Il Presidente dell’Inps, Gabriele Fava, traccia la rotta 2026-2028 dell’ente previdenziale: un piano da 3,5 miliardi per abbattere gli affitti, valorizzare il patrimonio e investire in studentati e senior housing.
L’Inps possiede ancora un “consistente patrimonio immobiliare suddiviso in due categorie principali: il patrimonio strumentale, utilizzato per finalità istituzionali e l’erogazione di servizi, e il patrimonio da reddito, destinato alla valorizzazione economica, beni frutto di “acquisizioni dirette, donazioni, lasciti e incorporazioni di Enti previdenziali soppressi”, nonché “quote di fondi di investimento immobiliare, gestiti da diverse Sgr, o di diretta sottoscrizione, o derivanti dal patrimonio di “Enti progressivamente incorporati”.

E, per ciò che consente, “distribuite su tutto il territorio nazionale secondo criteri di prossimità all’utenza e ottimizzazione degl gli immobili strumentali che ospitano le sedi istituzionali dell’Istituto per la previdenza pubblicai spazi”, si tratta di “614 strutture, di cui 199 in proprietà e 415 in godimento a vario titolo”.
È quanto ha affermato il presidente dell’istituto Gabriele Fava, a Palazzo San Macuto giovedì 22 gennaio, nel corso di un’audizione nella commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, in merito all’indagine conoscitiva sulle politiche di investimento e valorizzazione del patrimonio immobiliare.
Il patrimonio immobiliare da reddito dell’Inps, dichiara Fava “è costituito da oltre 23.000 unità immobiliari aventi diversa destinazione (residenziale, commerciale, uffici, box, terreni) distribuite sul territorio nazionale, con elevata concentrazione nel Lazio (55,77%) e in Lombardia (13,56%)”, e “la maggior parte, circa il 70%, proviene dalla retrocessione” di edifici “invenduti nelle operazioni di cartolarizzazione” condotte negli anni passati.
Il piano 2026-2028 dell’Inps prevede dismissioni dirette del patrimonio immobiliare non strumentale “per circa 80 milioni nel 2026 e 70 milioni negli anni successivi”: questo un passaggio del documento che il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha consegnato ed illustrato nella Commissione parlamentare per il controllo sugli Enti gestori di forme previdenziali, che ha iniziato oggi la nuova indagine conoscitiva dedicata agli edifici amministrati dagli Istituti pubblici.
Fra le cifre fornite quelle sul reddito operativo lordo del patrimonio da reddito dell’Inps che “è aumentato da 54,5 milioni nel 2022 a 66 milioni nel 2024, con il reddito operativo netto che è passato da 10,1 a 20,5 milioni nello stesso periodo. Tuttavia, il rendimento finanziario risulta negativo, tenuto conto – si evidenzia – delle componenti finanziarie e gestionali e delle imposte locali (Imu) di legge”.
La gestione del patrimonio da reddito, viene segnalato, “è completamente esternalizzata a Romeo gestioni S.p.A. che è risultato aggiudicatario della gara bandita dall’Istituto per l’affidamento del servizio. Gli interventi di manutenzione straordinaria e riqualificazione effettuati nel 2024 sono stati di circa 1,9 milioni”, si legge, infine, nella memoria.
Un piano da 3,5 miliardi: abbattere gli affitti, valorizzare il patrimonio e investire in studentati e senior housing.
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps) non è solo il pilastro del welfare italiano e il più grande ente previdenziale d’Europa, ma si conferma oggi come uno dei principali attori immobiliari del Paese. Durante l’ audizione presso la Commissione parlamentare di controllo, svoltasi a Palazzo San Macuto, il Presidente Gabriele Fava ha presentato una fotografia aggiornata e dirompente: un patrimonio immenso che, al 31 dicembre 2024, ha raggiunto un valore complessivo di circa 3,5 miliardi di euro.
L’indagine conoscitiva, guidata dal deputato della Lega Alberto Bagnai, ha messo in luce come l’Istituto stia passando da una fase di “inerzia proprietaria” a una di “attivismo gestionale”. Non si tratta più di gestire semplici cespiti contabili, ma di utilizzare “il mattone” come leva strategica per abbattere la spesa pubblica e rispondere alle nuove, pressanti emergenze sociali dell’Italia contemporanea.
La radiografia del gigante immobiliare Inps: tra servizio e rendita
Il patrimonio dell’Istituto è suddiviso in due pilastri fondamentali, con finalità opposte ma complementari. Il primo è il patrimonio strumentale, valutato circa 390,6 milioni di euro, che comprende le 614 strutture destinate agli uffici, alle Direzioni Generali e alle Agenzie territoriali dove viene erogato il servizio ai cittadini.
Di queste, 199 sono di proprietà, mentre ben 415 sono attualmente in godimento a vario titolo, rappresentando uno dei principali centri di costo per l’ente.
Il secondo pilastro è il patrimonio da reddito, un portafoglio di oltre 23.000 unità immobiliari con una destinazione d’uso eterogenea: residenziale, commerciale, uffici, box e terreni. Il valore di bilancio di questo comparto è di 1,125 miliardi di euro. A queste cifre si aggiungono circa 2 miliardi di euro investiti in quote di fondi immobiliari gestiti da SGR (come i3-Inps, Alpha e Aristotele).
Un dato tecnico cruciale emerso dall’audizione è che circa il 70% di questo patrimonio da reddito proviene dalla “retrocessione” di edifici rimasti invenduti nelle complesse e spesso critiche operazioni di cartolarizzazione (SCIP) condotte nei decenni passati.
La guerra agli affitti passivi e il Piano 2026-2028
Uno degli obiettivi più ambiziosi della presidenza Fava è la “razionalizzazione logistica”, ovvero il taglio drastico degli affitti pagati a privati o fondi esterni per le proprie sedi. Attualmente, l’Istituto sostiene un onere locativo lordo annuo di circa 48 milioni di euro.
Particolarmente gravosi sono i contratti legati al Fondo Immobili Pubblici (FIP), nati da esigenze finanziarie statali emergenziali del passato, che da soli pesano per circa 25 milioni di euro l’anno per 26 immobili.
I risultati della nuova gestione sono già tangibili: nel triennio 2021-2024, le spese per locazioni passive sono state ridotte del 36%. Per proseguire su questa rotta, l’Inps ha programmato un Piano Straordinario di Acquisti da 220 milioni di euro tra il 2026 e il 2028 (80 milioni nel 2026, 80 nel 2027 e 60 nel 2028). L’obiettivo è chiaro: acquistare gli immobili strumentali per trasformare un costo d’affitto in un asset di proprietà, stabilizzando la presenza sul territorio.
Parallelamente, il piano prevede dismissioni dirette del patrimonio non strategico per circa 80 milioni nel 2026 e 70 milioni negli anni successivi. Nonostante un reddito operativo lordo in crescita (passato da 54,5 milioni nel 2022 a 66 milioni nel 2024), il rendimento finanziario complessivo rimane tecnicamente negativo a causa dell’enorme peso dell’IMU e dei costi gestionali, una criticità che l’Istituto mira a risolvere attraverso l’esternalizzazione dei servizi (attualmente affidati a Romeo Gestioni S.p.A.) e interventi di riqualificazione straordinaria.
Il focus sulla Sicilia: i dati
La Sicilia rappresenta per l’Inps un laboratorio di estrema complessità e, al contempo, una delle aree geografiche dove la nuova strategia di valorizzazione può generare l’impatto più profondo.
Con una rete di 52 strutture strumentali, l’Isola possiede una delle infrastrutture di servizio più ramificate d’Italia, ma sconta una fragilità gestionale storica: solo 19 sedi sono di proprietà, mentre ben 33 (il 63%) sono condotte in locazione passiva. Questo squilibrio rende la Sicilia la regione prioritaria nel piano di investimenti 2026-2028 per l’acquisto di nuove sedi.
Scendendo nell’analisi delle singole province, emerge un quadro che riflette le diverse velocità dell’economia isolana.
Palermo e Catania: i centri di pressione logistica
A Palermo, cuore amministrativo della regione, l’Inps fronteggia un quadro doppio: l’alto costo degli affitti nel centro storico e la necessità di modernizzare uffici spesso situati in palazzi d’epoca non nati per il pubblico impiego. La strategia per il capoluogo punta all’accorpamento delle funzioni in poli di proprietà, riducendo la dispersione dei dipendenti e abbattendo i costi di manutenzione che oggi risultano frammentati.
Catania, d’altro canto, rappresenta l’hub vitale per la Sicilia orientale. Qui la dipendenza da spazi in affitto è ancora marcata e il piano 2026-2028 prevede l’individuazione di asset strategici da acquisire per stabilizzare la presenza dell’Ente in zone facilmente raggiungibili dall’utenza, garantendo elevati standard di abbattimento delle barriere architettoniche.
Messina e Siracusa: il potenziale per gli studentati
In queste due province, l’attenzione si sposta dal patrimonio strumentale a quello da reddito. Grazie alla forte presenza universitaria e alla carenza di posti letto per i fuorisede, l’Inps ha identificato numerosi immobili invenduti che potrebbero essere riconvertiti in studentati.
Questa operazione permetterebbe di togliere dal bilancio immobili che oggi generano solo tasse e costi di vigilanza, restituendo alla città spazi abitativi a canone calmierato.
Enna, Caltanissetta e Agrigento: la capillarità del servizio
Nelle aree interne della Sicilia, la missione dell’Inps rimane la prossimità. In queste province, dove il valore di mercato degli immobili è inferiore ma il servizio sociale è indispensabile, l’Istituto mira a mantenere la presenza attraverso comodati d’uso gratuito con i Comuni o valorizzando piccoli stabili di proprietà derivanti dagli enti incorporati (come l’ex INPDAP).
L’obiettivo è evitare la desertificazione dei servizi previdenziali in zone già colpite dallo spopolamento.
Trapani e Ragusa: gestione del patrimonio residenziale
In queste due province costiere, l’Istituto gestisce una quota significativa di appartamenti da reddito. Molti di questi asset sono stati inseriti nei piani di vendita tramite aste telematiche gestite dal Consiglio Nazionale del Notariato.
L’obiettivo qui è accelerare le vendite per liberare risorse da reinvestire nella manutenzione delle sedi strumentali, che nel 2024 hanno visto investimenti per soli 1,9 milioni di euro a livello nazionale, una cifra che il Presidente Fava intende incrementare sensibilmente.
Il nodo critico: occupazioni e legalità, investimenti e manutenzioni
Un capitolo doloroso del report riguarda la Sicilia come teatro di tensioni abitative. A livello nazionale si contano 1.913 occupanti senza titolo identificati e 790 abusivi ignoti. Le grandi aree metropolitane siciliane, in particolare le periferie di Palermo e Catania, presentano sacche di occupazione storica che impediscono la vendita o la riconversione degli immobili.
L’Inps sta procedendo con una linea di “fermezza circolare”: da un lato denunce penali e azioni civili per il rilascio dei beni; dall’altro, una costante interlocuzione con le Prefetture per gestire l’impatto sociale degli sgomberi. Recuperare questi immobili non è solo un atto contabile, ma un ripristino della legalità che permette di attivare quei progetti di Senior Housing citati dal Presidente, destinati proprio alle fasce più deboli della popolazione siciliana.

Inoltre il documento consegnato alla Commissione evidenzia che, per il prossimo triennio, la Sicilia sarà destinataria di una quota rilevante dei 153 milioni di euro previsti per gli interventi manutentivi straordinari e l’efficientamento energetico a livello nazionale.
In un territorio geologicamente fragile e con un parco immobiliare spesso datato, questi fondi sono vitali per garantire la sicurezza sia dei lavoratori dell’Istituto che delle migliaia di cittadini che ogni giorno affollano le sale d’aspetto siciliane.
La geografia previdenziale delle regioni italiane
Allargando l’orizzonte oltre lo Stretto, il patrimonio Inps rivela una geografia immobiliare italiana profondamente sbilanciata, specchio delle dinamiche storiche di investimento dello Stato e degli enti soppressi.
Il Lazio: la “regina” del patrimonio Inps
Gestire il “caso Roma” rappresenta per l’Inps un’obiettivo amministrativo monumentale: qui si concentrano le maggiori entrate locative, ma anche le maggiori criticità legate alla morosità e alle occupazioni senza titolo. L’alienazione di immobili di pregio nella capitale è una delle principali fonti di autofinanziamento per il piano di acquisti delle sedi in altre regioni, Sicilia inclusa.
La Lombardia e il dinamismo del Nord
Nelle altre regioni del Nord, come Veneto e Piemonte, il patrimonio da reddito è più contenuto, permettendo all’ente di concentrarsi sulla qualità dei servizi e sulla riduzione delle poche locazioni passive rimaste.
Il Sud: puntare alla riqualificazione
Campania e Puglia presentano scenari simili alla Sicilia: un’alta incidenza di patrimonio residenziale ereditato da operazioni di cartolarizzazione che necessita di importanti interventi di messa in sicurezza.
In queste regioni, la missione dell’Istituto è speculare a quella isolana: trasformare il “mattone pesante” in opportunità sociali, mediando tra l’esigenza di vendere appartamenti per fare cassa e quella di offrire alloggi dignitosi tramite progetti di co-housing.
Verso un futuro di valorizzazione sociale e finanziaria: il mattone come infrastruttura di Welfare
Il Presidente Gabriele Fava ha indicato chiaramente che il futuro del mattone Inps non passerà solo per le vendite, ma per una “visione olistica”. Con il 55% del patrimonio da reddito attualmente libero, l’obiettivo è trasformare questi spazi in risorse vive.
Vogliamo valorizzare il patrimonio per andare incontro ai nostri ragazzi in stato di bisogno e ai nostri anziani”, ha ribadito Fava.
Oltre all’impatto sociale, resta fondamentale la gamba finanziaria. Attraverso i fondi immobiliari come i3-INPS e i3-Silver, l’Istituto ha già ottenuto rimborsi per centinaia di milioni di euro. Il piano per il prossimo triennio prevede nuovi conferimenti di asset per un valore di 300 milioni di euro annui ai fondi gestiti da Invimit SGR, un’operazione che permette di professionalizzare la gestione e garantire rendimenti stabili al sistema previdenziale.
In conclusione, la relazione integrale dell’Inps del 2026 descrive un ente che ha smesso di subire la gestione del proprio patrimonio per diventarne protagonista.
Dal superamento dei contratti FIP alla scommessa sugli studentati in Sicilia, la missione è oggi quella di far fruttare il mattone pubblico. La trasformazione è complessa — ostacolata da burocrazia e occupazioni — ma la rotta è tracciata: trasformare ogni metro quadro di proprietà pubblica in un risparmio per il contribuente e in un servizio per la comunità, garantendo che il patrimonio dei lavoratori italiani torni a generare valore per l’intero sistema Paese.




