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L'audizione

Il grido d’allarme dei commercianti di Niscemi arriva all’Ars: le incognite sul futuro dopo la frana

martedì 10 Febbraio 2026
frana Niscemi
Niscemi

Il dramma delle famiglie di Niscemi, costrette a dover abbandonare le proprie abitazioni, lasciando inesorabilmente alle spalle un pezzo del loro passato e delle loro origini, ha scosso non solo la Sicilia, ma l’intera Italia. Ad attendere risposte sul proprio futuro migliaia di sfollati, ma anche le numerose attività commerciali fantasma. I danni causati dalla frana sono tangibili e saranno messi in luce oggi all’Ars.

III Commissione Attività Produttive
III Commissione Attività Produttive

Le gravi criticità economiche e sociali conseguenti al dissesto idrogeologico che ha colpito il territorio comunale saranno oggetto dell’audizione convocata in III Commissione Attività Produttive, presieduta da Gaspare Vitrano. Attesi tra i banchi della Commissione l’assessore al ramo Edy Tamajo, il sindaco Massimiliano Conti e i referenti del comitato delle attività commerciali danneggiate. A richiedere l’incontro il deputato di Controcorrente Ismaele La Vardera.

Il fenomeno franoso – si apprende dalla richiesta di audizione – ha prodotto danni rilevantissimi alle infrastrutture, alla viabilità ed al tessuto produttivo locale, compromettendo la normale operatività di intere aree e determinando l’interruzione o la forte limitazione delle attività economiche. È emerso, altresì, che numerose attività economiche, produttive e commerciali del territorio risultano gravemente compromesse a causa della perdita o della limitazione degli accessi, della sospensione forzata delle normali attività operative, delle rilevanti difficoltà logistiche e dell’assenza di certezze in merito ai tempi e alle modalità della ricostruzione, nonché alle misure di sostegno economico attualmente disponibili” aggiungendo come la “crisi in atto rischia di compromettere in modo irreversibile un sistema produttivo costruito negli anni con sacrificio, responsabilità e radicamento territoriale, determinando la perdita di imprese sane, posti di lavoro e competenze che rappresentano un patrimonio per l’economia locale e regionale“.

Esattamente una settimana fa, l’assessorato ha approvato l’avviso pubblico “Contributi straordinari per danni causati dal Ciclone Harry“, un aiuto straordinario concesso per l’immediata ripresa delle attività economiche e produttive in Sicilia che hanno subito forti danni. E chissà che l’audizione non possa trasformarsi nell’occasione per studiare e prevedere apposite risorse per i commercianti di Niscemi (CLICCA QUI).

Ad oggi sono sono 1.540 gli sfollati, 1.032 i cittadini interessati alla ricollocazione in un alloggio e 454 le domande di contributo presentate. Ammonta invece a 964 il numero degli interventi di accompagnamento condotti dai vigili del fuoco nelle abitazioni in zona rossa, per consentire ai proprietari di prendere il necessario. Nella giornata di ieri, intanto, sono iniziate le operazioni di recupero nel fronte frana, tra i trenta e i cinquanta metri, mentre domenica sono state completate le operazioni per il bypass stradale tra la sp10 e la sp12. Per la sp11, unica arteria viaria aperta, è stato avviato uno studio preliminare da parte del Libero Consorzio di Caltanissetta, a cui seguirà una vera e propria progettazione con il coinvolgimento di Anas.

Ismaele La Vardera
Ismaele La Vardera

La Vardera, recatosi più volte nel territorio, è stato tra i primi lamentare delle responsabilità politiche, sollevando il caso. Leggerezze e una sottovalutazione del fenomeno che sarebbero evidenti già leggendo tra le righe le criticità segnalate nell’aggiornamento del Piano per l’assetto idrogeologico (Pai) del 2022, firmato dal segretario generale dell’Autorità di bacino del Distretto Idrografico della Sicilia Leonardo Santoro e dal presidente della Regione, oggi ministro alla Protezione civile, Nello Musumeci. Un documento, definito dallo stesso leader di Controcorrente, come “profetico“. Del resto il Comune Nisseno non è nuovo a questi eventi. A distanza di quasi trent’anni la paura e il terrore di perdere tutto sono tornati, soprattutto nei quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio. Nell’ottobre del 1997, l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico“. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, ai 400 sfollati furono offerti 600mila lire al mese, per 13 mesi, come contributo per l’affitto. Nel 2000 48 case e la settecentesca chiesa di Sante Croci furono demolite. Lo stato d’emergenza per quella frana fu più volte prorogato dal Consiglio dei ministri fino al 2007.

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