Si sono chiuse alle ore 15:00 le operazioni di voto in Sicilia. Al voto sono andati 71 Comuni dell’Isola con un’affluenza di circa il 59% degli aventi diritto al voto.
Nell’Isola, che ha visto tra gli altri anche tre dei nove capoluoghi di Provincia coinvolti, la posta in palio è decisamente alta. Da un lato un centrodestra spaccato, dall’altro un centrosinistra, o campo progressista, in cerca di una leadership solida, capace di guidare la coalizione verso la competizione più ghiotta: le Regionali del 2027. Ad un anno di distanza, le amministrative si rivelano, così, non solo un terreno di battaglia, ma anche un banco di prova essenziale, in primo luogo per la tenuta del governo regionale, in secondo piano per comprende quanto il campo largo sia disposto e pronto ad estendere i propri confini.
Ecco un riepilogo della sfida elettorale in alcune città andate al voto.
Stravince a Enna Vladimiro Crisafulli.
Il barone rosso, storico dirigente del Pci e poi di Pds e delle altre declinazioni del partito, è stato votato da oltre il 60% degli elettori che si sono recati alle urne. Ha ottenuto quasi il doppio delle preferenze del rivale Ezio De Rose, sostenuto da tutti i partiti del centrodestra che avevano trovato la quadra dopo una lunga e tormentata trattativa pre-voto. Fanalino di coda Filippo Fiammetta che si aggira intorno al 3-4% a spoglio ancora in corso, appoggiato dalla lista Enna Futura-Coordinamento civico per Enna e da Controcorrente, il movimento dell’ex Iena e deputato regionale Ismaele La Vardera. Una vittoria schiacciante quella di Crisafulli nonostante il Pd gli abbia negato il simbolo.
Un problema per il neo sindaco? “No, ha fatto bene, così abbiamo preso tutti questi voti. Perfetto, è andata benissimo”, il commento sferzante. Il segretario dei dem in Sicilia, Anthony Barbagallo, prova a smorzare i toni: “A Enna il dato certo da cui partire è che il centrodestra perde. Ma è anche certamente una vittoria personale di Crisafulli, frutto della sua storia e della sua esperienza politica. A bocce ferme con il gruppo dirigente faremo una attenta valutazione dei risultati di questa tornata di amministrative, sia dal punto di vista generale sia in ogni singolo comune”.
Riconosce la sconfitta De Rose: “Gli elettori si sono espressi e, come sempre in democrazia, il responso delle urne si rispetta senza riserve. Ho telefonato a Crisafulli per congratularmi e augurargli un lavoro proficuo nell’interesse esclusivo della nostra Enna”. Nel comitato elettorale di Crisafulli la festa è cominciata quando, a spoglio in corso, si è capito che il distacco era ormai incolmabile.
“Sapevo di vincere, anzi mi aspettavo di meglio”, il commento ironico a caldo di Crisafulli, secondo cui “è stato tanto il disastro che hanno lasciato questi signori del centrodestra che era evidente che avremmo avuto questo risultato. Ora si costruisce il futuro, abbiamo una grande squadra”. Crisafulli ci aveva provato 11 anni fa a conquistare la fascia tricolore del municipio ma si era dovuto arrendere a Maurizio Antonello Di Pietro, che fu eletto con il sostegno di liste civiche di centrodestra e poi riconfermato cinque anni dopo con l’appoggio di Italia viva e di liste di centrodestra. Dopo dieci anni, dunque, Enna – ritenuta un tempo enclave rossa proprio per l’attività politica del barone rosso, l’artefice della nascita dell’Università Kore di Enna – torna sotto il governo di centrosinistra anche se in un contesto di spaccature interne al Pd. Contrasti sfociati con la scelta della segreteria nazionale che ha negato a Crisafulli l’uso del simbolo. Ma l’ex senatore ha tirato dritto senza battere ciglio, designando come assessori in caso di vittoria due big dei democratici: Maria Stefania Marino, parlamentare nazionale, e Fabio Venezia, deputato regionale e tra gli oppositori più intransigenti della segreteria regionale. E si era smarcato dalle polemiche con una frase perentoria: “A Enna il Pd sono io”. Le urne gli hanno dato ragione con un plebiscito di consensi sui cui adesso le segreterie nazionale e regionale saranno chiamate ad aprire una riflessione nei prossimi giorni anche per sanare le profonde fratture interne al partito siciliano attorno al segretario Barbagallo.
A Messina vince ancora Basile. Centrodestra sbatte contro il movimento De Luca
A Messina le urne hanno premiato Federico Basile, il sindaco uscente rientra a Palazzo Zanca da dove si era dimesso prima della fine naturale del mandato per andare al voto anticipato e tentare con questa mossa di spiazzare gli avversari e ottenere una maggioranza forte in consiglio comunale. Una scelta che si è rivelata vincente.
Basile trionfa a mani basse al primo turno con oltre il 50% a scrutinio ancora aperto, staccando di circa 12-15 punti il candidato del centrodestra Marcello Scurria, giunto secondo. Più in fondo Antonella Russo, che viaggia intorno al 15%, appoggiata dal centrosinistra unito che non sfonda e raccoglie solo le briciole.
“Credo che la città con questo voto abbia confermato il lavoro svolto, non so se è mai successo che un sindaco sia stato eletto per la sua seconda candidatura con una percentuale, che se fosse confermata, dovrebbe essere attorno al 55%, quindi dieci punti di percentuale in più rispetto al 2022. Questo vuol dire che abbiamo fatto bene, nonostante tutto quello che ho vissuto in questa campagna elettorale, la città ha risposto perché abbiamo lavorato per la città”, ha detto Basile abbracciando la figlia nel suo comitato elettorale. Confermando la posizione più volte espressa sulla realizzazione del ponte sullo Stretto: “Si farà, nella misura in cui, in questi anni, è stata fatta la scelta dal governo nazionale che ha deciso di fare quest’opera”.
Ancora una volta il centrodestra, che governa incontrastato da 9 anni la Regione siciliana ma da 14 anni tenta invano di riconquistare la città dello Stretto, è stato costretto ad alzare bandiera bianca, sbattendo contro il muro della ben oliata macchina elettorale di Cateno De Luca. “Svolgerò con rigore il ruolo di consigliere comunale che mi hanno assegnato i cittadini. La campagna elettorale è stata drogata dalle liste di Basile, ma io non farò ricorso. Contrasterò politicamente il sistema De Luca dal mio posto in aula a Palazzo Zanca”, commenta lo sconfitto Marcello Scurria.
Con ben 15 liste in campo, De Luca ha confermato il proprio predominio elettorale nell’estremo versante orientale della Sicilia, anche se deve ingoiare il boccone amaro della sconfitta a Milazzo di Laura Castelli, presidente del movimento che si è dovuta accontentare della seconda piazza ma con un distacco enorme, a conclusione di una campagna voto fatta di veleni. Con la vittoria a Messina, pronosticata alla vigilia con numeri superiori alle previsioni dei sondaggi, De Luca ora si potrà presentare più forte nei tavoli alle trattive con i potenziali alleati per le elezioni regionali e le politiche dell’anno prossimo. Gioco-forza centrodestra e centrosinistra dovranno dialogare con lui e De Luca farà certamente pesare risultato a Messina per fare da ago della bilancia tra le due coalizioni.
Si profila il ballottaggio ad Agrigento, Sodano (centrosinistra) è al 39,9%
Si profila il ballottaggio ad Agrigento tra Michele Sodano appoggiato dal centrosinistra in modo compatto, e al momento in vantaggio, e Dino Alonge, candidato di FdI, Fi, Mpa e Udc: intorno al 39,9% il primo e al 34,19 % il secondo. Lo spoglio va a rilento. Tant’è che il segretario del Pd siciliano, Anthony Barbagallo, parla di “sistema medievale in Sicilia per la gestione e la comunicazione dei dati sulle amministrative”, perché “mentre negli altri comuni del resto d’Italia arrivano i dati sullo spoglio delle schede in tempo reale, ad Agrigento erano stati ufficializzati dati di 2 sezioni su 57 fino al tardo pomeriggio” e “se va bene avremo notizie domani all’alba”. Sodano se dovesse superare la soglia del 40% alla fine dello scrutinio vincerebbe al primo turno come prevede il sistema elettorale per gli enti locali in Sicilia, altrimenti andrebbe al ballottaggio con Alonge. Più staccato Luigi Gentile che ha la metà dei voti dei primi due, sostenuto da Lega-Dc, Nm e Sud chiama nord di Cateno De Luca.
Il risultato dimostra che se il centrodestra si fosse presentato compatto la vittoria sarebbe stata scontata, invece rischia di perdere la guida del municipio amministrato per cinque anni da Francesco Miccichè, espressione della coalizione seppure con liste civiche, mollato a fine mandato per una serie di dissidi interni. Sodano è espressione di Controcorrente, il movimento fondato dall’ex Iena e deputato regionale Ismaele La Vardera che in caso di vittoria incasserebbe il primo risultato per la sua squadra che lo sta affiancando nella sfida lanciata al campo progressista cui ha offerto la propria candidatura per la prossima elezione del presidente della Regione siciliana. Il M5s, che si è presentato senza simbolo ma con candidati nella lista del Pd, punta a entrare in consiglio comunale, obiettivo fallito cinque anni fa non avendo superato la soglia del 5%.
Fuori dai giochi l’outsider è Giuseppe Di Rosa espressione di un’area civica alternativa ai poli tradizionali, sostenuto da due liste: Agrigento amore mio e Liberiamo Agrigento. Centoventi gli aspiranti consiglieri nelle cinque liste collegate a Dino Alonge, 87 quelli nelle 4 liste che sostengono Luigi Gentile. Tre sono le liste a supporto di Michele Sodano con 72 candidati: Controcorrente, Casa Riformista e Pd-Agrigento in movimento. Tra i comuni più piccoli dell’Agrigentino spicca il voto di Raffadali, roccaforte elettorale della famiglia Cuffaro, con Silvio Cuffaro, fratello dell’ex governatore, che ha amministrato per lungo tempo il municipio. A guidare il Comune ora sarà Ida Cuffaro, 27 anni e nipote dell’ex leader della Dc: ha ottenuto circa l’80% di preferenze. “Sono felicissima – commenta – ce lo aspettavamo, avevamo avuto dei sentori durante la campagna elettorale, ma al momento i dati sono sorprendenti”. Dopo Totò e Silvio continua quindi la dinasty politica dei Cuffaro. Ida rappresenta la nuova generazione di una delle famiglie più note della politica siciliana. La figlia di Giuseppe Cuffaro, è laureata in giurisprudenza e madre di tre figli, e lavora come assistente al centro per l’impiego.



