Droga, esplosivi e armi venduti anche attraverso spedizioni affidate a corrieri inconsapevoli. È il bilancio dell’operazione “Last Delivery” condotta dai Carabinieri, partita dall’Abruzzo e sviluppata su scala nazionale con l’impiego di oltre 250 militari e unità specializzate. Dodici le persone arrestate e 24 le perquisizioni eseguite in diverse regioni.
Sette arresti, tutti in Abruzzo, sono stati eseguiti in attuazione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di L’Aquila su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, mentre altri cinque sono scattati in flagranza, durante le perquisizioni, in Sicilia, Puglia e Liguria.
Nel corso dell’operazione, in Sicilia sono stati sequestrati complessivamente oltre 500 chilogrammi di materiale esplosivo, tra cui 210 a Trapani e 307 ad Aci Catena, oltre a ulteriori quantitativi rinvenuti in altre province. L’inchiesta trae origine dall’arresto, nel 2023 a Penne, di un uomo trovato in possesso di 177 ordigni artigianali e oltre 15 chilogrammi di esplosivo, episodio da cui sono partiti gli approfondimenti investigativi. Le indagini sono ancora in corso. I risultati dell’operazione sono stati illustrati in conferenza stampa dal comandante provinciale dei Carabinieri di Pescara, colonnello Stefano Ranalletta, e da quello della Compagnia di Penne, capitano Alfio Rapisarda.
L’ordinanza cautelare riguarda sette persone ritenute gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti. Cinque sono finite in carcere, due ai domiciliari. Una è residente nell’Aquilano, le altre sei nel Pescarese. Contestualmente sono stati eseguiti 24 decreti di perquisizione su tutto il territorio nazionale.
L’organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è stabilmente strutturata, con un sistema di approvvigionamento e distribuzione della droga nell’area vestina della provincia pescarese.
Uno dei filoni più delicati riguarda l’introduzione di droga all’interno del carcere di Pescara. Le dosi, in gergo “magliette”, sarebbero state recapitate durante i colloqui con l’ausilio di complici esterni, mentre i contatti tra detenuti e affiliati in libertà avvenivano tramite telefoni cellulari clandestini e videochiamate, intercettate nel corso delle indagini.
Quanto alla spedizione di esplosivi, venivano utilizzati indirizzi fittizi, intestazioni di comodo e utenze telefoniche riconducibili a soggetti ignari, con un rischio elevato per la sicurezza dei trasporti.
A Trapani è stato sequestrato un laboratorio artigianale con 210 chilogrammi di materiale esplosivo confezionato in oltre duemila ordigni; ad Aci Catena, nel Catanese, sono stati rinvenuti 307 chili di esplosivo. Tra le transazioni documentate figurano anche ordigni poi utilizzati in due azioni intimidatorie avvenute nel 2023 a Formia e a Roma.
L’indagine nasce dall’arresto in flagranza, nel 2023, di una persona residente nel Pescarese: nella sua casa i Carabinieri trovarono 177 artifizi pirotecnici e 22 colpi di mortaio artigianali, contenenti complessivamente oltre 15 kg di materiale esplosivo. Nella prima fase investigativa erano già stati sequestrati droga, armi clandestine, banconote false e ordigni artigianali ad alto potenziale.




