Le aree interne tornano alla ribalta all’interno dell’agenda politica non solo regionale, ma anche nazionale. Un sostegno tracciato e disegno mediante lo stanziamento e l’impiego di fondi, come il Pnrr e il Fesr, ma che fatica a decollare a causa di vulnus che attanagliano i territori, dall’accesso dei servizi all’occupazione. Su queste basi l’assemblea del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro nei giorni scorsi ha approvato un disegno di legge contenente “Disposizioni per la rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, il rafforzamento dei servizi di cittadinanza e la promozione dello sviluppo locale sostenibile”, con l’obiettivo di rendere le aree interne luoghi attrattivi per vivere, lavorare e investire, in un contesto di coesione territoriale e di sostenibilità ambientale.
La fotografia delle aree interne
Territori certamente da non sottovalutare. Basti pensare che rappresentano il 60% della superficie nazionale, accogliendo oltre 13 milioni di abitanti. La Sicilia ha definito undici aree interne (Madonie, Nebrodi, Val Simeto, Calatino, Terre Sicane, Corleone-Sosio-Torto, Troina, Bronte, Mussomeli-Valle dei Sicani, Santa Teresa di Riva-Valli Joniche, Palagonia-Calatino-Sud Simeto), che coprono circa il 40% dell’area regionale, oltre 150 Comuni.
Dallo spopolamento al degrado del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale. Sono questi due di tanti punti presi in esame dal Cnel all’interno del ddl, che punta a “promuovere un modello di governance sussidiaria integrata basata – si legge dal documento del Consiglio – sul coinvolgimento di tutti gli stakeholders nell’ottica del principio di resilienza, prossimità e dialogo sociale, rafforzando allo stesso tempo la capacità di programmazione e progettazione delle amministrazioni locali spesso caratterizzate da una carenza di risorse e competenze per la gestione delle politiche territoriali“.
Le proposte nascono a fronte delle criticità emerse nei cicli di programmazione della Strategia nazionale delle aree interne 2014-2020 e 2021-2027, in materia di disparità territoriali e allocazione delle risorse, di capacità amministrativa e qualità istituzionale, di modello di governance e criticità strutturali, di Pnrr e opportunità per il futuro.
Agricoltura come elemento di rilancio
Un focus importante è rivolto al rilancio dell’agricoltura e in particolar modo ai giovani pronti ad affacciarsi al comparto. L’agricoltura rappresenta, infatti, un motore di sviluppo per questi territori, generando nuove opportunità di lavoro e valorizzando le produzioni locali. Oggi, infatti, l’età media dei conduttori agricoli è di 57,6 anni, con il 38,8% dei capi azienda agricoli che ha più di 65 anni e solo il 13,5% ha meno di 44 anni, mentre gli under 35 rappresentano appena il 4,4% del totale. Le aziende condotte da giovani under 35 sono solo il 3,2%, ma sono quelle che tendono ad avere una maggiore propensione all’innovazione, alla multifunzionalità e all’uso delle tecnologie digitali.
In tal senso sono diverse le opzioni avanzate: la costituzione di una rete nazionale di giovani agricoltori, come luogo di confronto e di formazione; l’istituzione di una clausola sociale che prevede meccanismi di incentivazione per chi si trasferisce o sceglie di restare nelle aree interne; l’accesso al credito ai giovani che non dispongono di propri capitali o beni immobili da porre a garanzie delle banche.
La tenuta delle aree interne si fonda anche sulla riorganizzazione delle filiere agricole, zootecniche ed agroalimentari, legate ad una filiera agro-silvo-pastorale.
Le politiche attrattive
Sgravi fiscali ed eco-incentivi sono i due elementi principali per contrastare lo spopolamento delle aree interne. Tra gli interventi proposti il sostegno all’acquisto o alla ristrutturazione della casa per le giovani coppie, la facilitazione di misure volte a favorire il recupero del patrimonio edilizio pubblico, in particolar modo quello scolastico, e gli incentivi alla ristrutturazione di edifici pubblici e provati destinati ad attività di organizzazioni privati.
In tema di attrattività, una linea di azione è rivolta verso le piccole e microimprese e di cooperative e imprese sociali. Tra le previsioni crediti d’imposta per periodi fiscali limitati, con premialità per giovani, donne e imprese sociali o un analogo supporto per gli ultimi presidi commerciali che resistono nei piccoli Comuni o ancora indirizzato alle start up.
Ampio spazio è dedicato alle possibilità legate alla Zes Unica e all’aggregazione imprenditoriale e all’integrazione tra le filiere. Con riferimento sulle aree interne, due sono le strade ritenute percorribili: quella legata alla filiera agroalimentare e forestale, fondamentale per la cura del territorio, in prima linea contro i cambiamenti climatici e per la tutela della biodiversità; quella riconducibile alla filiera turistica, sempre più spesso collegata a quella agroalimentare e culturale, favorendo così anche politiche di contrasto alla gentrificazione delle grandi città e dei grandi attrattori culturali, distribuendo in modo più sostenibile i turisti anche in aree meno valorizzate e creando nuove opportunità di sviluppo economico.
Altre carte sul tavolo sono: il rientro degli italiani all’estero; lo sviluppo di servizi sportivi innovativi; il potenziamento delle reti associative; la promozione di una strategia nazionale forestale; le università e i lavori di ricerca; lo sviluppo di infrastrutture; la creazione di zone di sperimentazione e d’avanguardia per la telemedicina; il sostegno delle Comunità energetiche rinnovabili.




