo. “Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo. Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea”. 

Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere.
Questa la posizione di Coldiretti, presente ieri a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal Presidente Ettore Prandini e dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea.
La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo. Se Von der Leyen non garantisce subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale, deve lasciare il suo incarico e abbandonare subito le follie che ad oggi hanno contraddistinto la sua gestione antidemocratica.
La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale.
Coldiretti chiede anche trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione.
La Commissione predica ideologia e impone burocrazia: 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa.
Siamo qui per denunciare la necessità che, partendo proprio dal Mercosur, tutti i prodotti che importiamo in Europa e soprattutto in Italia siano pienamente tracciabili. Noi abbiamo fotografato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire la porta degli inferi: le cose più schifose che arrivano in Italia“.

Non finisce qui. Anche sui social, voci siciliane si uniscono al coro nazionale: post avvertono di rischi sanitari, con agricoltori che invitano a consumare solo prodotti locali per contrastare l’aumento di “prodotti altamente cancerogeni” dal Mercosur.

Nonostante le garanzie ottenute dall’Italia, come quote limitate per importazioni sensibili e un fondo di compensazione, gli agricoltori siciliani temono un “suicidio annunciato”.

L’iter

C’è forse uno spiraglio di luce per gli agricoltori siciliani? La firma non rappresenta la conclusione del percorso, ma solo l’inizio. L’intesa, infatti, si articola in due testi distinti, un accordo di partenariato, che necessita della ratifica di tutti gli Stati membri dell’Unione europea, e un accordo commerciale ad interim, destinato invece a entrare in vigore anche in assenza delle ratifiche nazionali, poiché la politica commerciale rientra nelle competenze esclusive dell’Ue.

Quest’ultimo accordo ha carattere temporaneo e decadrà nel momento in cui il partenariato complessivo sarà operativo. Per la sua entrata in vigore è comunque necessario il consenso del Parlamento europeo e l’adozione di una decisione di conclusione da parte del Consiglio.

Proprio il Parlamento europeo, però, si mostra fortemente critico. Nella giornata di oggi, infatti, gli eurodeputati voteranno una mozione che propone di adire la Corte di giustizia dell’Unione europea per verificare la compatibilità dell’accordo con il Mercosur rispetto ai Trattati Ue.

La proposta gode di un sostegno trasversale e, se approvata, avrebbe l’obiettivo di rinviare il voto finale dell’Eurocamera sull’intesa fino alla pronuncia della Corte.
Secondo i trattati, tuttavia, la componente commerciale dell’accordo può entrare in vigore in via provvisoria anche senza l’approvazione del Parlamento europeo, come ricordato dalla Commissione. Nonostante ciò, l’esecutivo comunitario ha precisato che “l’obiettivo nelle prossime settimane sarà collaborare con i deputati del Parlamento europeo per ottenere il loro sostegno prima del voto di approvazione finale sull’accordo“.

Quindi non ci resta che attendere.

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