In una cerimonia solenne tenutasi nella capitale paraguaiana, sabato 17 gennaio la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presenziato alla firma ufficiale dell’accordo di partenariato tra l’Unione Europea e il Mercosur, il blocco commerciale sudamericano composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Dopo oltre 25 anni di negoziati tortuosi, l’intesa è stata siglata dal commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič, alla presenza del presidente del Consiglio Europeo António Costa e dei leader dei paesi Mercosur.
L’accordo, che entrerà in vigore entro la fine del 2026, crea una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, coprendo oltre 700 milioni di consumatori e eliminando le tariffe su oltre il 90% del commercio bilaterale.
Per l’UE, si prevede un incremento delle esportazioni verso il Mercosur di circa 23 miliardi di euro all’anno, con benefici per settori come l’industria automobilistica, farmaceutica e macchinari. In cambio, i paesi sudamericani otterranno accesso facilitato al mercato europeo per prodotti agricoli come carne bovina, pollame, zucchero e soia, con quote limitate e introdotte gradualmente per mitigare impatti negativi. L’intesa include anche impegni su sostenibilità ambientale, diritti dei lavoratori e lotta al cambiamento climatico, con un fondo di 6,3 miliardi di euro per supportare l’agricoltura europea in caso di squilibri di mercato.
Tuttavia, l’accordo non è esente da controversie. Critici, tra cui ambientalisti e sindacati agricoli, temono che favorisca la deforestazione in Amazzonia e introduca prodotti con standard sanitari inferiori, come quelli trattati con pesticidi vietati in Europa. Greenpeace ha definito l’intesa una “minaccia per foreste e agricoltori”, accusando l’UE di ignorare i costi ambientali e sociali. Nonostante le clausole di salvaguardia rafforzate, come monitoraggi rapidi e audit sui controlli fitosanitari, l’opposizione rimane forte, specialmente nel settore agricolo europeo.
Agricoltori in rivolta contro la “Concorrenza sleale”
In Sicilia, l’accordo UE-Mercosur è stato accolto con proteste immediate e veementi, che riflettono le preoccupazioni di un’Isola la cui economia ruota attorno all’agricoltura. La regione produce il 70% degli agrumi italiani, oltre a eccellenze come l’olio extravergine DOP, il pistacchio di Bronte, il cappero di Pantelleria e vini come il Nero d’Avola. Questi prodotti, simbolo di un patrimonio culturale e identitario, rischiano di essere schiacciati da importazioni a basso costo dal Sud America, dove le norme su pesticidi, benessere animale e sostenibilità sono meno rigorose.
A Vittoria, in provincia di Ragusa, centinaia di agricoltori si sono radunati il 16 gennaio nei pressi del Mercato Ortofrutticolo con trattori e striscioni, in un presidio organizzato da associazioni agricole e movimenti locali. I manifestanti hanno espresso timori per la salute dei consumatori e la sopravvivenza delle imprese: “L’accordo è una minaccia concreta per l’agricoltura siciliana, con prodotti trattati con glifosato e altri pesticidi illegali in Europa che invaderanno i nostri mercati”.
La mobilitazione fa parte di una serie di proteste nazionali, da Milano a Parma, ma in Sicilia assume un tono particolarmente accorato, dato il peso del settore agroalimentare nell’economia regionale.
Mentre von der Leyen celebra “ponti invece di barriere”, i campi siciliani ribollono di rabbia, ricordando che il libero scambio deve essere equo per non diventare sleale.
Cia ieri è volata a Strasburgo con lo slogan “Mercosur, solo alle nostre condizioni! Vogliamo regole uguali e controlli su tutto“.
“L’accordo con il Mercosur non ci soddisfa, sono a rischio 40.000 posti di lavoro per un giro d’affari per la sola zootecnia di Made in Italy di 22miliardi. Noi non possiamo assolutamente accettare queste regole, regole che devono essere reciproche, legate alla produzione, legate a sistemi produttivi, ambientali e soprattutto sanitari. La reciprocità è fondamentale, come fondamentale devono essere anche i controlli, purtroppo i controlli fanno acqua da tutte le parti e noi questo non lo possiamo continuare a permettere“.
Queste le parole del presidente Cristiano Fini. “Quindi siamo qui oggi a manifestare, non solo per gli agricoltori italiani, non solo per gli agricoltori europei, ma soprattutto per i cittadini italiani e europei, stessi standard produttivi, ambientali e sanitari, questo è fondamentale. Il Parlamento europeo ci deve ascoltare“.
Non finisce qui. Anche sui social, voci siciliane si uniscono al coro nazionale: post avvertono di rischi sanitari, con agricoltori che invitano a consumare solo prodotti locali per contrastare l’aumento di “prodotti altamente cancerogeni” dal Mercosur.
Nonostante le garanzie ottenute dall’Italia, come quote limitate per importazioni sensibili e un fondo di compensazione, gli agricoltori siciliani temono un “suicidio annunciato”.
L’iter
C’è forse uno spiraglio di luce per gli agricoltori siciliani? La firma non rappresenta la conclusione del percorso, ma solo l’inizio. L’intesa, infatti, si articola in due testi distinti, un accordo di partenariato, che necessita della ratifica di tutti gli Stati membri dell’Unione europea, e un accordo commerciale ad interim, destinato invece a entrare in vigore anche in assenza delle ratifiche nazionali, poiché la politica commerciale rientra nelle competenze esclusive dell’Ue.
Quest’ultimo accordo ha carattere temporaneo e decadrà nel momento in cui il partenariato complessivo sarà operativo. Per la sua entrata in vigore è comunque necessario il consenso del Parlamento europeo e l’adozione di una decisione di conclusione da parte del Consiglio.
Proprio il Parlamento europeo, però, si mostra fortemente critico. Nella giornata di oggi, infatti, gli eurodeputati voteranno una mozione che propone di adire la Corte di giustizia dell’Unione europea per verificare la compatibilità dell’accordo con il Mercosur rispetto ai Trattati Ue.
La proposta gode di un sostegno trasversale e, se approvata, avrebbe l’obiettivo di rinviare il voto finale dell’Eurocamera sull’intesa fino alla pronuncia della Corte.
Secondo i trattati, tuttavia, la componente commerciale dell’accordo può entrare in vigore in via provvisoria anche senza l’approvazione del Parlamento europeo, come ricordato dalla Commissione. Nonostante ciò, l’esecutivo comunitario ha precisato che “l’obiettivo nelle prossime settimane sarà collaborare con i deputati del Parlamento europeo per ottenere il loro sostegno prima del voto di approvazione finale sull’accordo“.
Quindi non ci resta che attendere.



