Frana di Niscemi, tredici persone indagate dalla Procura di Gela
Redazione
mercoledì 15 Aprile 2026
Svolta nelle indagini sulla frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi (CL): nel corso di un incontro con la stampa il procuratore di Gela Salvatore Vella, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, ha reso noto che 13 persone sono state iscritte nel registro degli indagati.
Procura di Gela
L’enorme smottamento trascinò a valle case e mezzi e decine di immobili rimasero sospesi nel vuoto. Gi sfollati furono circa 1500. Tra gli indagati per la frana di Niscemi ci sono i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026 : Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.
Oltre ai presidenti della Regione (indagati sia in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana, che in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico), sono indagati i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000.
Il contratto si risolse per inadempimento nel 2010. I fondi stanziati, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione.
L’inchiesta
Si suddivide in tre fasi l’indagine della Procura di Gela sulla frana di Niscemi, come ha detto il procuratore Salvatore Vella. La prima ha ad oggetto la mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto impedire o ridurre le conseguenze della frana che a gennaio ha messo in ginocchio Niscemi e che furono stabilite dopo il primo grosso evento franoso del 1997 e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio a tutela degli abitanti .
Nel 1999 fu sottoscritto il contratto di appalto per la realizzazione degli interventi per 12 mln di euro ma nulla fu fatto. Il contratto con l’Ati che si era aggiudicata la gara si risolse nel 2010.
Per questa prima tranche ci sono 13 indagati. La seconda fase riguarderà i mancati interventi sulla raccolta e la regimentazione delle acque bianche e nere che fin da subito sono state individuate come causa dell’innesco del fronte di frana. La terza riguarda la zona rossa, sia quella interessata dalla frana del ’97 che quelle prossime al ciglio già individuate come a rischio molto elevato già nella relazione della commissione nominata con ordinanza della Presidenza del Consiglio.
Gli accertamenti verteranno sui mancati sgomberi e le mancate demolizioni, sul blocco di nuove costruzioni e sulle autorizzazioni di opere che non dovevano essere realizzate. Per le ultime due fasi il lavoro dei pm è appena iniziato.
Gli indagati, sono gli ultimi 4 presidenti Regione, nella doppia veste di commissari di Governo per l’attuazione delle ordinanze di Protezione civile per la mitigazione del rischio della frana e come commissari di Governo contro il dissesto idrogeologico. Iscritti nel registro degli indagati anche gli ex capi della Protezione Civile regionale Calogero Foti e Vincenzo Falgares, e l’attuale capo Salvo Cocina, che erano soggetti attuatori delle ordinanze sulla mitigazione del rischio frana, e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano. Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere finanziate con 12 milioni mai spesi.
Procuratore di Gela: “Negli ultimi 20 anni non è stato fatto nulla”
“Abbiamo finora fatto un importante lavoro di squadra con la polizia e i consulenti che ci ha consentito di aver una visione molto più ampia di un fenomeno complesso che è ancora attivo. L’analisi dei documenti e delle sommarie informazioni fatta con l’aiuto degli esperti sono state utilissime. L’inchiesta si compone di tre fasi. Siamo ancora alla prima da cui emerge che dal 2010, anno di risoluzione del contratto con le ditte che avrebbero dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio frana, per cui erano stati stanziati 12 milioni, all’ultimo evento del gennaio sorso, nulla è stato fatto”.Lo ha detto il procuratore di Gela Salvatore Vella che ha incontrato la stampa per fare un punto sull’inchiesta, che ora conta 13 indagati, sulla frana di Niscemi.
Tra il 1997, anno della prima frana, e il 2009, quando della vicenda si è occupata la prefetta Giannola, si sono succedute diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio. Poi si riuscì a indire un bando di gara per interventi complessivi, ad avere un progetto esecutivo nel 2005, ad aggiudicare la gara per la realizzazione delle opere di mitigazione della frana e nel 2009 si sottoscrisse il contratto di appalto con l’Ati composta dalle ditte Comer costruzioni Meridionali spa e la Edil ter costruzioni srl.
Nel 2010 il contratto si risolse per gravi ritardi delle imprese, nel 2013 a contratto terminato si tentò una anomala transazione. “Poi fino al 2016 non si è fatto nulla se non confermare la risoluzione, cosa del tutto anomala visto che la risoluzione era avvenuta anni prima”,spiega Vella. E l’inerzia si è protratta fino al gennaio scorso.
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