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L'accertamento avverrà il 29 gennaio

Cinquantenne di Partanna (TP) morto in carcere a Sulmona: la Procura dispone un accertamento tecnico irripetibile

sabato 24 Gennaio 2026
Carcere di Sulmona
La procura di Sulmona ha disposto un “accertamento tecnico irripetibile”, per il quale ha nominato il cardiologo Massimo Di Marco, che dovrà procedere all’esame dei tessuti prelevati nel corso dell’autopsia di Rosario Scalia, 50 anni, di Partanna (TP), deceduto la notte dello scorso Natale nel carcere di Sulmona (L’Aquila), dove stava scontando una condanna a 20 anni per concorso nell’omicidio di Salvatore Lombardo.
L’accertamento avverrà il prossimo 29 gennaio, dice l’avvocato della famiglia Scalia, Gianni Caracci, e mira alla scoperta di eventuali responsabilità dell’ospedale e del carcere nella gestione clinica conseguente ad un intervento all’anca avvenuto una settimana prima del decesso.
Dopo la denuncia presentata dai familiari, la procura di Sulmona avviò un’indagine sulla morte di Scalia. Il procedimento è per omicidio colposo a carico di ignoti.

La Cassazione annulla la confisca dei beni

La Cassazione ha annullato, con rinvio a diversa sezione della corte d’appello di Palermo, il provvedimento di confisca dei beni di Rosario Scalia, dove stava scontando una condanna a 20 anni per concorso nell’omicidio di Salvatore Lombardo, il 47enne, pastore con precedenti penali, ucciso con due colpi di fucile il 21 maggio 2009.

Secondo l’accusa, Scalia sarebbe stato il basista dei due killer: Nicolò Nicolosi e Attilio Fogazza. Come mandante, invece, è stato condannato l’imprenditore Domenico Scimonelli, considerato uomo d’onore e legato alla rete mafiosa vicina a Matteo Messina Denaro.

In merito alla confisca dei beni di Scalia (immobili, beni aziendali, conti correnti e depositi a risparmio per un valore complessivo di 180 mila euro), la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Gianni Caracci, che aveva evidenziato, da un lato, l’impossibilità di procedere per equivalente, contestando il requisito della pericolosità sociale, e dall’altro l’esistenza della prova di fonti di reddito lecite.

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