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Report Resolglass su base SIAPE/ENEA

Edifici e classe energetica in Italia, il 30% degli immobili è obsoleto: in Sicilia le maglie nere sono Ragusa e Siracusa col 36,8%

domenica 5 Aprile 2026

L’Italia del 2026 si presenta come un mosaico frammentato sotto il profilo dell’efficienza energetica. Secondo una recente elaborazione Resolglass su base SIAPE/ENEA, il patrimonio edilizio nazionale rivela una profonda spaccatura geografica che vede la quota di immobili in Classe G oscillare tra il 18,4% e il 37,8% a seconda della provincia.

La Sicilia emerge come una delle aree con le criticità maggiori, ma anche con il potenziale di riqualificazione più elevato.

Sebbene il dato nazionale medio indichi che il 30% degli immobili appartiene ancora alla classe energetica più bassa, la realtà territoriale racconta una storia di tre velocità distinte: il Nord virtuoso, il Centro in transizione e un Sud che fatica a rinnovarsi.

Questa disparità non è solo una questione di sostenibilità ambientale, ma rappresenta un reale rischio economico. Un immobile in Classe G comporta costi energetici elevati e una progressiva svalutazione di mercato, mentre le classi A e B garantiscono competitività e attrattività degli asset.

Nel mosaico energetico italiano delineato dall’elaborazione Resolglass di aprile 2026, la Sicilia occupa una posizione di estremo rilievo, non solo per l’estensione del suo territorio ma per la complessità delle problematiche che il suo patrimonio immobiliare deve affrontare. Andremo ad analizzare questi dati per avere il quadro della situazione siciliana.

 

La Sicilia alla prova dell’efficienza: l’analisi del patrimonio edilizio isolano

 

Analizzando il dataset provincia per provincia, emerge un quadro dove la “fame di efficienza” è palpabile: l’isola si attesta costantemente su livelli di Classe G che superano la soglia critica del 30%, posizionandosi in quella fascia che Enrico Scozzari definisce come l’area a “maggiore concentrazione di edifici energivori”.

La geografia dell’inefficienza: il primato di Ragusa e Siracusa

Se guardiamo alla zona sud-orientale dell’isola, i dati del Libero Consorzio di Ragusa e di Siracusa offrono uno spaccato quasi speculare della difficoltà di transizione. Ragusa, con il suo 36,88% di immobili in Classe G, detiene la maglia nera regionale per quanto riguarda la presenza di edifici a bassissime prestazioni. Qui, la Classe A si ferma a un modesto 7,76%, il valore più basso di tutta l’isola. Questo significa che per ogni casa moderna e sostenibile, ne esistono quasi cinque che disperdono energia in modo massiccio.

Poco distante, Siracusa conferma il trend con il 36,67% in Classe G e il 7,89% in Classe A. In queste province, il peso delle classi intermedie come la F (rispettivamente 13,70% e 14,01%) e la E (13,25% e 13,54%) evidenzia come la maggior parte del costruito sia rimasto ancorato a standard pre-normativi. Si tratta di un patrimonio che, oltre all’impatto ambientale, genera un rischio di svalutazione patrimoniale costante per i proprietari, specialmente in un mercato che presterà sempre più attenzione alle “case green”.

Le Città Metropolitane: i giganti dai piedi d’argilla

Le tre grandi aree metropolitane siciliane — Palermo, Catania e Messina — rappresentano, come sottolineato da Enrico Scozzari, il vero “campo di battaglia” della transizione. È qui che la densità abitativa trasforma il dato statistico in una questione sociale ed economica di massa.

Catania mostra una situazione particolarmente tesa: la Classe G riguarda il 36,38% degli immobili, a fronte di una Classe A che non va oltre l’8,59%. La pressione della domanda energetica in una metropoli così calda e densa rende la qualità dei sistemi vetrati e delle facciate un tema centrale per il comfort abitativo.

Palermo, il capoluogo, registra il 36,02% in Classe G. Tuttavia, il dato palermitano mostra una timida vitalità nelle classi medie: la Classe B raggiunge il 9,84%, un valore che, seppur lontano dai benchmark del Nord, è superiore alla media regionale. Questo suggerisce che nei poli urbani principali stia iniziando una micro-tendenza di riqualificazione, probabilmente spinta dal mercato delle locazioni e del terziario avanzato.

Messina si posiziona come la più “virtuosa” tra le grandi città siciliane, con la Classe G che scende al 35,62%. È un dato che, pur rimanendo alto, si accompagna a una Classe A del 9,00%, la più alta tra i capoluoghi dell’isola. Questo leggero scostamento potrebbe essere indicativo di una ricostruzione o di un rinnovo urbano più recente rispetto alla media siciliana.

Enna, Caltanissetta e Agrigento: crsce la “Classe F”

Spostandoci verso l’entroterra e la costa agrigentina, il panorama non muta radicalmente, ma mostra sfumature interessanti nella distribuzione delle classi intermedie. Caltanissetta presenta una Classe G al 36,65%, quasi identica a quella di Enna e Agrigento, entrambe attestate al 36,30%.

In queste aree, è interessante notare il dato sulla Classe F, che ad Agrigento tocca il 14,17%, uno dei valori più alti della regione. Questo indica una saturazione di edifici che non sono solo “energivori per definizione” (Classe G), ma che hanno subito nel tempo piccoli interventi parziali che li hanno portati appena un gradino sopra l’obsolescenza totale, senza però mai raggiungere un vero salto di qualità. Ad Enna, la Classe A si ferma all’8,08%, mentre ad Agrigento sale leggermente all’8,14%, segnali di una nuova edilizia che fatica a scalfire la dominanza del vecchio involucro.

Trapani: il limite inferiore della regione

All’estremo occidentale, il Libero Consorzio di Trapani chiude il cerchio con la quota di Classe G più bassa della Sicilia: 36,27%. Sebbene questo possa apparire come un risultato positivo nel contesto isolano, il confronto con il resto d’Italia è impietoso: Trapani è comunque oltre 6 punti percentuali sopra la media nazionale del 30% e quasi 18 punti sopra il dato di Trento (18,43%).

Anche qui, la Classe A è confinata all’8,46%, confermando che l’eccellenza energetica in Sicilia rimane ancora una nicchia per pochi eletti.

La struttura del “vuoto energetico” siciliano

 

Un’analisi trasversale di tutte le province siciliane rivela una costante preoccupante: la somma delle classi E, F e G supera quasi ovunque il 60-65% del totale. Questo significa che due case su tre in Sicilia sono “colabrodo energetici”.

  • La Classe E oscilla tra il 13,11% di Messina e il 13,80% di Enna.

  • La Classe F va dal 13,48% di Palermo al 14,17% di Agrigento.

Questa “massa critica” di edifici in classi medio-basse rappresenta il vero potenziale,  come evidenziato nell’analisi tecnica, intervenire sull’involucro edilizio — facciate e vetri — in queste aree può portare a risparmi immediati fino al 14%.

Per una regione come la Sicilia, dove la spesa per il raffrescamento estivo sta diventando una voce di bilancio familiare insostenibile a causa dei picchi di calore, la transizione verso classi energetiche superiori non è più un lusso, ma una necessità di sopravvivenza economica.

Rischio svalutazione e opportunità di mercato

Nelle province con oltre il 36% di Classe G, come Caltanissetta o Ragusa, il rischio di una “svalutazione progressiva” è reale. Gli acquirenti del 2026 sono sempre più consapevoli che un prezzo d’acquisto basso per una casa in Classe G si traduce in costi di gestione altissimi.

Dall’altro lato, la Sicilia ha la più grande opportunità di crescita. Passare dalla Classe G alla Classe A o B attraverso sistemi vetrati evoluti e facciate prestazionali significa non solo ridurre le emissioni, ma rimettere in circolo valore. Se la Sicilia riuscisse a portare la sua Classe G anche solo ai livelli della media nazionale (30%), si parlerebbe di una riqualificazione di migliaia di immobili, con un impatto sul PIL regionale e sul benessere dei cittadini senza precedenti.

Un’Italia a tre velocità: l’anatomia energetica nazionale 

 

L’immagine di un’Italia uniforme sotto il profilo dell’efficienza immobiliare è definitivamente smentita dai dati dell’elaborazione Resolglass di aprile 2026. Se il dato medio nazionale, che vede il 30% degli immobili ancora ancorati alla Classe G, offre una prima misura dell’arretratezza del sistema, la declinazione provinciale basata su dati SIAPE/ENEA rivela una frammentazione profonda, quasi una scissione strutturale tra le diverse aree del Paese. Non esiste una sola Italia energetica; ne esistono molteplici, definite da un gap che oscilla tra il 18,43% delle aree più virtuose e il 37,84% delle zone più critiche.

La tripartizione geografica e i modelli regionali

La mappa energetica del 2026 disegna una chiara tripartizione geografica che ricalca, in parte, le storiche divergenze economiche del Paese, ma con nuove sfumature legate alla capacità di innovazione dell’involucro edilizio:

  1. Il Nord Virtuoso (Classe G 18% – 26%): Le province settentrionali, con l’arco alpino in testa, mostrano la maggiore diffusione di edifici in Classe A e B. Aree come Bolzano e Trento guidano la classifica con una quota di Classe G inferiore al 20%, a fronte di un’eccellenza in Classe A che supera il 21%. Questo successo è il risultato di politiche locali lungimiranti, un mercato immobiliare dinamico e una cultura del costruire orientata all’isolamento termico.

  2. Il Centro Intermedio (Classe G 27% – 32%): Una fascia ibrida dove convivono punte di efficienza e sacche di forte inefficienza. Il Lazio e l’Abruzzo, in particolare, mostrano valori preoccupanti, spesso sopra la media nazionale del 30%, sintomo di un patrimonio edilizio storico e amministrativo che fatica a trovare la via della riqualificazione massiva.

  3. Il Sud e le Isole (Classe G 31% – 37,8%): È qui che si concentra la sfida più ardua. Province come Napoli o regioni come la Calabria e la Sicilia mostrano le quote più elevate di edifici energivori. Il patrimonio risulta più datato e meno riqualificato, con una dispersione termica che non rappresenta solo un danno ambientale, ma un gravoso costo economico per le famiglie.

 

Le metropoli: il campo di battaglia della transizione

Le Città Metropolitane emergono come il vero “campo di battaglia” della transizione.

Milano (24,1% in Classe G) si distingue per una maggiore reattività, sostenuta da investimenti privati e una forte attrattività degli asset. Al contrario, Roma (29,7%) riflette le complessità della capitale, con una forte disomogeneità tra il centro storico vincolato e le periferie in attesa di ristrutturazione. Napoli (36,1%), invece, incarna l’urgenza di un piano d’intervento che parta dall’involucro edilizio per abbattere consumi ormai insostenibili.

Oltre l’ambiente c’è anche il rischio patrimoniale ed economico

L’efficienza energetica è oggi un parametro di competitività economica. Un immobile in Classe G non è solo “poco ecologico”, è un asset a rischio svalutazione. L’aumento dei costi energetici e le direttive europee rendono questi edifici meno appetibili sul mercato, creando una polarizzazione tra immobili di valore (Classi A e B) e immobili destinati a perdere valore progressivamente.

La leva per invertire questa rotta è l’involucro edilizio. Gli interventi su facciate ad alte prestazioni e sistemi vetrati evoluti sono identificati come la soluzione più rapida ed efficace: possono generare una riduzione dei consumi del 14% nel breve periodo, arrivando a un impattante 37% nel lungo termine.

Per colmare questo gap, non è necessario attendere nuove costruzioni. La partita si gioca sull’esistente. L’adozione di questi interventi è la via più rapida per generare valore. In un contesto come quello siciliano, dove l’irraggiamento solare è elevato, l’efficienza dei sistemi vetrati non serve solo a trattenere il calore d’inverno, ma soprattutto a proteggere dal surriscaldamento estivo, abbattendo i costi di condizionamento che oggi pesano enormemente sulla Classe G..

“La transizione climatica si gioca sul patrimonio esistente e sulla qualità dell’involucro edilizio. Il dato nazionale non basta più. È il territorio che determina la reale intensità energetica del patrimonio edilizio. Non esiste una sola Italia dal punto di vista energetico. Ne esistono molte, con differenze profonde nella qualità del patrimonio edilizio e nei livelli di efficienza degli immobili.” dichiara il CEO Enrico Scozzari, ideatore di Resolglass, sulla situazione del patrimonio edilizio italiano:

Che aggiunge: “La transizione climatica si gioca nelle città. È qui che si concentra la domanda energetica e il potenziale di riduzione delle emissioni. Il dato territoriale racconta una realtà molto più articolata rispetto a quella nazionale. Il tema non è solo ambientale, ma patrimoniale: un’elevata presenza di immobili in classe G implica maggiori costi energetici, minore valore di mercato e rischio di svalutazione progressiva”.

“L’Italia è oggi un Paese a più velocità energetiche. Ma proprio questa distanza rappresenta la più grande opportunità: intervenire sul patrimonio esistente significa ridurre le emissioni e generare valore economico”, conclude.

FONTE DATI: I dati su tutte le province e città metropolitane – Resolglass

 

 

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