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Il report di Vamonos-Vacanze.it

Turismo, spese per viaggi: cresce il divario tra grandi città e aree periferiche, in Sicilia si spende di meno

domenica 25 Gennaio 2026

Il turismo italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione, ma dietro i numeri record di presenze si nasconde una realtà fatta di contrasti economici stridenti. L’ultimo ranking elaborato da Vamonos-Vacanze.it, basato su dati incrociati di Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, scatta una fotografia nitida: la spesa per i viaggi segue fedelmente la geografia economica delle province italiane.

Se da un lato le grandi metropoli del Nord e del Centro continuano a investire somme considerevoli nel tempo libero, dall’altro le aree periferiche e il Mezzogiorno mostrano budget decisamente più contenuti.

In questo scenario, la Sicilia emerge come il caso studio più emblematico, con tutte le sue province collocate nella parte bassa della classifica nazionale.

 

La geografia della spesa: il Nord domina, le metropoli resistono

 

Il divario tra le diverse aree del Paese è netto. Al vertice della piramide della spesa pro capite troviamo Brescia, con una media di 1.750 euro per cittadino. Seguono a breve distanza Aosta (1.731 euro) e Torino (1.725 euro).

Queste cifre non sono casuali: rispecchiano territori con redditi medi elevati e una consolidata abitudine al consumo turistico, spesso orientato verso l’estero o verso servizi di alta gamma.

Secondo le elaborazioni di Vamonos-Vacanze.it, basate su dati Istat, Banca d’Italia ed Eurostat, il fattore discriminante non è tuttavia solo il reddito, ma anche la densità urbana, l’offerta culturale e i diversi modelli di consumo.

Anche le grandi città metropolitane mantengono posizioni di rilievo, confermandosi motori della spesa turistica nazionale:

  • Milano: 1.672 euro pro capite.

  • Roma: 1.600 euro.

  • Bologna: 1.591 euro.

  • Firenze: 1.499 euro.

 

Le 10 province più parsimoniose sono invece: Vibo Valentia (1.105 euro pro capite), Agrigento (1.114 euro), Caltanissetta (1.125 euro), Crotone (1.128 euro), Nuoro (1.130 euro), Trapani (1.136 euro), Ragusa (1.141 euro), Enna (1.147 euro), Oristano (1.165 euro) e Siracusa (1.166 euro).

 

 

Secondo gli analisti di Vamonos Vacanze, in queste aree la spesa può risultare superiore alla media nazionale anche del 40%. I motivi sono molteplici: redditi più alti, una maggiore concentrazione di single (che tendono a spendere di più per singolo viaggio) e una propensione culturale al viaggio internazionale.

All’opposto, valori più contenuti si registrano nelle province interne, nelle aree a bassa densità e nei territori con popolazione più anziana. Qui la spesa media può risultare inferiore del 30%, con una preferenza per viaggi brevi, soggiorni presso parenti e destinazioni nazionali.

“Ma, nonostante le differenze, emerge un elemento comune: anche nelle province a minore spesa cresce la quota destinata ai viaggi rispetto ad altri consumi discrezionali, segnale che il turismo è percepito come un bisogno primario di benessere” concludono gli esperti di Vamonos-Vacanze.it.

 

La classifica siciliana: nessuna Provincia sopra i 1.200 Euro

Mentre il Nord celebra budget vicini ai 1.800 euro, la Sicilia si trova a fare i conti con una realtà molto diversa. L’analisi dei dati rivela che l’isola non è solo distante dai vertici, ma rappresenta quasi interamente il blocco delle province “parsimoniose”.

Nessuna delle nove province siciliane riesce a superare la soglia dei 1.200 euro di spesa pro capite. Ecco il dettaglio emerso dalle tabelle:

  • Messina: 1.199 €

  • Palermo: 1.191 €

  • Catania: 1.191 €

  • Siracusa: 1.166 €

  • Enna: 1.147 €

  • Ragusa: 1.141 €

  • Trapani: 1.136 €

  • Caltanissetta: 1.125 €

  • Agrigento: 1.114 €

Il dato di Agrigento è particolarmente significativo: con 1.114 euro, si posiziona come la penultima provincia in Italia, superata solo dai 1.105 euro di Vibo Valentia. Caltanissetta segue a ruota con 1.125 euro.

Questo significa che un cittadino di Agrigento spende mediamente 636 euro in meno rispetto a un bresciano per le proprie vacanze. Una differenza che non si spiega solo con il costo della vita, ma con una reale contrazione del potere d’acquisto dedicato allo svago.

Analisi del report: perché la Sicilia spende meno?

 

Il tour operator Vamonos-Vacanze.it ha prima sottolineato che il reddito non è l’unico fattore discriminante. Tuttavia, nel contesto siciliano, diversi elementi strutturali pesano come macigni sul budget dei residenti.

La demografia e i modelli di consumo e il costo dei trasporti

Caro Voli

Le province interne della Sicilia, come Enna (1.147 euro) e Caltanissetta (1.125 euro), riflettono perfettamente l’identikit delle aree a bassa densità e con popolazione più anziana. In queste zone la spesa media, abbiamo già detto prima, è inferiore del 30% rispetto alla media nazionale. Qui prevalgono modelli di consumo tradizionali: viaggi brevi, soggiorni presso parenti o amici e una preferenza per destinazioni nazionali facilmente raggiungibili.

Altro elemento importante: Per un residente a Trapani (1.136 euro) o Siracusa (1.166 euro), viaggiare significa spesso affrontare costi di trasporto iniziali molto elevati.

Il “caro-voli” e la carenza di collegamenti ferroviari ad alta velocità rendono la vacanza fuori regione un investimento oneroso già prima di arrivare a destinazione. Questo porta molti siciliani a optare per il turismo di prossimità all’interno dell’isola stessa, che pur essendo meravigliosa, comporta una spesa pro capite registrata inferiore rispetto a un viaggio internazionale.

La struttura familiare: il viaggio è un bisogno primario 

A differenza delle metropoli del Nord, dove il “single urbano” trascina la spesa con viaggi di gruppo o pacchetti tutto incluso, in Sicilia la struttura familiare è ancora molto solida.

Le vacanze di gruppo familiari tendono a ottimizzare i costi, riducendo la spesa individuale pro capite rispetto a chi viaggia da solo o in coppia.

Ma, nonostante i budget ridotti, emerge un dato di speranza. Anche nelle province siciliane più in difficoltà, come Agrigento e Caltanissetta, la quota di reddito destinata ai viaggi è in crescita rispetto ad altri consumi discrezionali.

Un aspetto emerge in particolare per noi siciliani: il turismo è ormai percepito come un bisogno primario di benessere.

I siciliani non rinunciano a staccare la spina, ma lo fanno con una gestione del risparmio più oculata. La vacanza non è più vista come un lusso superfluo, ma come una necessità psicologica, un momento di decompressione indispensabile nonostante le incertezze economiche.

Cosa cambierà nel 2026? Come colmare il Gap Turistico?

Le proiezioni per il 2026 indicano un cambio di rotta interessante. La crescita maggiore della spesa turistica non arriverà più dalle grandi metropoli già sature, ma dalle province medio-piccole. Questo scenario offre un’opportunità unica per la Sicilia.

Il turismo di gruppo diventerà lo strumento chiave per l’accessibilità economica. Grazie alla possibilità di abbattere i costi fissi attraverso viaggi organizzati, anche i residenti delle province con budget più bassi potranno iniziare a esplorare mete prima considerate fuori portata. Città come Messina, Catania e Palermo potrebbero vedere un incremento della spesa turistica proprio grazie a queste nuove modalità di aggregazione.

Inoltre, la crescente digitalizzazione permetterà anche nelle aree interne della Sicilia una maggiore comparazione dei prezzi e l’accesso a offerte “early booking”, contribuendo a una distribuzione più equa della spesa turistica durante tutto l’anno, e non solo nei picchi stagionali di agosto.

La classifica della spesa pro capite ci restituisce l’immagine di un’Italia che ha bisogno di ritrovare equilibrio. Se è vero che Brescia e Vibo Valentia sembrano appartenere a due pianeti diversi, è altrettanto vero che la voglia di viaggiare accomuna l’intero Paese.

Per la Sicilia, gli obiettivi del futuro saranno sostanzialmente due: attrarre turisti con alta capacità di spesa dall’esterno, ma anche mettere i propri cittadini nelle condizioni di poter viaggiare con la stessa facilità di un residente del Nord.

Abbattere le barriere del trasporto e migliorare i redditi locali sono i passi necessari affinché province come ad esempio Agrigento e Trapani non siano più solo splendide mete da visitare, ma anche punti di partenza per viaggiatori con un portafoglio finalmente adeguato ai propri desideri.

La vacanza, in definitiva, rimane il termometro più preciso della salute economica e sociale di un territorio. E nel 2026, la speranza è che questo termometro segni temperature più miti e uniformi su tutta la penisola.

 

Data set completo con tutte le province e città metropolitane: https://sharing-media.com/dataset/260123p.pdf

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